L’albero della pace e i suoi frutti

Già da metà novembre qui in pianura Padana, la maggior parte degli alberi dei giardini e delle campagne sono ormai senza foglie.
Alcuni però attirano lo sguardo decisamente più di altri, perché sono carichi di frutti dal colore acceso.
Sia nei giorni di sole che di nebbia, creano davvero un bel colpo d’occhio!

Se non l’avete ancora capito sto parlando degli alberi di cachi (o kaki).
Questi splendidi alberi dal nome scientifico Diospyros kaki, appartengono alla stessa famiglia dell’ebano.

Il diospiro o kaki è conosciuto anche come loto del Giappone, viste le sue origini orientali.
In Cina e Giappone è una delle piante da frutto di più antica coltivazione.
Viene considerato “l’albero della pace“, perché alcuni alberi di questa specie furono i soli a sopravvivere al bombardamento atomico di Nagasaki del 1945.
In Europa si diffuse in epoca romana, ma durante il XIX secolo la coltivazione crebbe in modo esponenziale.

Nel XX secolo, tuttavia, subì un crollo a causa dei gravi attacchi di parassiti dei suoi frutti.

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Negli ultimi anni l’apprezzamento di questa pianta da frutto è tornata a crescere e le principali coltivazioni intensive a scopi commerciali in Italia si trovano in Emilia Romagna, Campania e Sicilia, ma gli appassionati di kaki sono presenti in tutto il paese, da nord a sud.

Si tratta di un albero di media grandezza, che se lasciato sviluppare può raggiungere i 10 metri di altezza.

Le sue foglie sono caduche, e divengono rosse prima di cadere, in autunno inoltrato.

Il kaki fiorisce a maggio ma non è molto evidente, mentre i frutti che inizialmente si presentano come grosse bacche di colore verde, diventano gialle o arancioni a maturazione, generalmente tra ottobre e dicembre secondo la zona.
La bellezza e le proprietà dei frutti sono spesso il motivo che ne determinato la scelta di coltivazione.
I frutti sono portati dai rami dell’anno, pertanto bisogna tener conto di non potare nel periodo sbagliato.
Il contrasto tra la corteccia scura e la colorazione vivace dei kaki rendono la pianta molto ornamentale nei giardini invernali, oltre ad essere molto apprezzata dagli uccellini selvatici!


Il kaki è una pianta con poche esigenze.
Sebbene sia di origine semitropicale, essendo coltivata da molto tempo, gli ibridatori hanno sviluppato numerose cultivar e portainnesto particolarmente resistenti al freddo.
In questo modo non temono temperature molto basse, fino a -15/-20 gradi e possono essere coltivati in tutta la penisola.
Ne esistono diverse varietà, ma la più comune è la Loto di Romagna.

La messa a dimora ideale avviene in autunno in posizioni soleggiate o comunque molto luminose.
Si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, purché ben drenato.

Per la posa a dimora si deve lavorare bene il terreno, aggiungendo dello stallatico ben maturo ed eventualmente sabbia, per aumentare il drenaggio del substrato.

L’albero di kaki deve essere posto a dimora giovane, e dopo circa 3-4 anni dall’impianto, comincerà a produrre i primi frutti.
Non tollera gli spostamenti a causa delle radici estremamente fragili.

Anche la coltivazione in vaso è sconsigliata.
Inoltre non sopporta la salsedine, quindi non da il meglio di sé coltivato nelle zone di mare.

Necessita di irrigazioni regolari in primavera e in estate, in particolare durante la formazione dei frutti, in special modo nei primi anni dopo l’impianto.
Gli esemplari adulti si accontentano delle piogge, ad eccezzione dei periodi più caldi.
Il kaki generalmente non soffre l’attacco di parassiti o malattie, ma fate attenzione al buon drenaggio per non incorrere nel rischio di marciume radicale o presenza di cocciniglie.
A fine inverno si può concimare interrando alla base della pianta dello stallatico, o del concime granulare a lenta cessione per piante da frutto, e di nuovo in autunno con concime ricco di azoto.

La potatura del kaki è un’operazione piuttosto semplice.
Per effettuarla bisogna attendere la fine dell’inverno, quando le gelate saranno finite, ma la pianta non avrà ancora ripreso la sua attività vegetativa.
Devono essere tagliati tutti i rami secchi, danneggiati dalle intemperie o deboli, e quelli che si intrecciano con altri; la chioma deve essere ben aerata e lasciar filtrare luce sufficiente.
Per favorire la cicatrizzazione dei tagli più evidenti si può applicare l’apposito mastice da potatura.
Anche i polloni che partono dalla base del tronco e che tolgono energia alla pianta senza produrre frutti, devono essere eliminati. Gli interventi di potatura hanno il duplice scopo di mantenere una forma ordinata della chioma, e di garantire una buona produzione di frutti.
La raccolta dei frutti si effettua manualmente, quando sono ancora verdi e sodi.
Purtroppo in quel caso si perde l’effetto ornamentale di fine autunno di cui parlavo prima.

I kaki seguono una tecnica di coltivazione particolare,
Si ripongono in contenitori coperti con un cartone, in luogo fresco e asciutto, insieme ad alcune mele, che neaccelerano la maturazione in atmosfera ricca di ossigeno e a temperatura controllata perché producono etilene.

Durante questo periodo chiamato “ammezzimento” la polpa dei frutti diventa arancione scuro, molto morbida, quasi gelatinosa, dolce e delicatamente profumata, pronta quindi per il consumo.

I frutti raccolti non completamente maturi contengono molti tannini, che li rendono immangiabili, quindi la fase finale è molto importante.

Si tratta di un frutto ricco di potassio, calcio, betacarotene (precursore della Vitamina A), vitamina C e altri sali minerali, con numerose proprietà benefiche, tra le quali il potenziamento del sistema immunitario per combattere raffreddori e sindromi influenzali, azione antiossidante, antinfiammatoria.
Grazie alla buona quantità di fibra ed acqua che contiene ha anche proprietà lassative e diuretiche.
Il suo consumo è consigliato ai bambini e agli sportivi, ma sconsigliato a chi soffre di diabete o ha problemi di obesità.
Si presta ad essere mangiato al naturale o come ingrediente di dolci o marmellate, oppure si può conservare per diversi mesi essicandolo quando non è ancora completamente maturo, in modo da mantenere intatte tutte le sue proprietà organolettiche.
Il sapore e la consistenza particolare della polpa dei kaki non li fa apprezzare da tutti (io sono purtroppo tra questi), ma per ovviare al problema esistono in commercio tipologie alternative, come i kaki vaniglia, dalla polpa soda simile alla pesca.

 

Quello che è certo è che il suo colore porta subito un tocco di allegria in casa!

 

Di Ilaria Benassi

Fonte:http://ilmondoinungiardino.blogspot.it/2013/12/lalbero-della-pace-e-i-suoi-frutti.html#more

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