Una seconda vita del mammut siberiano

мамонт

© Foto: en.wikipedia.org/Mauricio Antón/cc-by-sa 3.0

Quest’autunno in Russia prende il via un esperimento unico. Per la prima volta nella storia gli scienziati intendono clonare un mammut. Lo consentono di fare i tessuti morbidi rinvenuti recentemente e il sangue dell’animale conservatosi nel gelo perenne, sostengono gli specialisti dell’Istituto jakuto dell’ecologia applicata del Nord.

I risultati dell’analisi del sangue e dei tessuti dell’animale devono dimostrare se ciò è possibile. Per il successo dell’intera operazione ci vogliono cellule vive. Nel Nord della Russia sono stati più volte trovati i resti di mammut, ma il materiale adatto non è mai capitato. I resti non contenevano infatti cellule “vive” richieste per la clonazione, ha raccontato a “La Voce della Russia” Semion Grigoriev, ricercatore dal Museo del mammut “Lazarev” presso l’Istituto dell’ecologia applicata del Nord dell’Università federale del Nord-Est.

Il mammut che abbiamo scovato ci infonde grandi speranze. Per lo stato di conservazaione dei tessuti morbidi sono i migliori resti mai capitati nelle mani di scienziati. Vi possono essere cellule vive, in quanto le condizioni di sepoltura erano praticamente ideali. Il mammut cadette in una fossa e fino ad una metà del suo corpo rimase immerso nell’acqua che si congelò rapidamente e da allora non si disgelò mai. Pezzi di carne si sono conservati molto bene, sono di color rosso, vi è anche del sangue liquido accumulatosi e conservatosi nelle cavità nel ghiaccio.

Il lavoro per la rigenerazione del mammut viene condotto a partire dagli anni ’90 del secolo scorso. Tutto è cominciato con il progetto congiunto dei ricercatori del Museo jakuto del mammut presso l’Istituto dell’ecologia applicata del Nord e dell’Università di Kinki giapponese. Poi, dopo una lunga pausa, è stato firmato l’accordo tra l’Università federale del Nord-Est e il fondo sudcoreano “Sooam”. L’anno scorso i giapponesi hanno firmato parallelamente un accordo di cooperazione con l’Accademia delle scienze della Repubblica di Jakuzia.

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La realizzazione del progetto russo-sudcoreano inizierà dopo la sensazione scoperta nelle isole della Nuova Siberia di questo esemplare unico di mammut. Il mammut rinvenuto risale come minimo a 10 mila anni fa, ma gli studiosi ritengono che riusciranno a donargli una seconda vita. Allora sarà possibile l’esplorazione dello stesso, dice Semion Grigoriev:

La prima fase delle ricerche si svolgerà a Jakutsk. Viene creato un laboratorio congiunto per l’esplorazione delle cellule degli animali fossili. La parte coreana fornirà all’università le attrezzature e l’università metterà a disposizione dei ricercatori il locale. In seguito, se saranno conseguiti risultati positivi, l’esperimento si trasferirà a Seoul, in quanto solo i ricercatori locali possiedono l’esperienza e le tecnologie che consentono di clonare il mammut.

Khwan U Suk, che dirige le ricerche dalla parte coreana, è il maggiore specialista del settore. È stato il primo a clonare un cane e nel 2011 ha clonato un lupo e un coyote. Khwan U Suk e i ricercatori russi non si prefiggono affatto di ripristinare la popolazione dei mammut siberiani. A questo scopo bisognerebbe clonare almeno una trentina di vari esemplari, il che è assolutamente impossibile. Se fra 10 o 15 anni si riuscisse a colonarne almeno uno, ciò sarebbe un evento sensazionale ed un immenso colpo di fortuna. “Allora si potrà dire precisamente – dice Semion Grigoriev – se la scienza ha raggiunto quella fase di sviluppo quando possiamo far rinascere le specie estinte”.

Di Elena Kovačič

Fonte:http://italian.ruvr.ru/2013_09_16/Una-seconda-vita-del-mammut-siberiano/

 

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