Notizia bomba: forse scoperto il sepolcro di Alessandro Magno

Fonte Ansa

Straordiario ritrovamento nella regione greca della Macedonia, vicino ad Anfipoli, di un complesso funerario del IV secolo a.C.:una parete lunga circa 500 metri e alta tre. Il tumulo, una sorta di collina artificiale, potrebbe essere una tomba reale, forse appartenente ad Alessandro Magno. Ma l’entusiasmo è stato subito frenato dal ministro della Cultura e dall’archeologa responsabile degli scavi, Katerina Peristeri: “E’ prematuro e azzardato parlare del sepolcro del conquistatore macedone”.
Il ritrovamento nella regione greca della Macedonia di un grande tumulo, ossia una di collina artificiale con la quale si coprivano le sepolture, ha fatto ipotizzare lì la tomba di Alessandro Magno. Il complesso funerario si trova vicino ad Anfipoli, e all’interno è stata scoperta una parete di circa 500 metri. Secondo la Peristeri, il ritrovamento è rilevante, dal momento che si tratta di un complesso funerario del IV a.C.. Sino ad ora però, non si può dire sia niente più di questo.”Ancora non abbiamo cominciato a scavare dentro il complesso, quindi non possiamo dire niente con certezza”, ha argomentato l’archeologa. Alessandro Magno morì nel 323 a.C.in Babilonia. I suoi resti furono deposti in un mausoleo in Egitto, ma dalla fine dell’età Antica si era persi i segni della tomba. Negli ultimi decenni, archeologi e investigatori l’hanno cercata senza esito ad Alessandria, in Uzbekistan e fino al nord dell’Australia.

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Commento di Matteo Riccò
Occorre però fare alcune precisazioni. Sebbene questa tomba potrebbe essere oggettivamente stata destinata ad Alessandro, non ne ospitò mai il corpo. Alla morte di Alessandro (il 10. Giugno del 323 a.C.), questi non aveva dato precise disposizioni per la propria sepoltura. Non casualmente. La morte arrivò improvvisa ed inoltre, secondo la tradizione della dinastia Macedone, la sepoltura del sovrano era parte integrante del complesso rito di legittimazione del re subentrante, che passava per la preliminare accettazione da parte dell’esercito. E da qui cominciamo a capirci.

Per alcuni mesi (a dire il vero, per alcuni anni) Perdicca riuscì a tenere insieme gli eredi di Alessandro, per tramite del ricordo (celeberrime le riunioni in cui i diadochi discutevano di fronte ad un trono vuoto, sul quale erano deposti scettro e corona, quasi come se sul trono ci fosse uno spettro), della salma di Alessandro e dell’erede di Alessandro, Alessandro IV di Macedonia. La cui posizione, per altro, era discussa in quanto (per le leggi macedoni) egli non aveva diritto ereditario ancorché figlio di un erede legittimo (la madre non era infatti greca, ma barbara: ricordiamoci che da un secolo, Alessandro I aveva legittimato la posizione ellenica dei macedoni, e che la legittimità di Alessandro III il Grande nasceva dall’ancor più remota accettazione quale ellenici degli epiroti ergo degli Albanesi, etnia cui la madre Olimpiade apparteneva).

Bene. Nel susseguirsi degli eventi, mentre i Diadochi iniziavano a massacrarsi e ad insanguinare mezza Asia minore, Perdicca si preoccupò di fare imbalsamare alla maniera egiziana il corpo di Alessandro – non solo per omaggiare le manie globalizzanti del macedone, ma anche per guadagnare tempo in attesa della sepoltura. A tale proposito, si aggiunge un dettaglio macabro: le fonti antiche suggeriscono infatti che Alessandro non fosse realmente morto il 10. Giugno del 323 a.C., ma solo all’atto della sua imbalsamazione… colpito da Febbre del Nilo o similare, era entrato in stato di coma cerebrale a causa dell’infezione, il che rende merito della mancata decomposizione del cadavere, che stupì anche gli antichi, e della mancata coagulazione del sangue (che lasciò di stucco gli imbalsamatori).
Torniamo a noi. Da accordi con Antigono Monoftalmo, il plenipotenziario dei sovrani macedoni, e con il fugace successore Cratero (che in realtà non entrò mai in carico) la tomba definitiva di Alessandro si sarebbe dovuta trovare in Macedonia, nella terra originaria della dinastia regnante – sita in prossimità di Tessalonica, città che per altro deve la sua moderna denominazione ad una sorella di Alessandro (altra curiosa storia dell’epoca dei Diadochi), ma non probabilmente a Vergina – sede dell’antica capitale, ma in un sito più nobile. All’epoca, Anfipoli era la città più importante dell’area (città greca DOC, anzi di sangue e diritto ateniese in territorio macedone, una clerurchia ovverosia una colonia di Atene) e quindi è ragionevole che lì fosse predisposto il sepolcro finale.

Quando infine arrivò il momento, Perdicca predispose che il catafalco giungesse in Macedonia dopo una lunga processione cerimoniale che avrebbe dovuto attraversare tutta l’Arché (impero) macedone, sia per legittimare la posizione della dinastia (Alessandro IV era ancora considerato erede designato e nominalmente regnava con lo zio Filippo Arrideo) sia per guadagnare tempo in attesa della decisione finale circa la sua sepoltura. Arrivato in area siriaca, che all’epoca apparteneva amministrativamente all’Egitto, Tolomeo I Sotere si impossessò dalla salma e la trasportò ad Alessandria d’Egitto seppellendola con rito macedone in un sito sotterraneo al cuore della città, il cosiddetto Souma (che in greco antico significa “corpo” ma in macedone significa “sepolcro”), di cui dal terremoto di Alessandria dell’VIII secolo d.C. si sono ampiamente perse le tracce.

In altre parole, il sepolcro di Anfipoli è un monumento eccezionale, è probabilmente ciò che si ritiene che sia – ma è sicuramente un sepolcro vuoto. Così come è sicuramente vuoto il Souma.
Pochi lo sanno, ma i resti di Alessandro furono trafugati in epoca medievale. Da alcuni mercanti. Veneziani.
Sì: i resti di San Marco, come suggerito dalla datazione al carbonio, potrebbero essere del III secolo a.C.
Potrebbero essere quelli di Alessandro il Grande.

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