La corsa per la supremazia scientifica in Antartide
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Anche se l’estrema lontananza da ogni luogo abitato stabilmente fanno apparire l’Antartide come un terra quasi inaccessibile e poco interessante per le normali attività umane, non dobbiamo scordarci che l’ecosistema di un continente esteso ben 14 milioni di chilometri quadrati (ben più dell’intera Europa) è di fondamentale importanza per i delicati equilibri climatologici del pianeta.
E’ di pochi mesi fa la notizia che gli scienziati russi che hanno perforato la coltre di ghiaccio spessa circa 3000 metri per giungere ad esaminare le acque del Lago Vostok, uno dei più misteriosi specchi d’acqua del pianeta, hanno potuto analizzare alcuni batteri sconosciuti, il cui DNA non coincide con nessuno dei batteri fino ad oggi studiati. ![]()
Il lago Vostok, infatti, è prezioso da un punto di vista biologico: le sue acque sono incontaminate come lo erano milioni d’anni fa e lo studio dei suoi batteri potrebbe apportare nuove e utili informazioni alla conoscenza. Gli scienziati russi pensano che alcuni microbi trovati nel lago si siano evoluti ed adattati nel corso dei milioni d’anni per vivere in un ambiente estremo, con alte concentrazioni d’ossigeno.
Secondo alcuni ricercatori indipendenti, i russi potrebbero capitalizzare le loro ricerche sulla composizione chimica del Lago Vostok per poter studiare, in futuro, i satelliti Europa e Enceladus di Giove e Saturno, rispettivamente.
Anche gli Stati Uniti d’America sono attivi nella ricerca in Antartide, più o meno a partire dalla metà del secolo scorso, quando installarono le loro prime basi nel continente di ghiaccio.
Le loro basi più importanti sono due: la Admundsen-Scott, ubicata proprio nel polo sud geografico, e la base McMurdo, ubicata presso l’isola di Ross, non lontano dalle valli secche di McMurdo, dove è ubicato il lago Vida.
In questo lago, che presenta delle caratteristiche estreme, come freddo intenso, altissima salinità e minima luce solare, sono stati trovati dei batteri che hanno potuto riprodursi e sopravvivere in un ambiente isolato.
Il Regno Unito è attivo nella ricerca di vita nei laghi subglaciali, infatti viene riportata la notizia che il British Antarctic Survey sta tentando di accedere al lago Ellsworth nel territorio di West Antartica.
Anche la Repubblica Popolare Cinese è attiva gia da oltre trent’anni nella ricerca scientifica in Antartide. Nel 2009 ha costruito la sua prima base (Kunlun), ubicata nell’interno del continente, a Dome Argus. La base cinese si trova a 4000 metri sul livello del mare, ovviamente sopra una cappa di ghiaccio spessa circa 3000 metri.
Le basi ubicate all’interno del continente sopra la spessa coltre di ghiaccio sono importanti in quanto si possono effettuare studi sul clima del passato, effettuati da scienziati glaciologi e climatoloci.
Negli ultimi anni si è visto un proliferare di basi scientifiche in Antartide. Attualmente vi sono 67 basi appartenenti a ben 30 Stati sovrani.
In teoria, siccome le rivendicazioni territoriali non sono riconosciute internazionalmente, qualsiasi Stato può stabilire una base in qualsiasi luogo dell’Antartide, senza dover chiedere il permesso a nessuno, con il solo vincolo di dover permettere ad osservatori di Stati che hanno firmato il Trattato Antartico (1959), di verificare che l’attività svolta nelle basi non sia militare o mineraria.
In realtà gli Stati Uniti d’America e la Russia, anche se non hanno mai rivendicato nessun territorio antartico, sono i due Stati sovrani che più si sono avvantaggiati dalla firma del Trattato antartico.
Non aver reclamato alcuna terra, infatti, da loro diritto di poter installare basi in qualsiasi punto del continente, mentre per esempio la Norvegia, la Francia e gli altri Stati che hanno avanzato rivendicazioni territoriali (prima del Trattato Antartico), si sono auto-limitati a poter studiare e forse in futuro sfruttare solo le zone da loro ufficialmente rivendicate.
Ma quanto potrà durare questa situazione di continua proliferazione di basi scientifiche in una terra che per il suo status giuridico è “di nessuno” e quindi “di tutti”?
E soprattutto, quanto durerà la proibizione di sfruttare da un punto di vista minerario il continente?
Per ora, data l’enorme estensione del continente più remoto, non vi sono problemi di convivenza tra le varie equipe di scienziati, ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Se poi finisse la proibizione di sfruttare il continente da un punto di vista minerario, cosa potrebbe accadere?
Ed inoltre, è vero che oggi gli osservatori dei vari Stati possono controllare, ma siamo sicuri che in nessuna delle 67 basi è studiata la possibilità di un futuro sfruttamento minerario?
YURI LEVERATTO
Copyright 2013
Fonte:http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=380
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