Scoperta antica “New York” del Canada

Tra il 1500 e il 1530, un villaggio Wendat nei pressi del Lago Ontario in Canada raggiunse dimensioni considerevoli per le popolazioni nordamericane del tempo. La sua estensione e il ritrovamento di alcuni straordinari artefatti lasciano pensare che questo insediamento nativo americano sia stato uno dei più grandi dell’intero Nord America.
Il sito di Mantle, infatti, arrivò ad ospitare oltre 1500 persone in almeno 98 abitazioni scoperte tra il 2003 e il 2005 da un team di ricercatori della Archaeological Services Inc.
Mantle era un tempo un villaggio degli Uroni (Wendat), una popolazione indigena nordamericana che visse in Ontario, Canada, e che incontrò un triste destino a causa degli Irochesi, i suoi acerrimi nemici.
“E’ un momento alla Indiana Jones, è una scoperta decisamente importante” spiega Ron Williamson, archeologo a capo degli scavi nel sito di Mantle. “E’ il villaggio più grande, complesso e cosmopolita del suo tempo. Tutti gli archeologi, quando vedono Mantle, ne rimangono assolutamente stupiti”.
Williamson ritiene che circa 1500-1800 persone abbiano vissuto nel sito, occupando un’area grande quanto Manhattan. Ogni anno, la popolazione di Mantle necessitava di almeno 7.000 pelli di cervo per realizzare vestiti e oggetti di uso comune, costringendo i cacciatori del villaggio a spingersi ad oltre 40 km di distanza dalle loro case.
“Quando si pensa ad un sito come Mantle, 2000 persone e una palizzata enorme attorno alla comunità, la migliore analogia è quella con una città medievale” sostiene Jennifer Birch, ricercatrice della University of Georgia intervistata nel corso del documentario intitolato “Curse of the Axe”, a breve visibile su History Channel.
Nonostante le sue dimensioni, il sito è rimasto nascosto per centinaia di anni per via del legno con cui erano costruite le case, un materiale che non si preserva bene con lo scorrere dei secoli.

Un modello di una longhouse presso il Royal Ontario Museum.CREDITO: Owen Jarus

Non tutte le 98 abitazioni erano utilizzate contemporaneamente: man mano che una casa invecchiava e diventava instabile, la si abbatteva per costruirne un’altra sulle sue fondamenta. Si calcola che, nel momento di massima attività di Mantle, ben 55 case siano state occupate contemporaneamente.
Una casa mostra segni di incendio, ma pare che il fuoco non si sia propagato alle altre abitazioni, nonostante la grande quantità di legno utilizzata per costruire l’insediamento.
Gli Uroni formavano generalmente insediamenti composti principalmente da case lunghe, e abitati da 900-1500 unità distribuite tra una media di 30-40 abitazioni. Ogni 10 anni, le abitazioni wendat più vecchie e parte dei campi coltivati a mais venivano dati alle fiamme, per poi ricostruire l’intero villaggio dalle fondamenta.
Anche la palizzata che circondava il villaggio è una caratteristica comune tra i villaggi Wendat: durante il periodo di continui scontri con gli Irochesi, le scorrerie nei villaggi Uroni erano all’ordine del giorno, e gli scalpi venivano recisi con quotidianità e brutalità.
Le palizzate avevano il compito di creare una comunità chiusa e protetta dalle incursioni dall’esterno.
Fino ad ora sono stati scoperti oltre 200.000 artefatti, tra i quali decine e decine di esempi d’arte antica come maschere umane e raffigurazioni di animali. Lo stile di questi artefatti suggerisce che gli abitanti di Mantle abbiano avutocontatti commerciali non solo con gli europei, ma anche con tutte le Cinque Nazioni Irochesi.
Uroni e Irochesi erano nemici mortali, e il fatto di trovare artefatti prodotti sotto l’influenza irochese all’interno di un villaggio urone sta prograssivamente cambiando il quadro delle antiche popolazioni nordamericane.
Tra gli artefatti scoperti nel sito ci sono anche alcuni oggetti di origine europea, i più antichi mai scoperti in Nord America nella regione dei Grandi Laghi. Alcuni di questi reperti sembrano essere stati le parti fondamentali di un’ascia europea, più vecchia di un secolo rispetto all’arrivo in Canada dei primi esploratori del Vecchio Continente.
L’ascia, sepolta con cura al centro del villaggio, mostra un marchio spagnolo che la collocherebbe nel XVI° secolo, periodo in cui i pescatori e balenieri baschi si spingevano fino alle coste del Labrador.

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