Il global warming e l’estinzione degli uccelli tropicali

Secondo uno studio dell’università dello Utah «con i cambiamenti climatici sono iniziati i problemi per molti uccelli tropicali, soprattutto quelli che vivono in montagna, nelle foreste costiere e le aree relativamente piccole  e il danno sarà aggravato dalla altre minacce come la perdita di habitat, le malattie la concorrenza tra le specie».  Lo studio di Cagan Sekercioglu, un assistente di biologia dell’università Usa, riesamina quasi 200 studi scientifici sull’argomento e verrà pubblicato da Biological Conservation.  Al riesame della letteratura scientifica, finanziato dal Christensen Fund, University of Utah e  National Science Foundation, hanno collaborato anche Rchard Primack, un biologo della Boston University, e Janice Wormworth, una scrittrice freelance e consulente scientifico-ecologica australiana.

Sekercioglu spiega: «ci sono circa 10.000 specie di uccelli in tutto il mondo. Circa l’87% trascorrere almeno qualche tempo nei tropici, ma se si escludono gli uccelli migratori circa 6.100 specie di uccelli vivono solo ai tropici. Già il 12,5% delle 10.000 specie di uccelli del mondo sono minacciate di estinzione, indicate come vulnerabili, in pericolo o gravemente in pericolo dall’International union for conservation of nature (Iucn)». Secondo lo studio, da 100 a 2.500 specie di uccelli “terrestri” potrebbero estinguersi a causa del cambiamento climatico, a seconda della gravità del global warming e della perdita di habitat dovuta allo sviluppo e alla capacità degli uccelli di trovare nuovi siti, dato che l’aumento delle temperature li spingerà verso i poli  o ad altitudini più elevate. Sekercioglu dice che «il numero più probabile di estinzioni di uccelli terrestri, senza ulteriori sforzi di salvaguardia, è di 600 – 900 per il 2100. Gli uccelli sono i perfetti canarini nella miniera di carbone,  una metafora difficile da evitare, per dimostrare gli effetti del cambiamento globale sugli ecosistemi del mondo e sulle persone che dipendono da questi ecosistemi».

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I ricercatori si aspettano che il global warming continui e che porti fenomeni meteorologici estremi più frequenti, come siccità, ondate di calore, incendi, ondate di freddo e tempeste e uragani “eccezionali”. Gli uccelli possono sopportare un aumento della temperatura, ma le condizioni meteorologiche estreme possono distruggere i loro habitat o rendere loro impossibile trovare cibo. Gli uragani tropicali sempre più violenti sono un grosso problema e Sekercioglu ed i suoi colleghi scrivono: «questo riguarda soprattutto le comunità di uccelli tropicali, soprattutto le specie che vivono in habitat costieri e insulari. E’ difficile prevedere come perdita di habitat, malattie emergenti, specie invasive, caccia e l’inquinamento si combinino con il cambiamento climatico per minacciare gli uccelli tropicali, anche se in alcuni casi la perdita di habitat [da agricoltura e sviluppo urbano] può aumentare le estinzioni di uccelli causate dai cambiamenti climatici con una modifica di quasi il 50%. Rispetto alle specie delle zone temperate, che spesso sperimentano una vasta gamma di temperature su base annua, le specie tropicali, in particolare quelle limitate alle foreste tropicali con climi stabili, sono meno propense a tenere il passo con il rapido cambiamento climatico».

Secondo i ricercatori gli studi indicano che il cambiamento climatico ha già causato lo spostamento degli areali di alcuni piccoli uccelli, che sono andati sia verso i poli che a quote più elevate, causando problemi per le altre specie. Il global warming ha permesso ai tucani dal becco arcobaleno delle pianure del Costa Rica di occupare habitat più elevati delle foreste pluviali, dove ora competono per le cavità negli alberi dove nidificano con il raro quetzal, del quale mangiano anche i nidiacei.

Gli uccelli con un metabolismo più lento spesso vivono in ambienti tropicali più freddi, con variazioni di temperatura relativamente basse e possono resistere a una gamma più ristretta di temperatura, quindi sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il cambiamento climatico può diffondere la malaria aviaria portata dalle  zanzare a quote più elevate in luoghi come le Hawaii, dove il parassita della malaria può minacciare specie di uccelli prima non esposte. Stagioni secche più lunghe e meno regolari e le siccità innescate dal global warming potrebbero ridurre le popolazioni di uccelli tropicali che spesso nidificano durante la stagione umida, quando il cibo è abbondante. Sekercioglu dice però che «non tutti gli effetti del cambiamento climatico sono negativi, ed alcune specie potrebbero beneficiare dei  cambiamenti nei regimi delle temperature e delle precipitazioni. Tuttavia, molte più specie non potranno beneficiare dei  cambiamenti climatici». In uno studio del 20008, Sekercioglu e il climatologo Stephen Schneider calcolarono 60 scenari di come i tassi di estinzione degli uccelli tropicali potrebbero essere interessati dalle possibili combinazioni di tre variabili: cambiamento climatico, perdita di habitat e facilità degli uccelli di spostare il proprio areale, cioè di passare ad un nuovo habitat; riprendendo quello studio la nuova recensione dice: «in base alla quantità di perdita di habitat, ogni grado di riscaldamento della superficie può portare a circa 100 – 500 estinzioni di uccelli in più».

L’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) ha previsto un aumento delle temperature globali da 1,1 a 6,4 gradi entro il 2100, cosa che lo studio di Sekercioglu traduce in tasso di estinzione degli uccelli terrestri da 100 specie nello scenario migliore a 2.500 in quello peggiore. Dato che lo scenario attualmente più probabile  è considerato un riscaldamento di 3,5 gradi entro il 2100, sarebbero  circa 600 – 900 le specie di uccelli che si estingueranno per global warming. Si tratta di stime precauzionali, visto che escludono gli uccelli acquatici, che sono il 14% di tutte le specie. Sekercioglu evidenzia che «poiché non vanno lontano, gli uccelli  “sedentari” hanno 5 volte più probabilità di estinguersi nel XXI secolo degli uccelli migratori su lunga distanza».

Lo studio ha determinato che «gli uccelli tropicali di montagna sono tra i più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Le temperature più calde ad altitudini più basse li costringono in habitat a quote più elevate, anche in aree dove queste non esistono, per cui alcune specie degli altipiani si possono estinguere; l’innalzamento del livello del mare prodotto dal cambiamento climatico pone problemi per alcune specie di uccelli tropicali degli ecosistemi costieri e insulari, che stanno scomparendo a un ritmo rapido. Molti di questi ecosistemi sono già stati invasi da specie non autoctone e importate dagli esseri umani.

Gli uccelli delle vaste foreste di pianura con poche montagne, come i bacini del  Rio delle Amazzoni e del Congo, potrebbero avere problemi a trasferirsi lontano o abbastanza in alto per sopravvivere. Gli uccelli tropicali degli ambienti aperti, come la savana, le praterie, subiranno lo spostamento e il  restringimento dei loro habitat a causa della desertificazione e dell’erosione delle terre. L’innalzamento del livello del mare minaccerà uccelli acquatici come i trampolieri, le anatre e le oche che spesso usufruiscono già di habitat limitati, circondati da coltivazioni e città, senza alternative per trovare un nuovo habitat. Gli uccelli tropicali delle zone aride si presume che siano resistenti al caldo ed alla siccità, ma i cambiamenti climatici possono stressare la loro resistenza prosciugando le oasi da cui dipendono.

Per capire meglio e ridurre l’impatto del cambiamento climatico sugli uccelli tropicali, il team di Sekercioglu chiede maggiore ricerca per individuare e monitorare le specie più a rischio, il ripristino dei terreni degradati, il trasferimento di alcune specie nelle aree protette nuove e di ampliare i corridoi biologici in base alle modifiche previste degli areali una specie. «Tuttavia – scrivono i tre ricercatori – questi sforzi saranno solo correzioni temporanee se non riusciamo ad ottenere gli importanti mutamenti sociali necessari per ridurre il consumo, per controllare le emissioni di gas serra e per fermare i cambiamenti climatici. Altrimenti saremo di fronte alla prospettiva di un clima fuori controllo, che non solo porterà ad enormi sofferenze umane, ma innescherà anche l’estinzione di innumerevoli organismi, tra cui gli uccelli tropicali, ma saranno una frazione del  totale».

Fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2014638

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