Autrici alla maturità: perché in 27 anni nessuna donna è mai stata scelta per l’analisi del testo

Autrici alla Maturità: studenti durante la prima prova dell'esame di Stato e dibattito sull'assenza delle scrittrici nelle tracce.

I giorni che precedono l’esame di Stato sono sempre accompagnati da emozioni contrastanti. Per gli studenti rappresentano un concentrato di ansia, aspettative e adrenalina. Per chi ha già vissuto quell’esperienza evocano invece ricordi e nostalgia.

Nonostante il passare del tempo e l’alternarsi delle generazioni, alcune cose sembrano restare immutate. Tra queste c’è un dato che continua a far discutere: la totale assenza di autrici alla Maturità nelle tracce di analisi del testo.

Dal 1999, anno in cui il Ministero ha introdotto questa tipologia di prova, nessuna scrittrice ha trovato spazio nella prima prova dell’esame. Anche nel 2026 la commissione ha scelto autori uomini. Una tendenza che va oltre la semplice statistica e che solleva interrogativi sul modo in cui la scuola rappresenta la letteratura italiana.

Autrici alla Maturità: un’assenza che dura da quasi trent’anni

Quella delle donne assenti dalle tracce della prima prova non è una semplice impressione, ma un dato concreto. Nell’edizione 2026 della Maturità gli studenti si sono confrontati con testi di Cesare Pavese e Vitaliano Brancati. Quest’ultimo compariva per la prima volta nelle prove ordinarie sostenute da tutti i maturandi.

Anche questa volta la selezione ha escluso le voci femminili. La questione assume un significato ancora più rilevante se si considera il peso culturale di molte scrittrici italiane. Basti pensare a Grazia Deledda, che nel 1926 conquistò il Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di una figura centrale nella storia letteraria del Paese.

La sua esclusione, come quella di molte altre autrici, porta inevitabilmente a chiedersi perché la scuola continui a proporre una visione della letteratura che lascia in secondo piano una parte importante del patrimonio culturale nazionale.

Spesso si sostiene che la tradizione letteraria italiana comprenda più autori uomini che donne e che, per questo motivo, la loro presenza nelle tracce sia più probabile. Osservando la storia degli esami emerge però una realtà più complessa. Alcuni nomi compaiono più volte, mentre altri, pur avendo avuto un ruolo significativo nella cultura italiana, non trovano mai spazio nelle prove.

I numeri delle tracce e il peso delle scelte culturali

La statistica mostra che il problema non riguarda soltanto il numero degli autori disponibili. Giuseppe Ungaretti, considerato il principale esponente dell’ermetismo, è comparso ben cinque volte nelle tracce della Maturità. Salvatore Quasimodo, altro grande poeta del Novecento, è apparso invece tre volte.

Di fronte a questi numeri diventa naturale chiedersi che fine abbiano fatto altri protagonisti della letteratura italiana. Umberto Saba, Antonio Fogazzaro, Carlo Emilio Gadda e Dino Buzzati restano assenti dalle tracce, nonostante il loro contributo alla cultura nazionale. Se persino alcuni scrittori uomini trovano poco spazio, il caso delle autrici appare ancora più evidente.

Il punto riguarda soprattutto le priorità culturali e i criteri di selezione. Non conta soltanto rappresentare la letteratura contemporanea o seguire una logica numerica. Conta anche riconoscere il valore di chi ha lasciato un segno nella storia culturale del Paese.

Le tracce della Maturità possiedono un forte valore simbolico. Mostrano agli studenti quali autori siano considerati fondamentali per comprendere un’epoca e la sua evoluzione. L’assenza costante delle scrittrici finisce invece per relegare ai margini voci che hanno contribuito in modo importante al racconto dell’Italia.

Perché le scrittrici italiane restano ai margini dei programmi scolastici

Secondo una delle riflessioni più diffuse sul tema, il problema non nasce dalla mancanza di autrici capaci di raccontare il Novecento italiano. Queste voci esistono e hanno prodotto opere fondamentali. Tuttavia, raramente trovano spazio nei percorsi scolastici.

Molti insegnanti faticano già a completare lo studio di figure centrali come Italo Calvino o Pier Paolo Pasolini. Entrambi hanno contribuito in modo decisivo alla formazione del pensiero moderno. In un contesto simile diventa ancora più difficile inserire ulteriori figure letterarie.

Le donne, che storicamente hanno dovuto conquistarsi con fatica un posto nel panorama culturale, pagano spesso il prezzo più alto. Di conseguenza restano escluse dai programmi e finiscono per essere meno conosciute dagli studenti.

Si crea così un circolo vizioso. Le scrittrici vengono studiate poco. Gli studenti le conoscono meno. Di conseguenza, chi seleziona le tracce tende a prenderle in considerazione più raramente. Eppure la letteratura italiana offre numerosi esempi di autrici che meriterebbero pienamente di comparire alla Maturità.

Le autrici che potrebbero raccontare un’altra parte dell’Italia

Sarebbe stato significativo, proprio nell’anno in cui il Rapporto Reuters ha evidenziato il declino dell’interesse verso l’informazione, proporre agli studenti una figura come Matilde Serao. Fu la prima donna a dirigere un giornale, Il Mattino, che ancora oggi viene pubblicato nel Sud Italia. La sua voce rappresenta una parte importante del giornalismo e della cultura nazionale.

Anche Oriana Fallaci avrebbe potuto offrire spunti di riflessione preziosi. La giornalista ha raccontato la realtà con uno stile diretto e incisivo. Le alternative però non si fermano al giornalismo.

Elsa Morante, Anna Maria Ortese e Natalia Ginzburg hanno segnato profondamente la letteratura italiana del Novecento. Le loro opere continuano ancora oggi a essere lette e studiate.

Negli ultimi anni anche Goliarda Sapienza ha attirato una nuova attenzione da parte del pubblico. I lettori apprezzano la forza e la sincerità con cui ha raccontato la complessità dell’animo umano.

Se si guarda alla poesia, Alda Merini rappresenta una delle figure più amate della letteratura italiana contemporanea. Accanto a lei emerge Patrizia Cavalli, che ha esplorato con sensibilità e profondità emozioni, fragilità e contraddizioni dell’esperienza umana.

Inserire queste scrittrici nelle tracce d’esame non rappresenterebbe una scelta rivoluzionaria. Significherebbe semplicemente riconoscere un patrimonio letterario essenziale, che ha contribuito a raccontare il Paese e che merita di essere conosciuto dalle nuove generazioni.

Conclusione

L’assenza delle donne nelle tracce della Maturità non riguarda soltanto una scelta scolastica. Riguarda anche il modo in cui la scuola racconta la storia culturale italiana.

In ventisette anni di analisi del testo nessuna scrittrice ha trovato spazio nella prima prova. Eppure molte autrici e poetesse hanno lasciato un contributo fondamentale alla letteratura italiana.

La questione va oltre le statistiche. Invita a riflettere su quali voci siano considerate centrali nella formazione degli studenti. Ampliare lo spazio dedicato alla produzione letteraria femminile non significherebbe sostituire gli autori tradizionalmente studiati. Permetterebbe invece di offrire una rappresentazione più completa della letteratura italiana e delle molte prospettive che hanno contribuito a costruirla.

Redazione

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