Piramide di Cheope: la nuova datazione che sfida la storia ufficiale

Vista della Grande Piramide di Giza, protagonista dello studio sulla datazione piramide di Cheope
Una nuova ricerca ha riacceso una polemica destinata a durare nel tempo. Infatti, rimette in discussione la datazione piramide di Cheope con proposte fantascientifiche. D’altra parte, la cronologia classica colloca solidamente il monumento tra il 2580 e il 2560 a.C. Al contrario, alcune nuove ipotesi spingono le lancette del tempo molto indietro. Parliamo di un periodo tra il 37.000 e il 9.000 a.C. Abbiamo ascoltato direttamente l’autore della ricerca. Inoltre, ci siamo confrontati anche con un’esperta per capire la verità. Queste affermazioni sembrano sovvertire i libri di storia.
Per questo, il confronto tra ingegneria e archeologia classica offre spunti interessanti. Così, la scienza affronta le teorie non convenzionali. Tuttavia, la questione richiede un’attenta valutazione delle fonti. Infatti, evitiamo facili sensazionalismi o rifiuti a priori. Alla fine, scopriamo cosa emerge da questo confronto tra appassionati. Senza dubbio, merita un’analisi approfondita.

Il contesto dello studio e la cronologia consolidata

Il cuore della controversia nasce da uno studio pubblicato sull’archivio aperto Zenodo. Innanzitutto, trovi la versione integrale sulla piattaforma Preprints.org. Successivamente, è uscita sulla rivista Strad Research. Tuttavia, questi canali non piacciono all’egittologia accademica. Infatti, non li considerano certificazioni di validità scientifica. La ragione è che mancano dei rigorosi processi di revisione tipici delle riviste di settore. Pensiamo al Journal of Egyptian Archaeology.
Di conseguenza, questo lavoro ridata la costruzione della piramide. La colloca in un tempo molto più antico. Parliamo del periodo tra il 37.000 e il 9.000 a.C. circa. Certamente, un salto temporale lascia molti studiosi perplessi. Per questo, abbiamo contattato l’autore dello studio, Alberto Donini. In pratica, è un ingegnere con una grande passione per l’Antico Egitto. Inoltre, abbiamo sentito anche un’esperta del settore. Parliamo dell’egittologa Corinna Rossi del Politecnico di Milano.
Dunque, la cronologia ufficiale dell’antico Egitto deriva da studi coordinati. Include reperti archeologici e analisi del carbonio 14. Oltre a questo, considera anche fonti scritte e dati astronomici. Attualmente, esistono oltre ottanta piramidi in Egitto. Tuttavia, più si va indietro nel tempo più esiste incertezza. Per le piramidi di Giza oscilla di un centinaio di anni al massimo. Nello specifico, la costruzione ufficialmente stimata va dal 2580 al 2560 a.C.. Avviene durante il regno del faraone Cheope. Cioè, lo conosciamo anche come Khufu.
In sintesi, questo apparato di dati rappresenta il punto di partenza. Infatti, qualsiasi nuova teoria deve confrontarsi con questi elementi. Poiché, la comunità scientifica internazionale richiede prove solide. Alla fine, secoli di ricerche hanno incrociato diverse discipline. Così, otteniamo un quadro temporale coerente. Tuttavia, risulta difficile da scalfire senza prove schiaccianti.

Il metodo dell’erosione relativa proposto da Donini

Donini propone un metodo alternativo di datazione. Innanzitutto, lo ha ideato e ha battezzato metodo dell’erosione relativa. Nello specifico, usa il rapporto fra due erosioni in uno stesso tipo di roccia. Che si sono verificate nel medesimo luogo. Quindi, si confronta una erosione con data conosciuta. Un’altra ha una data da determinare. Di conseguenza, calcola l’età della posa del blocco considerato. In pratica, leggiamo un orologio naturale che la natura ha scolpito nella pietra.
Tuttavia, l’idea di fondo è che l’erosione sia lineare. Aumenta con il tempo. Per questo, le rocce più antiche sarebbero più erose. Quelle più moderne lo sarebbero meno. Inoltre, l’erosione-base considerata riguarda le pietre sottostanti. Un rivestimento le ha coperte per circa 675 anni fa. Dunque, rappresenta un punto di riferimento temporale cruciale.
Alla fine, questi calcoli hanno portato Donini a stimare una probabilità del 68,2%. La piramide di Khufu sarebbe stata edificata tra il 36.878 a.C. e l’8.954 a.C. Questo approccio tecnico utilizza parametri fisici osservabili. Così, deduce il passare del tempo in modo indipendente dai testi storici. Tuttavia, l’applicazione su strutture millenarie che sono esposte agli agenti atmosferici introduce variabili complesse. Per questo, dobbiamo valutarle attentamente. Infatti, confrontiamole con le metodologie standard dell’archeologia tradizionale. Servono per stabilire l’età del monumento egizio.

Il dibattito scientifico sulla validità delle ipotesi

La domanda che tutti si pongono riguarda la validità scientifica. Tuttavia, le risposte degli esperti non tardano ad arrivare. Rossi afferma di avere diversi dubbi. Infatti, spiega che l’erosione non è mai un criterio particolarmente affidabile. Non è costante né nel tempo né nello spazio. La ragione è che dipende da troppi fattori ambientali variabili. D’altra parte, Donini riconosce questo limite. Dedica una sezione dello studio ai fattori di incertezza. Così, dimostra trasparenza sulle debolezze del proprio modello.
In realtà, non può dire con sicurezza che la piramide ha 25.000 anni. Tuttavia, la datazione media deriva dalle misure e dai calcoli. Di conseguenza, datazioni molto diverse diventano sempre più improbabili. Allontanandosi da quella data le probabilità scendono. Invece, Rossi ribatte sulle basi delle piramidi di Giza. La sabbia e i detriti le coprivano. Infatti, l’area è diventata zona turistica solo recentemente. Per questo, la teoria dell’erosione differenziata non sta in piedi. Esiste un semplice motivo fisico di protezione naturale.
Tuttavia, Donini sostiene che i media hanno frainteso il suo studio. Hanno pubblicato il risultato medio dei suoi calcoli. Parliamo di 25.000 anni. Invece, lui vuole mettere l’attenzione sull’ordine di grandezza statistico. Secondo lui, il faraone avrebbe fatto restaurare la struttura. Le analisi del carbonio 14 sulla malta organica non sarebbero attendibili. La ragione è che chi ha ristrutturato ha inserito la malta nelle crepe. Rossi dice che non la usavano regolarmente tra i blocchi. Tuttavia, non escludono l’uso per sistemare piccoli problemi. Aggiunge non esiste alcuna evidenza storica che supporti la teoria del restauro. Infatti, esiste un solido apparato scientifico di dati. Indica una sequenza logica e cronologica precisa. Alla fine, include la Grande Piramide di Giza.

La funzione delle piramidi tra tombe e misteri

Oltre alla cronologia, c’è il mistero dello scopo. Infatti, eressero questi colossi per un motivo preciso. Dunque, rappresenta un altro terreno di scontro fondamentale. Innanzitutto, Donini avanza un’ipotesi controversa. Le piramidi non fossero delle tombe. Afferma che nessuno è arrivato a capire la loro funzione reale. Inoltre, si definisce scettico per natura. Tipico degli ingegneri. Infatti, non crede se non ha prove. Non dice quale funzione potrebbero aver avuto. Tuttavia, sostiene sicuramente non erano tombe.
Nello specifico, non le costruirono per rappresentare le stelle. Non servivano per stoccare il grano. Neanche per nascondere tesori. Inoltre, non avevano scopi rituali o religiosi. Non erano macchinari per produrre energia. Neanche servivano per rendere più longevo il faraone. Così, esclude così tutte le teorie più popolari. Invece, Rossi al contrario non ha dubbi. Afferma che le piramidi sono tombe. Punto e basta. Infatti, si basa su evidenze archeologiche concrete.
Nello specifico, nascono dall’evoluzione della forma a mastaba. Sono strutture tronco-piramidali delle prime sepolture. Dunque, mostrano una continuità architettonica chiara. Nell’Antico e nel Medio Regno erano un simbolo reale. Inoltre, dal Nuovo Regno le utilizzarono anche i privati. Le misero sopra le loro tombe e cappelle. Per esempio, lo vediamo a Deir al-Medina. Lo vediamo lungo la riva occidentale del Nilo. Fronte Luxor e anche a Saqqara. Infatti, le prove sono visibili a occhio nudo. Alla fine, la divergenza sulla destinazione d’uso del monumento riflette distanze interpretative.

Conclusione

La storia è molto più complessa di quanto ci hanno insegnato. Infatti, Donini lo afferma chiaramente. L’archeologia ufficiale non accetterà le datazioni citate. Tuttavia, ritiene importante verificare le prove di ogni ipotesi. Dunque, bisogna agire senza preconcetti. Invece, Rossi parla di un sistema coerente. Ogni tassello dialoga con gli altri. Così, formano un mosaico che non può essere ignorato.
In sintesi, accogliamo chiunque nel proporre nuove teorie. Tuttavia, non basta misurare o calcolare l’erosione di una pietra per smantellare due secoli di egittologia. La scienza si basa su mille verifiche incrociate. Alla fine, il dibattito sulla datazione piramide di Cheope rimane aperto. Chi cerca nuove spiegazioni si scontra con chi difende il metodo scientifico. Dunque, il pubblico valuta le prove. Infatti, la questione tocca il modo in cui comprendiamo il nostro passato. La scienza rivede le proprie certezze. Presentano dati nuovi. Tuttavia, possono sembrare controversi.

 

Redazione

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