Il pulcino Hoatzin:caratteri reversivi,omologhi o un’eccezione evolutiva convergente?

Lo strano pulcino Hoatzin ha caratteri   reversivi da paraviano mesozoico? O la sua manualità ontogenica è un tratto sinapomorfico ereditato da un ancestrale ?

Sicuramente l’elemento che balza agli occhi è la caratteristica non atrofica  dei primi digitali  manuali  del pulcino  tropicale Hoatzin, detto anche ”uccello rettile”, e che riconduce la memoria  agli antichi fasti avialani mesozoici dei teropodi paraviani non aviari nei quali la  funzionalità manuale  era simile. Anche se l’atrofia ungueal manuale  compare nel corso della sua evoluzione ontogenetica ripristinando il classico complesso funzionale aviale e abbandonando il quadrupedismo, non si può  non pensare all’Archaeopteryx, o alle sue forme ”affini” di transizione o precendenti, rivalutando l’ anomala capacità funzionale di quadrupedismo arboricolo in un pulcino del tardo Olocene come possibile fenomeno di omoplasia reversiva ricomparsa lungo una qualche linea dei dinosauri (para) aviani e riconsolidando e riconsolidatosi come un tratto del medesimo taxon originario. Ma c’è un problema che ostacola tale assunto: per postulare una condizione di ”fossile vivente” come ipotizzato da qualcuno, bisognerebbe però inserire Hoatzin lungo la stessa linea filetica di Archaeopteryx et affini,  con le medesime caratteristiche. I fossili viventi sono specie animali o vegetali rimaste quasi immutate nel corso dei milioni di anni.

Illustrazione schematica di un pulcino di hoazin che nuota.

Quindi per definizione devono condividere antenati ancestrali diretti della stessa linea filetica come lo sono i pesci celacanti. Essendo una contiguità biologica e filogenetica sappiamo però che l’evoluzione è a cespuglio e non  una linea retta. L’Hotzin non ha  antenati con le sue stesse caratteristiche quadrupediche e arboricole note, e quindi sarebbe bene derubricare la sua posizione  e non considerarlo come fossile vivente.  Possiede inoltre, sempre e solo  nello stadio immaturo,  capacità tendenziale di pronazione manuale, carattere assente o blando in tutti gli altri teropodi, viventi o estinti a causa della geometria piatta dell’osso  radiale che impedisce la sovrapposizione della superficie radiale del capitello sull’incisura radiale dell’ulna, ostacolando la pronosupinazione della mano. Le ali si muovono in modo alternato, piuttosto che sincrono, durante l’arrampicata, dove gli artigli di un’ala si agganciano a un ramo e si flettono per tirare il corpo verso l’alto.

La tentazione di postulare un simile scenario è però forte, come è forte pensare a un  possibile legame  a una condizione di sviluppo omoplastica parallela. Ma anche l’omoplasia reversiva impone un tratto che sia già stato presente in un gruppo ancestrale. E non è il caso dell’Hoatzin.  Si ricordi ad esempio Scansoriopteryx, un paraviano presunto arboricoIo del Calloviano/Kimmeridgiano ( 165-156  M.A) munito di un terzo dito ipertrofico con  funzione  di  sostegno  delle ali. Oppure ancor  di più Anchiornis dotato di  un secondo dito allungato e  ”fuso” con il terzo. Le prove però che attestino una simile realtà di contiguità prenso/manuale mancano.  Accantonando l’idea di una possibile derivazione filo ontogenica lungo la linea aviale paramesozoica, si potrebbe trattare  di una predisposizione di convergenza  che non ha nessun collegamento con un antenato dinosauriano implicante simile affinità intrinseca, e che si stabilisce come elemento puramente isolato in un contesto non ancestrale derivato non sinapomorfico. Sappiamo che gli uccelli moderni hanno perso la manualità ungueale prensile  a discapito di un più marcato  sostegno al volo, nonostante non tutti  abbiano perso completamente gli ungueali ( struzzi, rallidi), pur non essendo funzionali alla presa. Hoatzin pulcino presenta due ungueali ( artigli)  funzionali ed è in grado di arrampicarsi sugli alberi in forma quadrupededica. L’intero arto è locomotorio e presenta una certa dinamicità prensoria.  Condizione questa che però sparisce durante l’evoluzione ontogenetica, riformando il tipico assetto manuale di atrofia prensile degli uccelli, con evoluzione del pollice in alula. Il fatto che sparisca mi fa certamente pensare a un fattore contingente derivante da  un’eccezione evolutiva più che a una   omoplasia reversiva o omologia. Implementare le ricerche inferenziali mesocenozoiche potrebbe servire ad approfondire meglio i fattori di discendenza o di semplice convergenza, per avere un quadro più completo.

Studio di Vincenzo Tufano

Fonti:

vwww.researchgate.netv

vwww.science.orgc

Redazione

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