Giri sugli asini a Santorini: perché il divieto per i turisti in sovrappeso non risolve il problema

Giri sugli asini a Santorini, asini utilizzati per il trasporto turistico lungo i gradini del porto di Fira

Ogni tanto riappare, rimbalza sui social e viene rilanciata come se fosse una scoperta recente. La storia del presunto divieto dei giri sugli asini a Santorini per i turisti in sovrappeso torna ciclicamente, accompagnata da titoli indignati e commenti stupiti. In realtà non c’è nulla di nuovo. La norma a cui si fa riferimento risale al 2018 e introduce un limite di peso per chi sale sugli animali.

Il punto, però, è un altro. A distanza di anni, quella regola non ha affrontato il problema alla radice. Il fatto stesso che la notizia venga riproposta come se fosse attuale dimostra che lo sfruttamento degli asini sull’isola non è mai stato davvero risolto. Quella che all’epoca venne presentata come una svolta a tutela degli animali si è rivelata una misura parziale, utile più a placare le polemiche che a cambiare concretamente la situazione.

Una norma che regola lo sfruttamento senza eliminarlo

La normativa introdotta nel 2018 stabilisce che gli asini impiegati per il trasporto turistico non possano portare persone oltre i 100 chilogrammi, o comunque superiori a un quinto del loro peso corporeo. Sulla carta sembra una decisione ragionevole, un compromesso tra tutela animale e interessi economici legati al turismo.

Nella pratica, però, questa regola non ha modificato la sostanza delle cose. Gli asini continuano a essere utilizzati ogni giorno per accompagnare i visitatori lungo i ripidi gradini che collegano il porto di Fira al centro storico: un percorso faticoso, affrontato più volte al giorno, spesso sotto il sole estivo e con temperature elevate.

Che il carico sia di 100 o 120 chili incide poco sulle condizioni fisiche dell’animale. La fatica cronica, le piaghe causate dai finimenti, lo stress continuo sulla colonna vertebrale e il rischio di disidratazione restano invariati. Il limite di peso non ha eliminato queste criticità: ha semplicemente reso il trasporto con animali più regolamentato e, di conseguenza, più facile da difendere. La pratica non è stata abolita, ma normalizzata.

Il video virale e una risposta arrivata troppo tardi

Nel luglio del 2018 un video fece il giro del web mostrando turisti britannici obesi in groppa ad asini visibilmente sofferenti, con ferite evidenti sulla schiena e segni di gravi problemi fisici. Quelle immagini provocarono un’ondata di indignazione internazionale. Le associazioni animaliste denunciavano da anni la situazione, ma fu solo dopo quel filmato che le autorità greche decisero di intervenire.

Tra le voci più critiche ci fu PETA UK. La direttrice dell’organizzazione, Mimi Bekhechi, sottolineò come la nuova normativa fosse insufficiente: anche con limiti di peso, gli asini potevano continuare a trasportare persone adulte su centinaia di gradini, più volte al giorno. Dopo il clamore mediatico iniziale, l’attenzione calò rapidamente e la pratica proseguì quasi senza cambiamenti. Il fatto che oggi la notizia torni ciclicamente dimostra quanto quella risposta sia stata tardiva e incompleta.

Tradizione, turismo e un’industria che normalizza la sofferenza

Con il tempo, gli asini sono diventati uno dei simboli più riconoscibili dell’isola. Nelle immagini promozionali e sui social vengono mostrati come parte del paesaggio, un elemento folkloristico che contribuisce all’idea di autenticità. Quello che raramente viene raccontato è il contesto reale in cui questi animali vivono e lavorano.

Molti vengono selezionati e incrociati per aumentare la resistenza, tenuti in condizioni igieniche discutibili e costretti a lavorare per ore, spesso senza accesso adeguato all’acqua o a zone d’ombra. Il turismo di massa ha trasformato una pratica storica in un’attività strutturata, dove la sofferenza diventa routine. Non si parla più di tradizione, ma di un sistema economico che risponde alla domanda di esperienze considerate “tipiche”, anche quando questo comporta lo sfruttamento sistematico degli animali.

Perché il problema non è il peso, ma l’esistenza della pratica

Il nodo centrale non è il numero indicato sulla bilancia, ma l’esistenza stessa di questa attività. Far trasportare esseri umani adulti lungo percorsi così impegnativi resta problematico indipendentemente dal peso del passeggero. Anche rispettando ogni limite, lo sforzo richiesto agli asini è eccessivo e continuo.

Le alternative esistono: dalla funicolare alla possibilità di salire a piedi. Tuttavia, finché ci sarà una domanda per questo tipo di esperienza, gli animali continueranno a essere trattati come una risorsa turistica. Il limite di peso introdotto nel 2018 ha soprattutto un valore simbolico: rassicura i visitatori, fa pensare che esistano controlli, ma non cambia la realtà quotidiana degli animali.

Conclusione

Il fatto che questa vicenda torni periodicamente alla ribalta è il segnale più evidente che il problema non è mai stato risolto. A distanza di anni, gli asini continuano a essere parte di un sistema che trae profitto dalla loro fatica, mentre il dibattito pubblico resta concentrato su aspetti marginali come il peso dei turisti.

Santorini non perderebbe nulla rinunciando a questa pratica. Al contrario, guadagnerebbe in coerenza, rispetto e credibilità. La vera soluzione non è rendere lo sfruttamento più regolamentato, ma riconoscere che certe esperienze non dovrebbero più trovare spazio nel turismo contemporaneo.

Redazione

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