Scabbia in Italia: perché spaventa, perché cresce e quanto è difficile trattarla oggi

Scabbia in Italia: paziente con eruzioni cutanee tipiche della parassitosi della pelle.

La scabbia in Italia non è più un fenomeno lontano o confinato al passato. Negli ultimi anni questa malattia della pelle si è diffusa di nuovo, sorprendendo famiglie e operatori sanitari. Una volta legata alla povertà, oggi può colpire chiunque, senza distinzione di età o condizione sociale. Rappresenta una vera sfida per la salute pubblica. Non preoccupa solo la diffusione del contagio da scabbia, ma anche le difficoltà nel trattamento, i costi delle terapie e la resistenza crescente ai farmaci più usati. Comprendere le cause dell’aumento dei casi e quali strategie di cura funzionano meglio è fondamentale per contenere questa parassitosi cutanea, che può diffondersi rapidamente se trascurata.

Perché la scabbia in Italia sta aumentando

Chi ha qualche capello bianco ricorda quando la parola scabbia evocava immagini di scarsa igiene e difficoltà economiche. Per anni le persone l’hanno percepita come una malattia legata alla povertà, lontana dalla vita quotidiana della maggior parte della popolazione. Oggi la situazione è cambiata. La scabbia in Italia si sta diffondendo con intensità crescente. Nel 2024 si è registrato un vero e proprio boom dei casi, soprattutto in regioni come Lazio ed Emilia-Romagna.

Già nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva inserito la scabbia tra le malattie tropicali trascurate. Ha evidenziato chiaramente il suo impatto sulla salute pubblica. Negli anni successivi, diversi fattori hanno favorito la sua ricomparsa: flussi migratori, turismo verso Paesi ad alto rischio, trattamenti incompleti o eseguiti in modo scorretto e andamento ciclico della malattia. Si aggiunge un problema sempre più concreto: gli acari stanno sviluppando resistenza ai farmaci, simile a quella osservata con gli antibiotici.

Gli esperti della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse hanno sottolineato che la permetrina, farmaco topico più usato, può perdere efficacia a causa delle mutazioni dell’acaro. Ma non è solo questione di farmaci. Applicazioni errate, dosi insufficienti, tempi di trattamento non rispettati, mancata igienizzazione di biancheria e vestiti e trattamento incompleto dei contatti stretti favoriscono nuove reinfestazioni. Questo mantiene attiva la catena del contagio.

Il ruolo delle terapie incomplete e delle reinfestazioni

Un aspetto delicato nella gestione della scabbia in Italia riguarda il modo in cui le famiglie applicano le cure. Spesso la terapia non viene completata correttamente. Un solo errore, come saltare un’applicazione della crema o dimenticare di trattare un familiare convivente, può vanificare l’intero trattamento.

In diversi Paesi si segnala una crescente resistenza alla permetrina, dovuta a mutazioni dell’acaro che gli permettono di sopravvivere al principio attivo. Per questo motivo oggi si prolunga il tempo di applicazione della crema e, in alcuni casi, si estende la durata complessiva della terapia. Anche i contatti stretti dovrebbero ricevere un trattamento preventivo, ma nella realtà accade raramente. Così la malattia trova nuove opportunità per diffondersi. Diventa quindi più complesso interrompere la catena del contagio da scabbia.

Come affrontare oggi la cura della scabbia

Nonostante la scabbia sia una patologia di rilevanza sociale, soggetta a segnalazione obbligatoria e controlli domiciliari, il Servizio Sanitario Nazionale non fornisce gratuitamente i farmaci per il trattamento. Questo rappresenta un ostacolo reale. Le famiglie devono affrontare più cicli di terapia per completare il trattamento.

Le linee guida internazionali indicano due opzioni principali: la crema di permetrina al 5% e l’assunzione di ivermectina per via orale. La crema va applicata su tutto il corpo e lasciata in sede per diverse ore. Dopo una settimana occorre un secondo trattamento. L’ivermectina si assume in base al peso corporeo. Anche in questo caso è previsto un secondo ciclo.

Questi farmaci non eliminano le uova dell’acaro. Per questo la terapia va ripetuta dopo circa sette giorni. Talvolta serve anche un terzo ciclo. Le spese possono diventare considerevoli, soprattutto se vanno trattati anche i contatti stretti, come familiari o conviventi. In alcune regioni, come Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige, i farmaci vengono distribuiti gratuitamente. Tuttavia, le indicazioni posologiche spesso non garantiscono l’efficacia completa. Applicazioni brevi o somministrazioni singole possono vanificare la cura e favorire nuove reinfestazioni.

I costi delle cure e la richiesta di farmaci gratuiti

Il costo della terapia può diventare un peso importante. Per ogni paziente e contatto stretto, le spese possono crescere rapidamente, soprattutto se servono più cicli. In un nucleo familiare con un bambino e due adulti, le cifre complessive possono risultare elevate. Questo rende difficile completare correttamente la cura.

Secondo Fabio Arcangeli, presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics, non è solo la resistenza alla permetrina a favorire la diffusione della parassitosi cutanea. Conta anche la gestione inadeguata delle cure, indicazioni insufficienti e mancato trattamento dei contatti. Per questo motivo si auspica che i farmaci vengano riconosciuti in fascia A e distribuiti gratuitamente. In questo modo i medici possono modulare durata e intensità della terapia secondo le necessità di ciascun paziente.

Conclusione

La scabbia in Italia oggi è una sfida concreta. È alimentata dall’aumento dei casi, dalla resistenza ai farmaci e dai costi delle terapie. Non è più una malattia confinata ai margini della società. È una parassitosi cutanea che può colpire chiunque e che richiede un approccio consapevole e accessibile. Migliorare la gestione delle cure, assicurare il trattamento dei contatti stretti e rendere i farmaci facilmente reperibili sono passi fondamentali per ridurre la diffusione della malattia. Solo così sarà possibile affrontare in modo efficace un problema che oggi resta una preoccupazione reale.

Redazione

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