Circo con animali a Napoli: la legge c’è ma i cittadini protestano ancora
Domenica 18 gennaio 2026, a Napoli, Viale Giochi del Mediterraneo diventerà il simbolo di una battaglia irrisolta: quella contro il circo con animali, nonostante la legge delega n. 106 del 2022 vieti esplicitamente questa pratica. Tra tendoni colorati e luci al neon, si muoveranno bambini con cartelli disegnati a mano e Patrizia Colone, educatrice cinofila in prima linea da anni. «La legge esiste, ma è come un semaforo rosso ignorato da chi guida troppo veloce», dice mentre i volontari preparano monitor per mostrare le condizioni di vita di elefanti e tigri costretti in gabbie minuscole. Con l’ultimo rinvio al 31 dicembre 2026 firmato dal ministro Gennaro Sangiuliano, la domanda è una sola: perché aspettare ancora?
La legge bloccata: tra rinvii e richieste di giustizia
La legge delega n. 106 del 2022, che avrebbe dovuto porre fine ai circhi con animali a Napoli e in tutta Italia, è ferma ai blocchi di partenza. Approvata nel 2021 con ampio consenso, è stata rinviata per la terza volta dal governo attuale, nonostante i dati SIAE 2024 mostrino un calo del 5,4% negli spettatori di spettacoli tradizionali. «Non possiamo più giustificare la sofferenza in nome della “tradizione”», commenta Marco, padre di due bambini, mentre sistema uno striscione davanti al Circo Togni. «Mio figlio mi ha chiesto perché l’elefante non correva come quelli in TV. Non ho saputo rispondere».
Patrizia Colone, organizzatrice della protesta, spiega: «Questa legge non è un optional. Dietro le quinte di questi spettacoli ci sono animali che dondolano la testa per lo stress, un segno di malessere cronico». Ogni volta che un circo arriva in città, la scenografia si ripete: di notte si montano i tendoni, di giorno arrivano i manifestanti con volantini che raccontano storie di orsi costretti a pedalare biciclette e leoni rinchiusi in celle di due metri per tre. «Non siamo contro l’arte circense – chiarisce Patrizia – siamo contro l’ipocrisia di chi sfrutta la legge per continuare a lucrare sulla sofferenza».
Perché i bambini sono al centro della protesta
Durante un incontro preparatorio, Sofia, 7 anni, ha alzato la mano e chiesto: «Perché quegli animali non tornano a casa?». Domande come questa spingono insegnanti e genitori a non voltarsi dall’altra parte. Elena, maestra di una scuola napoletana, ha organizzato laboratori dove i bambini guardano video di branchi di elefanti liberi in Africa. «Loro capiscono subito la differenza tra un animale felice e uno costretto», spiega. Il risultato? Piccoli che, uscendo dagli incontri, chiedono ai genitori: «Possiamo andare a vedere gli animali veri, non quelli in gabbia?». Questa consapevolezza è la vera arma dei manifestanti: unire l’urgenza etica alla speranza di un futuro diverso.
Circhi senza animali: l’alternativa che funziona
Mentre a Napoli si discute di rinvii, altrove la rivoluzione è già realtà. Francesco Vassallo, erede di una storica famiglia circense, ha trasformato il Circo Atmosphere in un modello di innovazione etica: «Un giorno ho visto un video di un elefante che dondolava la testa per ore. Non ho più potuto fingere di non vedere». Oggi, il suo spettacolo unisce acrobati a ologrammi di leoni e proiezioni di branchi di lupi, attirando migliaia di spettatori ogni settimana. «Il pubblico applaude di più quando non sa se ciò che vede è reale o magia», sorride.
Non è un caso isolato: in Germania, il Roncalli Circus ha registrato oltre 500mila presenze nel 2023 con uno show interamente digitale. La LAV sottolinea come i circhi tradizionali perdano il 1,1% degli spettacoli all’anno, mentre le compagnie innovative crescono del 15%. «Non è una moda – spiega un esperto – è che oggi la gente vuole emozioni senza sensi di colpa». A Napoli, durante la protesta, i volantini del Circo Atmosphere finiscono nelle mani di genitori come Roberta: «Mio figlio, dopo l’ultimo spettacolo con animali, ha pianto per giorni dicendo che la tigre “sembrava triste come quando nonno se n’è andato”». Storie che dimostrano come l’etica possa essere anche buona economia.
Circo Atmosphere: la svolta made in Italy
La trasformazione di Francesco Vassallo non è stata improvvisa. Dopo anni di dubbi, ha investito in tecnologia per sostituire progressivamente gli animali. Oggi, il suo tendone ospita acrobati che danzano con proiezioni 3D di foche e aquile virtuali. «I costi iniziali sono stati alti, ma ora risparmiamo su trasporti e cibi speciali, attirando sponsor che prima rifiutavano i circhi», racconta. Un produttore gli ha detto: «Finalmente associamo il nostro marchio alla fantasia, non alla sofferenza». Questa è la prova che il cambiamento non è un’utopia, ma una scelta concreta che parte da chi ha il coraggio di ascoltare la propria coscienza.
Conclusione
La protesta del 18 gennaio a Napoli non è solo una richiesta di applicare la legge delega n. 106 del 2022. È un grido collettivo per un’idea di divertimento che rispetti tutte le forme di vita. Con 500mila spettatori che ogni anno scelgono il Roncalli Circus e famiglie che preferiscono il Circo Atmosphere, il messaggio è chiaro: il futuro dello spettacolo è senza gabbie. Napoli, con la sua rabbia e la sua creatività, ricorda che il progresso si misura anche da come trattiamo chi non ha voce. Forse, un giorno, i circhi con animali saranno ricordati come le corride: una tradizione superata da chi ha scelto di evolversi. Fino ad allora, ogni bambino che chiede «Perché non ora?» sarà la nostra bussola.
Redazione
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