I Paesi Bassi vietano i fuochi d’artificio privati dal 2026: quando toccherà all’Italia?
Provate a chiudere gli occhi: è Capodanno, le strade brillano di luci, ma al posto delle risate sentite sirene e cani che abbaiano disperati. Nei Paesi Bassi, questa scena potrebbe diventare storia dal 2026. Il governo sta per dire addio ai fuochi d’artificio privati, quei petardi che trasformano la notte più festosa in un incubo. Lo scorso 31 dicembre, 1.162 persone sono finite in ospedale. Due non ce l’hanno fatta. I danni alle auto e ai negozi hanno superato i 16 milioni di euro. La polizia insegue ragazzini che lanciano razzi contro i pompieri, mentre i veterinari raccolgono storie di gatti fuggiti e cani insonni. Con il Senato che ha dato il via libera, la domanda è inevitabile: quando toccherà all’Italia prendere una decisione così netta?
Perché i Paesi Bassi hanno detto basta
Non è stata una scelta improvvisa. Sono stati gli ospedali stracolmi e le strade in tilt ogni Capodanno a spingere verso questa decisione. A Rotterdam, l’anno scorso, un ragazzo di 19 anni ha perso tre dita per un petardo esploso in mano. A Utrecht, una donna è stata colpita da un razzo mentre chiudeva la finestra. Storie come queste non sono più aneddoti: sono un segnale d’allarme continuo. Ma non è tutto. La polizia descrive gruppi organizzati che usano i botti come armi, sparando contro le ambulanze o creando schermi di fumo per sfuggire ai controlli. «Non è più divertimento, è guerriglia», ha dichiarato un agente ad Algemeen Dagblad lo scorso gennaio.
Il vero problema? L’impatto sugli animali. Chi vive in città sa che a Capodanno i cani tremano sotto i mobili, ma in Olanda i dati sono allarmanti. Veterinari di Amsterdam raccontano di golden retriever con infarti da stress e gatti che saltano dai balconi. «Li ritroviamo giorni dopo, persi in autostrada», confida Eva de Vries, volontaria di Dierenbescherming. Anche la fauna selvatica ne paga il prezzo: nei parchi di Rotterdam, gli ornitologi segnalano un calo del 20% negli uccelli migratori dopo Capodanno. «I botti li disorientano, li fanno schiantare contro i grattacieli», spiega un ricercatore dell’Università di Wageningen. Con queste testimonianze, le associazioni animaliste hanno finalmente ottenuto ascolto.
Animali in fuga: il trauma che non passa
Immaginate di essere un cane il 31 dicembre. Il buio, i rumori improvvisi, l’impossibilità di scappare: per loro è come vivere una guerra. In molti comuni olandesi, i rifugi per animali chiudono le finestre con teli isolanti, ma non basta. «I cani più anziani spesso non si riprendono più», ammette Eva. «Portano lo stress per mesi, alcuni addirittura sviluppano comportamenti autolesionisti». E non parliamo solo dei domestici. Nei boschi vicino ad Amsterdam, i ranger segnalano caprioli feriti da vetri rotti e volatili che sbattono contro i cavi elettrici. «Un colpo di tosse umana è già troppo forte per le loro orecchie», dice un veterinario.
Proprio come a Rotterdam, anche a Den Haag i cittadini hanno provato alternative silenziose: spettacoli di luci, concerti notturni. Ma senza un divieto totale, i risultati sono una goccia nell’oceano. «Basta un solo botto per far ripartire il panico», confessa un residente. Ora, con la nuova legge, c’è speranza. I nostalgici dei petardi protestano, ma per la prima volta la sicurezza degli animali è diventata una priorità politica, non solo una questione privata.
La partita politica dietro al divieto
Dietro le quinte, il percorso verso il sì del Senato è stato tutt’altro che lineare. Jesse Klaver, leader dei Verdi, ha combattuto contro lobby potenti: il settore dei fuochi d’artificio privati muove 50 milioni di euro l’anno in Olanda. «Hanno usato slogan come Non toccate le nostre tradizioni», racconta Esther Ouwehand, deputata dell’SP. «Ma come spieghi a un genitore che ha perso un figlio che è ‘tradizione’?». La svolta è arrivata quando i sindaci, stanchi di ripulire le strade all’alba, hanno fatto blocco unico.
Ora però inizia la fase cruciale: tradurre la legge in regole concrete. Il sottosegretario Aartsen dovrà definire eccezioni (es. spettacoli professionali) e sanzioni. «Se le multe saranno simboliche, nessuno le rispetterà», avverte un ex poliziotto. Intanto, l’Irlanda fa da banco di prova: dal 2018, lì il numero di feriti è calato del 35%. «All’inizio protestavano tutti, ora nessuno vuole tornare indietro», dice un giornalista dublinese. Un esempio che ispira anche il Belgio, dove i comuni stanno copiando il modello.
Perché l’Italia non può più ignorare il problema
Da noi, la situazione è paradossale. Da un lato, ogni anno leggiamo di bambini ustionati o anziani colti da infarto per lo spavento. Dall’altro, le vendite di petardi aumentano, spesso alimentate da prodotti illegali ancora più pericolosi. A Roma, lo scorso dicembre, un ragazzino di 10 anni ha perso un occhio per un razzo esploso troppo vicino. «Serve una legge chiara, non divieti a singhiozzo», insiste un medico del Gemelli.
Eppure, mentre in Olanda si discute di come applicare il bando, da noi si litiga su quanti euro di multa dare a chi accende un petardo. In Germania, i fuochi sono permessi solo in aree designate. In Spagna, corsi obbligatori per chi li usa. «L’importante è toglierli dalle mani di chi non sa gestirli», dice un esperto. Perché festeggiare non dovrebbe significare rischiare la vita. Se i Paesi Bassi ce la faranno, forse un giorno anche noi guarderemo al 31 dicembre senza paura.
Conclusione
Il divieto olandese non è una guerra alla festa, ma una difesa della festa stessa. Quando i botti squarciano il cielo più forte delle risate, qualcosa non funziona. E se in Italia continuiamo a parlare di «tradizioni» mentre i pronto soccorso si riempiono di feriti, è il caso di chiederci: tradizione di chi? Perché quei fuochi d’artificio privati che sembrano innocui a molti, per altri sono un incubo che lascia strascichi per mesi. La lezione dei Paesi Bassi è semplice: a volte, per celebrare la vita, bisogna prima smettere di rischiarla.
Fonte: Senato degli Stati Generale
Redazione
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