E se l’uomo fosse stato creato dagli alieni? Perché questa teoria fa impazzire il web (e la scienza la smonta in 30 secondi)
C’è chi è pronto a scommettere che l’uomo creato dagli alieni non sia fantascienza, ma la verità nascosta dietro miti antichi e reperti insoliti che la storia ufficiale non spiega. Negli anni ’60, Erich Von Däniken scatenò un terremoto culturale sostenendo che le piramidi, le raffigurazioni rupestri e persino la Bibbia nascondessero tracce di visite extraterrestri. Ma tra spirali di tungsteno negli Urali e impronte di scarpe da 500 milioni di anni fa, quanto c’è di vero? E perché la scienza liquida tutto con un semplice: “No, non è così”? Scopriamo insieme come una teoria affascinante diventa pseudoscienza quando mancano le prove.
Antichi astronauti: tra miti, errori di traduzione e un po’ di troppa fantasia
Erich Von Däniken, lo svizzero che negli anni ’60 trasformò i suoi viaggi in Egitto in un bestseller globale, propose una domanda semplice ma destabilizzante: e se quei “dei” dei miti non fossero divinità, ma piloti spaziali? Per lui, le pitture rupestri dei monti Tassili, in Algeria, non mostrano sciamani con maschere di cervo, ma astronauti in tuta con antenne. E il famoso “astronauta di Palenque“? Un pilota maya seduto su una navicella, non il re Pacal nell’oltretomba. Peccato che, come scopriremo, la teoria che l’uomo creato dagli alieni sia una realtà crolli davanti a un minimo di conoscenza del contesto maya.
Prendiamo gli “OOPArt” (oggetti fuori posto), il cavallo di battaglia di Von Däniken. Microscopiche spirali di tungsteno negli Urali, una catenina d’oro nel carbone paleozoico, impronte di scarpe da 500 milioni di anni fa… Per i sostenitori, sono lampi di tecnologia aliena. In realtà, sono errori di datazione, formazioni naturali o, nel caso dell’impronta del Cambriano, una macchia rocciosa ribattezzata Meister Print per scherzo. Eppure, queste storie circolano da decenni, perché? Perché rispondono al bisogno umano di dare senso all’ignoto. Come quando i nostri antenati spiegavano i fulmini con Zeus, oggi noi inventiamo alieni per colmare i buchi della storia.
Ma c’è un altro problema: l’arroganza verso il passato. Von Däniken e altri sostengono che gli antichi non avessero le capacità per costruire le piramidi o immaginare miti complessi. Peccato che Jules Verne sognasse viaggi sulla Luna nel 1865 e Leonardo da Vinci disegnasse elicotteri cinque secoli fa. La storia è piena di geni incompresi, non di alieni in soccorso.
Palenque: l’astronauta che non è mai esistito
Immaginate di trovarvi davanti al sarcofago di Palenque: Von Däniken vi vedrebbe un pilota maya con casco trasparente, mani sui comandi e un razzo che parte. Ma osservate meglio. Quella “navicella” è in realtà l’Albero di Ceiba, l’asse cosmico che collega cielo, terra e inferi. Le “fiamme dei razzi”? Radici sacre che scendono verso il Mostro della Terra, simbolo dell’oltretomba. E il re Pacal? Non è un astronauta, ma il sovrano nell’atto di discendere nell’oscurità, con i piedi rivolti verso il basso (un dettaglio che Von Däniken ignora). La differenza? Lui guarda con gli occhi del 2023, gli studiosi con quelli dei maya.
Anche il “dogu giapponese“, una statua di terracotta con occhi a botte, non è un astronauta, ma una figura legata ai rituali sciamanici per la fertilità. Senza conoscere le credenze locali, ogni oggetto diventa un indizio… purché lo si guardi con gli occhi giusti (o sbagliati).
La scienza non ci sta: tra Rorschach, bisonti e pianeti che non esistono
La comunità scientifica liquida queste teorie come pseudoscienza. “È come interpretare le macchie di Rorschach“, dice Kenneth L. Feder, archeologo noto per aver smontato decine di teorie complottiste. “Von Däniken parte da un’immagine vaga e ci vede quello che vuole: corna di cervo diventano antenne, fulmini diventano laser”. E ha ragione. Prendiamo il teschio di bisonte con un foro rotondo, presentato come prova di armi da fuoco preistoriche. In realtà, è opera di parassiti. O le piramidi: non servivano alieni per costruirle, ma squadre organizzate, pulegge e un sacco di sudore.
C’è poi il mito che il cervello umano sia “troppo complesso” per essere frutto dell’evoluzione. Ma la scienza sa da tempo che l’Homo sapiens ha impiegato 300.000 anni per arrivare a oggi – niente di miracoloso, se pensiamo che gli squali esistono da 400 milioni di anni senza cambiare. Come disse Carl Sagan, “non c’è niente di assurdo a priori nelle teorie degli antichi astronauti, sono assurde solo a posteriori”. Senza prove, restano storie per bar, non per laboratori.
Sitchin e Nibiru: la bufala che non muore mai
C’è chi ha spinto la teoria all’estremo, come Zecharia Sitchin, che reinterpretò i testi sumeri per raccontare di Annunaki (alieni del pianeta Nibiru) venuti sulla Terra 450.000 anni fa a cercare oro. Secondo lui, crearono l’uomo incrociando l’Homo erectus con il loro DNA, fondarono la Mesopotamia e costruirono Stonehenge. Peccato che gli assiriologi ridano di queste idee: Nibiru nei testi sumeri è una stella, non un pianeta, e non esiste traccia di guerre nucleari nel 2000 a.C. Sitchin tradusse male i testi, mescolando fantasia e ricerca. Il risultato? Una leggenda urbana che vende libri, ma non convince nessuno in accademia.
Conclusione
L’ipotesi che l’uomo creato dagli alieni sia una verità sepolta sotto i miti è irresistibile come un thriller. Ma la scienza non compra storie senza prove, e qui non ce n’è nemmeno una che regga al vaglio di un archeologo. Forse, però, il vero mistero non è chi ha creato l’uomo, ma perché continuiamo a inventare storie per sentirci speciali nell’universo. Come disse Carl Sagan: “Se ci fossero prove di visite aliene, sarebbe fantastico. Ma finché non spuntano, la nostra storia è già abbastanza incredibile”. E forse, è questa la lezione più importante: non serve cercare alieni per ammirare il genio umano.
Redazione
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