Farmaco per la FIP: un veterinario napoletano ha cambiato il destino dei gatti e delle loro famiglie

Veterinario napoletano somministra il farmaco per la FIP a un gatto in clinica, con scatola del GS-441524 visibile sul tavolo

Dopo anni di ricerche ostacolate da burocrazia e scetticismo, il via libera del Ministero della Salute all’uso del GS-441524 – lo stesso principio attivo del Remdesivir – ha trasformato la speranza in una possibilità concreta per i gatti colpiti da FIP. Il professor Giuseppe Borzacchiello, docente alla Federico II di Napoli, non nasconde l’emozione: «Per chi ha visto un gatto spegnersi senza poter fare nulla, questa non è solo una notizia: è la fine di un incubo». E non scherzava quando, mesi fa, scriveva che «la FIP non deve più essere una condanna». Oggi, grazie a un farmaco per la FIP che agisce direttamente sul virus, migliaia di famiglie possono finalmente respirare.

Cos’è la FIP e perché colpisce così tanti gatti?

I gattini tra i 6 mesi e i 2 anni, specialmente quelli in colonie o rifugi, sono i più a rischio: la FIP non avvisa, arriva silenziosa. Non è il virus del Covid, ma una sua “parente felina”: una mutazione del coronavirus felino, innocua di per sé, diventa letale quando colpisce il sistema immunitario del gatto. La trasmissione avviene soprattutto attraverso la lettiera sporca o il latte materno, e nei contesti affollati – come i rifugi – si diffonde con una velocità allarmante.

Immagina un fuoco che divampa dentro il corpo del gatto: nella forma umida, i liquidi lo soffocano, gonfiando addome e torace; in quella secca, brucia organi uno a uno, colpendo occhi, reni o cervello. I primi sintomi – vomito, febbre, letargia – sono spesso scambiati per malanni passeggeri. Ma quando la FIP stringe la sua morsa, il tempo scorre veloce: senza trattamento, il 95% dei gatti non sopravvive. Proprio per questo l’arrivo del farmaco per la FIP rappresenta una svolta epocale, non solo per la scienza ma per chi ogni giorno convive con la paura di perdere il proprio felino.

I sintomi della FIP: quando il gatto ti chiede aiuto senza parlare

I gatti non urlano il loro dolore, ma lo scrivono nel linguaggio del corpo. Attenzione a quei segnali che sembrano banali ma nascondono la FIP: una febbre che resiste agli antibiotici, un addome gonfio come un pallone, occhi che perdono lucentezza giorno dopo giorno. Sono questi i campanelli d’allarme che non vanno mai ignorati, soprattutto se durano oltre dieci giorni.

Come quel gatto di nome Leo, di cui ci ha parlato una lettrice: «Aveva solo la diarrea da una settimana, ma in meno di 48 ore non riusciva più a stare in piedi». Oggi, con la nuova terapia antivirale per la FIP, storie come la sua potrebbero finire diversamente. «Non aspettate che sia troppo tardi», avverte Borzacchiello. «Questa cura funziona, ma solo se agiamo prima che il fuoco divori tutto».

Come funziona il farmaco per la FIP e il legame con il paradigma One Health

Il GS-441524, principio attivo del Remdesivir, non è stato “inventato” per i gatti: è stato ripensato per loro. Mentre nel Covid bloccava la replicazione del virus negli umani, qui agisce nello stesso modo sui gatti, spegnendo il fuoco della FIP prima che divori il corpo. «Pensateci», spiega Borzacchiello, «senza la ricerca sul Covid, oggi non avremmo questa cura. La salute umana e quella animale sono due facce della stessa medaglia».

Quando il professore parla di One Health, non cita teorie: ricorda i bambini che piangono per un gatto morto, le notti insonni di chi teme di perdere il suo compagno a quattro zampe. Oggi, con la terapia per la FIP finalmente legale, sparirà anche il mercato nero che vendeva dosi non certificate a prezzi esorbitanti. «Prima, molti proprietari spendevano migliaia di euro per terapie sperimentali», aggiunge Borzacchiello. «Ora, finalmente, possono curare il loro gatto con una soluzione sicura e controllata».

FIP e COVID-19: la coincidenza che ha salvato i gatti

Nel 2020, mentre il mondo combatteva il Covid, nessuno avrebbe scommesso che proprio quella crisi avrebbe portato a salvare i gatti. Eppure, è successo: il GS-441524, studiato per il SARS-CoV-2, si è rivelato efficace anche contro il virus della FIP. «Non sono la stessa cosa», chiarisce Borzacchiello, «ma condividono un punto debole: la replicazione virale. E lì, il farmaco colpisce».

Questa scoperta è una vittoria per i veterinari che da anni combattevano in silenzio. «Per decenni, la FIP è stata una malattia dimenticata», racconta il professore. «Oggi, grazie a questa sinergia tra medicina umana e veterinaria, i gatti non devono più pagare con la vita».

Conclusione

La FIP non è più una condanna, ma una sfida vinta. Oggi, quando un gatto guarisce, non è solo un miracolo veterinario: è la prova che, quando scienza e cuore lavorano insieme, nessuna malattia è davvero invincibile.

Come ha detto Borzacchiello, con una voce che non dimenticheremo: «Ogni gatto che oggi gioca sul divano, domani correrà ancora. E questo, per chi ama un animale, è l’unica medicina che conta».

 

Redazione

Potresti leggere anche:

Seguici su Telegram Instagram Facebook | Pinterest | x