Via libera alla caccia sui valichi montani: una condanna per gli uccelli migratori e i lupi

Uccelli migratori in volo minacciati dalla caccia valichi montani sulle Alpi

Con l’approvazione del disegno di legge sulla montagna, in Senato è passato un emendamento che cambia radicalmente il destino dei valichi alpini e dei lupi. Quei corridoi naturali, percorsi ogni anno da milioni di uccelli migratori, si trasformano in campi di caccia proprio quando gli animali sono più fragili. Allo stesso tempo, la norma apre alla possibilità di abbattere un numero stabilito di lupi, cancellando anni di battaglie a tutela della specie. Dietro il linguaggio istituzionale di una legge pensata per “rafforzare i territori montani”, si nasconde un provvedimento che rischia di infliggere un colpo durissimo alla biodiversità italiana.

Valichi montani e uccelli migratori: un equilibrio spezzato

I valichi alpini sono passaggi obbligati, vere porte naturali che milioni di uccelli percorrono ogni anno per superare le montagne. Non è un dettaglio geografico: per gli stormi stremati dal viaggio, queste vie più basse delle cime circostanti sono l’unica speranza di sopravvivenza. Fino a ieri la legge blindava queste aree, vietando di sparare entro un raggio di mille metri. Con il nuovo emendamento, invece, quella protezione cade e i corridoi migratori rischiano di trasformarsi in zone di fucili spianati proprio nel momento più delicato.

Le associazioni ambientaliste denunciano un pericolo evidente: colpire stormi già provati da viaggi interminabili, spesso composti da piccoli passeriformi che non hanno la forza di deviare la rotta. Non si parla di un rischio ipotetico ma concreto: migliaia di individui che ogni autunno scelgono queste strettoie naturali per passare. Ed è qui che nasce il problema: rendere legale la caccia sui valichi montani equivale ad aprire la strada a un massacro della fauna selvatica.

Zone di protezione speciale e vuoti normativi

Per rispondere alle critiche, la legge prevede l’istituzione di Zone di protezione speciale (Zps). Ma la protezione scatta solo fino al 1° ottobre, lasciando scoperto il periodo tra ottobre e novembre, cioè proprio quello in cui avvengono la maggior parte delle migrazioni. È come chiudere la porta in anticipo e spalancarla proprio quando iniziano a passare: un paradosso che lascia gli uccelli migratori senza difese.

In più, la norma tutela soltanto i valichi sopra i mille metri di quota. Un criterio che sembra tecnico, ma che in realtà esclude centinaia di passaggi fondamentali: basti pensare che in Lombardia, su 475 valichi individuati, 110 si trovano sotto i mille metri. Tutti questi resterebbero scoperti, senza alcuna forma di protezione. Una distorsione che rischia di vanificare anni di progressi nella tutela della fauna e di ridurre in cenere il lavoro delle 46 associazioni ambientaliste che, da decenni, difendono questi corridoi naturali.

Lupi nel mirino: ritorno al passato

Il disegno di legge non si ferma ai valichi. Tra le righe compare infatti un altro punto controverso: l’apertura all’abbattimento dei lupi, con la possibilità di stabilire per decreto un numero massimo di esemplari da eliminare ogni anno. Una decisione che sembra riportare indietro le lancette, rimettendo nel mirino una specie che da decenni è simbolo della rinascita della fauna italiana.

Il ministro Roberto Calderoli ha presentato il provvedimento come un intervento per garantire “diritti e servizi pubblici essenziali” alle comunità montane. Ma il prezzo da pagare rischia di essere altissimo: la riduzione dei lupi a numeri da bilancio, come se fossero semplici cifre e non esseri viventi cruciali per l’equilibrio degli ecosistemi. In un Paese in cui la specie è ancora minacciata dal bracconaggio, la prospettiva di autorizzare abbattimenti legali suona come una beffa.

Una legge che divide il Paese

Il tema spacca l’opinione pubblica. Da una parte chi vive in montagna, preoccupato per i danni agli allevamenti; dall’altra, chi considera il lupo un simbolo da difendere a ogni costo. In mezzo, la politica, che con questa legge sembra aver scelto di assecondare gli interessi di chi chiede mano libera. Ma la domanda resta: è davvero questo il modo di “valorizzare” la montagna? Una norma nata per sostenere i territori rischia di consegnare un patrimonio naturale unico nelle mani dei fucili.

Conclusione

Il disegno di legge sulla montagna porta con sé due misure che rischiano di cambiare per sempre l’equilibrio naturale delle nostre Alpi: la caccia sui valichi montani e l’abbattimento dei lupi. Dietro le parole rassicuranti della politica, il prezzo da pagare è altissimo per uccelli migratori e biodiversità. Quella che doveva essere una legge per proteggere la montagna rischia di trasformarsi in un precedente pericoloso: il messaggio è chiaro, la natura può essere svenduta per interessi immediati. E la domanda che resta sospesa è semplice: vale davvero la pena sacrificare i nostri corridoi naturali e i nostri lupi per un pugno di consensi?

Fonti: Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie / ENPA

Redazione

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