I nostri antenati suonavano le conchiglie già 18.000 anni fa

In Francia scoperta per caso una conchiglia musicale che probabilmente veniva usata nelle cerimonie dai Maddaleniani di Marsoulas

Le grandi conchiglie vengono ancora utilizzate come strumenti musicali in varie parti del Pacifico o dei Caraibi, ma il nuovo studio “First record of the sound produced by the oldest Upper Paleolithic seashell horn”, pubblicato su Science Advances da un team di ricercatori francesi guidato dall’ Université de Toulouse, CNRS, CREAP ha dimostrato che la conchiglie venivano utilizzate per questo uso già nel Paleolitico. Gli scienziati francesi sono infatti riusciteti a emettere suoni della più antica conchiglia musicale mai scoperta in Europa, risalente a 18.000 anni fa e trovata nella grotta dipinta di Marsoulas, nei Pirenei.

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Al CNRS spiegano che si tratta di un vero e proprio tesoro che era rimasto nascosto nei magazzini del Muséum d’histoire naturelle de Toulouse e che «Questa conchiglia lunga 31 centimetri, descritta come un “vaso d’acqua” quando fu scoperta nel 1931 sotto il portico della grotta decorata di Marsoulas, ha appena rivelato la sua vera natura agli archeologi». La conchiglia di Charonia lampassi, un mollusco che vive ancora oggi nel Golfo di Biscaglia, non era per niente un recipiente per l’acqua, ma è risultato essere uno strumento a fiato, il che ne fa la prima conchiglia musicale mai identificata per il paleolitico, «Un oggetto contemporaneo dell’occupazione, 18.000 anni fa, della grotta decorata dei Pirenei da parte di uomini magdaleniani», spiegano gli scienziati.

La principale autrice dello studfio, Carole Fritz, direttrice del Centre de recherche et d’études de l’art préhistorique, ha sottolineato in un’intervista al CNRS Le Journal: «Sappiamo da diversi decenni che le persone del Paleolitico avevano una cultura musicale. I più antichi strumenti a fiato conosciuti sono flauti realizzati con ossa di avvoltoio e datati 35.000 anni per quello di Isturitz nei Paesi Baschi e 40.000 anni per quello di Hohle Fels, in Germania. Ma nessuna conchiglia musicale era mai stata trovata».

Émile Cartaihac del Creap racconta del suo stupore quando nel 2018 ha sentito la conchiglia suonare; «Stavo facendo un inventario degli oggetti trovati nei diversi strati stratigrafici della grotta di Marsoulas, al fine di stabilire una cronologia dettagliata del sito, e Guillaume Fleury, il responsabile delle collezioni preistoriche del museo, mi ha detto mostrandomi la conchiglia: “Sai che fa un suono molto bello?” La nota che ne trasse, seria e potente, mi sbalordì: poteva essere solo uno strumento musicale … E l’orifizio attraverso il quale soffiò il mio collega, in cima alla conchiglia, non doveva essere comparso lì per caso».

Un esame approfondito della conchiglia ha consentito di accertare che la conchiglia era stata appositamente modificata dai Maddaleniani di Marsoulas per farne un aerofono, uno strumento musicale a fiato». La Fritz aggiunge: «Gli specialisti me lo hanno confermato: questi gusci sono estremamente duri ed è impossibile che la punta del guscio – chiamata anche apice – sia stata accidentalmente separata dal campione». Un  secondo foro, praticato all’interno del guscio a livello della seconda spira del guscio e rivelato dalla tomografia effettuata sulla piattaforma di imaging del Centre national d’études spatiales (Cnes)  ha confermato l’intervento umano. E sulla conchiglia c’è anche un’altra modifica visibile: il bordo esterno del padiglione è stato tagliato per renderlo più stretto.

Su invito dei ricercatori, un suonatore di corno professionista ha suonato la conchiglia e l’analisi delle frequenze prodotte ha permesso di identificare tre suoni vicini alle note do, do diesis e re. Ma il bordo tagliente del foro ha impedito al musicista di ottenere di più perché non ha potuto posizionare correttamente le labbra sulla conchiglia- La Fritz però fa notare che «Lnote emesse dalla conchiglia hanno confermato la nostra intuizione  : eravamo davvero in presenza di uno strumento musicale!»

Poi Emmanuel Kasarherou, il direttore del museo Quai Branly, che ha effettuato uno studio comparativo dei  diversi aerofoni, ha confermato l’affinità dell’oggetto con le conchiglie musicali presenti nelle collezioni del museo dedicate alle arti primitive e ha ricordato che «La conchiglia nel Pacifico è un oggetto estremamente comune che ancora oggi viene trasformato in strumenti musicali. Tra la ventina di Charonia presenti nelle nostre collezioni, raccolte per lo più nel XIX°  secolo, ho trovato due modi per lavorare il guscio e per suonarlo: o praticando una perforazione sul lato della conchiglia, il che permette al musicista di modulare il suono ponendo facilmente la mano nel padiglione della conchiglia, oppure praticando una perforazione apicale simile a quella trovata sulla conchiglia di Marsoulas. In quest’ultimo caso, non è raro aggiungere una punta di cera naturale per facilitare il suono del musicista, il che spiegherebbe le tracce di materia organica trovate vicino alla punta della conchiglia di Marsoulas».

Al CNRS dicono che invece la perforazione eseguita a livello della seconda spirale del guscio è più intrigante, un esame endoscopico dei gusci del museo non ha rivelato qualcosa di simile. Una delle ipotesi dei ricercatori, da confermare, è che l’antico  suonatore avrebbe potuto infilare nei due fori della conchiglia un piccolo osso cavo di uccello.

I ricercatori francesi si sono anche chiesti in quale contesto veniva suonata la conchiglia di Marsoulas dai nostri antenati magdaleniani. Per Kasarherou, la conchiglia rievoca le conchiglie riccamente decorate delle isole  Marchesi o del Giappone che venivano suonate o per accompagnare riti molto specifici: «Probabilmente non era un oggetto quotidiano. Le tracce di puntini rossi visibili all’interno del padiglione, simili ai puntini rossi del bufalo dipinti sulle pareti della grotta, suggeriscono piuttosto un uso cerimoniale di questo strumento».

Anche la Fritz ne è convinta e conclude: «La conchiglia e la grotta sono in corrispondenza e non possono essere considerate separatamente. Grazie alla stampa 3D, è stata creata una copia fedele della conchiglia.  Ci permetterà di continuare a esplorare tutte le sue possibilità sonore, ma anche di andare – di nuovo! – a suonarla nella grotta dell’ Haute-Garonne, dove venne trasformata 18.000 anni fa».

Fonte: www.greenreport.it

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