10 falsi miti sul mal di testa

Si possono curare solo con i farmaci, colpiscono soprattutto le donne e non i bambini, e non sono pericolosi. Ecco alcuni dei luoghi comuni (sbagliati) sulle cefalee

 

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Chi non lo mai provato alzi la mano. Il “mal di testa” o più propriamente cefalea – un termine calderone in cui finiscono diversi tipi di dolore alla testa – non fa distinzioni né di età, status sociale, etnie o geografia. Un problema globale, di dimensioni tutt’altro che irrilevanti: secondo alcune stime fino al 95% della popolazione mondiale adulta ha avuto almeno un mal di testa nella vita. Ma si tratta di dolori occasionali il più delle volte, non di cefalee, vere e proprie malattie. Ma c’è mal di testa e mal di testa.

La classificazione tradizionale identifica principalmente due grandi branche di cefalee: quelle primarie, in cui il dolore è esso stesso la malattia e che si distinguono in vari sottotipi (emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappoli) in base ai sintomi con cui queste si presentano. In quelle secondarie, al contrario, il dolore è una conseguenza di una causa identificabile, per cui il mal di testa è sintomo di un’altra malattia (come dolori ai denti, sinusite, e così via).

Ma non si parla solo di mere differenze di gruppo: ogni mal di testa, così come ogni paziente, ha una storia e una terapia a sé. Ed è proprio la storia del paziente che indirizza o meno dallo specialista. L’idea, infatti, che per uno (due, tre…) semplici mal di testa non si abbia bisogno di un dottore è solo uno dei tanti miti da sfatare sulle cefalee, ci racconta Gennaro Bussone, responsabile scientifico e vicepresidente della Fondazione italiana cefalee (Ficef) e fondatore del centro cefalee dell’Istituo neurologico Carlo Besta.

1. Non ho bisogno di un dottore, è tutta colpa dello stress
Ok, siamo stressati per via del lavoro o per i problemi a casa, ma se all’improvviso, non avendo mai sofferto di mal di testa, cominciamo ad avvertire dolori ricorrenti e con frequenza diversa magari da quelli sporadici che ci sono capitati, allora è il momento di parlarne al medico: “Il medico di famiglia è il primo contatto col paziente in grado di capire se quanto riferito sia fuori la normalità. In tal caso potrebbe essere utile per esempio tenere un diario che leghi le manifestazioni del disturbo ai proprio comportamenti o fasi del mese. Se non lo fosse – per esempio se i sintomi sono invalidanti e impediscono a chi ne soffre il normale svolgimento delle attività quotidiane – il medico di famiglia indirizza il paziente a un neurologo, possibilmente afferente a uno dei centri cefalee presenti a livello regionale”, spiega Bussone: “Lo specialista in questo caso è fondamentale, non solo per effettuare una diagnosi corretta, e quindi stabilire una terapia adeguata, ma anche per evitare che i pazienti si affidino al fai da te e comincino ad abusare di analgesici”.

2. Le cefalee possono colpire solo gli adulti
No, non è vero. I bambini in età scolare che nell’ultimo anno hanno riferito di aver sofferto di almeno un episodio di mal di testa arrivano al 25% (con le emicranie e le cefalee tensive come le forme più frequenti). “Alcuni tipi di cefalee possono cominciare già in età pediatrica e più frequentemente, durante l’adolescenza, specie l’emicrania”, precisa Bussone: “Questo perché nell’insorgenza dell’emicrania si riscontra una certa familiarità e l’arrivo del menarca e tutti i cambiamenti ormonali correlati possono scatenarne la comparsa, insieme anche ai caratteristici sintomi, quali per esempio vomito, nausea e fotofobia”.

3. È un problema psicologico
Le cefalee sono un disturbo neurologico, più precisamente “non una malattia di organo ma una patologia di funzione”, spiega il responsabile scientifico Ficef. Ovvero non siamo di fronte alla “rottura” di un organo come nelle cefalee secondarie quanto piuttosto di un malfunzionamento, quale può essere quello che si crea dall’equilibrio non perfetto di alcuni neurotrasmettitori in alcune zone del cervello, continua Bussone. Sebbene le cause non siano sempre esattamente identificabili – “non esiste per così dire un marker della malattia” – sappiamo che alterazioni ormonali, posture scorrette, fattori ambientali quali il fumo, alcool, ridotta quantità di sonno e lo stress hanno degli effetti scatenanti. Le cefalee, in ogni caso, sono dovute a un’alterazione dei ritmi biologici e fisiologici.

4. Le emicranie sono la forma più diffusa di mal di testa
Sebbene siano le più note, le emicranie non sono la forma di cefalea più diffusa. Quella tensiva infatti è la forma più diffusa, che interessa i tre quarti delle persone che riferiscono di soffrire di mal di testa. Segue l’emicrania e la cefalea a grappolo (molto meno diffusa delle altre due). Tra i diversi tipi di cefalee cambia soprattutto il rapporto uomo/donna: 1 a 3 circa per l’emicrania, 2 a 3 per la tensiva e 3 a 1 per la cefalea a grappolo (in passato il rapporto era 8 a 1, ma col progressivo aumento della presenza delle donne in ruoli socio-professionali un tempo prettamente maschili le proporzioni sembrano cambiate).

5. L’emicrania è un problema solo femminile
È vero, colpisce di più le donne, ma anche gli uomini possono soffrire di emicrania. Rapporto invertito nel caso delle cefalee a grappolo, che colpiscono di più – come detto – gli uomini.

6. L’emicrania è solo un brutto mal di testa
Il mal di testa non è che uno dei sintomi dell’emicrania, che spesso di accompagna a vomito, nausea, aura (formicolii e disturbi visivi), ipersensibilità alla luce e ai rumori, difficoltà a parlare. Sintomi che possono prolungarsi anche a lungo, considerando che un singolo attacco di emicrania può durare anche per giorni.

7. Se io soffro di mal di testa lo stesso capiterà ai miei figli
Per la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo non sono stati identificati dei fattori di familiarità come invece nel caso dell’emicrania (dove la familiarità è presente fino al 70% dei casi) ma non si tratta di ereditarietà. Un caso particolare, ma raro, di emicrania genetica associata a deficit motorio, è quello dell’emicrania emiplegica familiare, mal di testa preceduto o accompagnato da una particoalre aura che interessa l’arto dal lato del dolore.

8. Se ne soffro, devo rassegnarmi e imparare a conviverci
“Convivere con il mal di testa non significa doverselo tenere”, spiega Bussone: “Le cefalee si possono e devono curare, per alleviare il dolore sì e ridurre l’effetto disabilitante, specie se parliamo di emicraniam o di cefalee a grappolo”. Così per le cefalee di tipo tensivo i consigli sono sopratutto quelli di affidarsi agli antiinfiammatori, mentre per le emicranie e le cefalee a grappolo si usano i triptani, da prendere appena arrivano gli attacchi, che inducono vasocostrizione e inibisocno il rilascio di pepetidi che stimolano infiammazione e dolore.

“Accanto a queste terapie delle fasi acute, ci sono poi tutta una serie di medicinali consigliati per prevenire gli attacchi emicranici”, continua Bussone: “In tal caso come profilassi possono essere utilizzati calcio-antagonisti e neuromodulatori. Inoltre, insieme ai farmaci classici negli ultimi anni, si è fatto strada l’uso delle tossina botulinica contro l’emicrania e ancora l’utilizzo di neurostimolatori cutanei, che stimolano i nervi vago o il trigemino per interagire con le efferenze del dolore. In tal caso, il paziente adeguatamente istruito dai medici all’uso dello stimolatore portatile può anche curarsi da solo, a casa, gli attacchi di emicrania e cefalea a grappolo”.

Ma visto anche il carattere cronico della patologia si cerca di curare senza farmaci, per esempio somministrando nutraceutici, ma anche puntando sulla prevenzione.

9. I mal di testa non sono pericolosi
“Se da un lato la comparsa improvvisa di mal di testa non deve allertare, per esempio inducendo il paziente a credere di avere una malattia di cui quello è solo un sintomo, quando invece sappiamo, come detto, che potremmo essere di fronte a una patologia di funzione, i mal di testa non sono privi di rischi”, spiega Bussone. Chi ne soffre molto spesso non sopporta i rumori, la luce, la confusione, e riesce a tollerare gli attacchi solo chiuso in una stanza al buio, sul letto.

Ma oltre alla sfera profondamente invalidante dei mal di testa, occorre ricordare che esistono situazioni particolari in cui analisi addizionali sono consigliate per escludere rischi per la salute. “Come accade nelle cefalee secondarie. In tal caso è fondamentale escludere cefalee tensive o emicranie, e piuttosto identificare la causa scatenante. Il mal di testa per esempio potrebbe essere sintomo di una condizione come l’ipertensione che va curata immediatamente”.

10. Non esistono rimedi preventivi
Curare le cefalee significa agire a 360 gradi sulla vita del paziente. Questo implica anche analizzare le sue abitudini e stili di vita, perché anche questi possono influenzare la comparsa dei mal di testa. “Sappiamo infatti che alcuni cibi, come il cioccolato, i formaggi o il pomodoro, possono favorire l’insorgenza di cefalee. Allo stesso modo un ciclo sonno-veglia alterato, lo stress, le bevande alcoliche e il fumo influenzano al comparsa degli attacchi. Condurre uno stile di vita sano e ridurre lo stress possono funzionare come terapie importanti quanto i farmaci”, conclude Bussone.

Di Anna Lisa Bonfranceschi

Fonte:http://www.wired.it/scienza/medicina/2015/03/03/10-falsi-miti-mal-di-testa/

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