Una capsula del tempo del XVIII secolo è stata ritrovata a Boston

Probabilmente venne sepolta da Paul Revere e Samuel Adams per offrire una “istantanea” dell’epoca ai posteri.

Una capsula del tempo del XVIII secolo è stata ritrovata a Boston.

in foto: Paul Revere e Samuel Adams

Lo scorso giovedì un gruppo di operai ha lavorato con estrema attenzione per rimuovere da una pietra angolare in granito di un antico edificio pubblico di Boston una “capsula del tempo”: una scatola verdognola, ormai segnata dagli anni, letteralmente incorporata nel materiale di costruzione che è parte della Massachusetts State House, edificata tra il 1795 e il 1798 e attualmente sede del Governatore dello Stato del Massachusetts nonché dell’assemblea legislativa. Proprio all’epoca in cui si ponevano le fondamenta per lo storico palazzo, qualcuno pensò bene di occultare tra i suoi mattoni una testimonianza dell’epoca, per consegnare ad una indeterminata posterità l’istantanea di un mondo scomparso. Oggi quel piccolo tesoro dell’umanità ha rivisto la luce a causa di un’infiltrazione d’acqua che ha costretto i tecnici a indagare sulle condizioni di salute dell’edificio.

Un regalo dei patrioti alla posterità

Gli storici sostengono che, con tutta probabilità, ideatori e realizzatori dell’impresa furono, tra gli altri, Paul Revere e Samuel Adams: il primo fu un artista e patriota statunitense, noto per aver immortalato personaggi ed eventi relativi alla guerra di indipendenza americana, con tanto di caricature anti-britanniche, attraverso la tecnica dell’incisione; il secondo fu statista e politico, considerato tra i Padri fondatori degli Stati Uniti grazie al suo fondamentale contributo nel persuadere le tredici colonie a ribellarsi contro la Gran Bretagna. Pare che la scatola venne sistemata tra le pietre nel corso di una cerimonia con tanto di partecipanti, probabilmente per rendere pubblica la volontà di tramandare ai discendenti “qualcosa” di quella importantissima epoca storica che si trovarono a vivere i coloni: proprio come un deposito di fondazione nel quale è implicito anche un intento propiziatorio.

Il contenuto

La scatola non era del tutto ignota agli storici, comunque, anche se non se ne conosceva l’esatta collocazione: si sapeva, infatti, che già nel 1855 era tornata alla luce durante altri lavori di ristrutturazione del’edificio una “capsula del tempo”. In quell’occasione pare che il contenitore originario in cuoio venne sostituito con uno in rame e il materiale presente fu arricchito con nuove monete e forse documenti. Quindi cosa c’è all’interno della scatola? In realtà non lo sappiamo ancora: la prudenza è d’obbligo in casi come questi, ragion per cui al momento è in corso un accertamento da parte del Museum of Fine Arts di Boston che, tramite raggi X, dovrebbe rivelare cosa cela al suo interno senza correre il rischio di danneggiare qualcosa. In base alle precedenti testimonianze, secondo quanto spiegato da Meghan Kelly, portavoce per l’ufficio esecutivo per l’amministrazione e le finanze, il contenuto dovrebbe consistere in monete in rame ed argento emesse tra il 1625 e il 1855, nel sigillo del Commonwealth, in cartoline, in una targa in argento con delle incisioni, in un frontespizio del Massachusetts Colony Records.

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Prossima apertura

Il segretario di stato William Galvin ha spiegato al Boston Globe che è probabile che alcune monete siano state oggetto di danneggiamento a causa di un lavaggio con l’acido effettuato nel precedente recupero del 1855: ci sarà comunque modo di verificarlo con certezza, dal momento che è prevista un’apertura entro le prossime settimane. Dopodiché, una volta esaminato il contenuto, la scatola non resterà esposta ma tornerà ad essere collocata nel suo luogo originario: che sia anche questa l’occasione per lasciare al suo interno qualche dollaro in corso? Sarebbe una buona idea, tutto sommato, anche perché pare che questa sia la più antica capsula del tempo mai ritrovata negli Stati Uniti; ragion per cui potrebbe essere giusto onorarla con un aggiornamento che risulterà senz’altro gradito agli eventuali posteri che, tra qualche secolo, potrebbero incappare nuovamente in essa.

Le “nostre” capsule del tempo

Il desiderio di lasciare una traccia precisa di sé, e del proprio tempo, è radicato e comprensibile: spesso da questa fame di eternità sono nate opere d’arte letterarie, musiche che parlano ancora alle nostre anime, meraviglie dell’architettura o della pittura che sanno parlarci di tempi remoti e talvolta incomprensibili nei quali, tuttavia, vissero uomini come noi. Molte di queste, scatole o barattoli metallici, sono state sepolte e ritrovate in numerose aree dei Stati Uniti e non solo, altre aspettano solo di essere ritrovate, altre ancora potrebbero essersi smarrite, deteriorate o esser state rubate.

Anche la nostra civiltà si è adoperata per offrire una testimonianza di sé; solo che non ha pensato esclusivamente a dei posteri terrestri bensì a qualcuno che, lì fuori nello spazio, potrebbe essere in cerca di noi. Una placca metallica raffigurante i due emisferi terrestri e recante le firme degli astronauti e del Presidente Nixon giunse sulla Luna con la missione Apollo 11 nel 1969 e lì rimase. Le sonde Pioneer 10 e Pioneer 11 recano con sé ciascuna una placca in alluminio ed oro con illustrazioni di un uomo e di una donna ed informazioni sul Sistema Solare che dovrebbero consentire a chi ne entra in possesso di risalire all’origine terrestre: entrambi i veicoli, lanciati rispettivamente nel 1972 e 1973, sono destinati ad abbandonare il Sistema Solare.

La placca montata sulla sonda Pioneer 10

Ancora, le due sonde Voyager portano un disco in oro che può essere ascoltato su un grammofono servendosi delle istruzioni allegate ad esso: ci sono incisi suoni terrestri (come il pianto di un bambino) o immagini. Voyager 1 i confini del Sistema Solare li ha varcati già, chissà a cosa andrà incontro, quindi, con la sua capsula speciale. Infine, nel satellite artificiale LAGEOS 1 è stata inserita una placca raffigurante la conformazione dei continenti del nostro Pianeta, come è, come è stata e come si pensa che sarà: il rientro dell’oggetto nell’atmosfera, con il suo prezioso contenuto, è previsto tra 8.4 milioni di anni. Allora, chiunque ci sarà ancora su questa vecchia e stanca Terra, potrà forse conoscere qualcosa del passato grazie alla nostra capsula del tempo.

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