Il morbillo contro il cancro: la ricerca che dà speranza e impone prudenza

Due donne, malate di mieloma multiplo e su cui le cure tradizionali non avevano effetti, sono state sottoposte ad una terapia a base di virus. Sorprendentemente in entrambi i casi si sono apparentemente registrate riduzione e distruzione delle cellule tumorali.

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Usare i virus per distruggere il cancro è una tecnica su cui gli scienziati lavorano dagli anni Cinquanta. Nel linguaggio medico si chiama “viroterapia” e sfrutta la capacità distruttiva dei virus per concentrarla solo sulle cellule tumorali. Dopo anni di sperimentazioni, potrebbero essere i ricercatori americani della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, ad aver fatto registrare un risultato storico su due pazienti malate di mieloma multiplo sulle quali le cure tradizionali non sembravano sortire effetti significativi fino a quando non sono state sostitute da dosi massicce di virus del morbillo. La notizia al momento viene dal giornale della clinica, il Mayo Clinic Procedeenigs, e non è stata ancora presa in esame da altri comitati scientifici. Una delle pazienti ha 49 anni, da nove combatte con il tumore, ma da sei mesi è in remissione: la donna potrebbe già essere in via di guarigione. L’altra paziente ha 65 anni, è malata da sei e, da quando è stata sottoposta al nuovo trattamento, ha visto regredire il tumore sia nel midollo osseo che nelle proteine del mieloma.

 

L’assenza di un giudizio super partes al momento impone prudenza, soprattutto per non alimentare false speranze prima del tempo. Tuttavia, Fabio Ciceri, direttore di Ematoncologia e trapianto di midollo al San Raffaele di Milano, ha riferito al Corriere della Sera che “la Mayo Clinic è un’istituzione seria e competente sulla patologia, gli autori dello studio sono buon livello e i risultati dello studio clinico incoraggianti, seppure solo di fase uno. Certo bisogna attendere le necessarie conferme, perché due soli casi sono pochi e pubblicare sul giornale della propria istituzione è un po’ troppo autoreferenziale”.

Fonte:  scienze.fanpage.it

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