E=mc^2: La famosa equazione non sarebbe di Einstein


Di conseguenza la equazione “E = mc ^ 2″ dovrebbe essere chiamata la “Equazione De Pretto” e non la “Equazione di Einstein.”

Dopo il matrimonio Mileva gli diede altri due figli, tuttavia la coppia era già sull’orlo della separazione. Einstein intraprese una relazione con la cugina Elsa Lowenthal durante un viaggio a Berlino nel 1912, per poi lasciare Mileva e i figli due anni dopo.
Einstein e Mileva infine divorziarono nel 1919, dopo che Einstein ebbe inviato alla consorte un elenco di ‘condizioni’ in base a cui sarebbe stato disposto a restare sposato. La lista annoverava richieste autocratiche del tipo: “Non dovrete aspettarvi alcuna intimità, né dovrete mai rimproverarmi in alcun modo.” Dopo il divorzio, Einstein vide poco i suoi figli. Il più grande – Hans Albert – in seguito considerò che “probabilmente l’unico progetto abbandonato da mio padre, sono io.” Il figlio minore Eduard morì in manicomio dopo una diagnosi di schizofrenia. Subito dopo il divorzio Einstein sposò Elsa, ma pochi anni dopo iniziò una relazione con Betty Neumann, la nipote di un amico.

Alcuni sostengono che l’opera di plagio di Einstein si estese al lavoro di numerosi altri fisici. Una domanda che continua a suscitare discussioni riguarda quanto Einstein trasse dal lavoro di Hendrik Lorentz e Henri Poincaré nel formulare la Teoria della Relatività Speciale. Alcuni elementi della teoria di Einstein del 1905 risultano identici a parti di alcuni documenti datati 1904 redatti da Lorentz e Poincaré.
Einstein sostenne di aver letto tali opere dopo il 1905. Un dato apparentemente schiacciante è che il documento di Einstein del 1905 non recava riferimenti, lasciando intendere che egli fosse consapevole di stare nascondendo qualcosa. Una fonte osserva che “David Hilbert presentò un articolo contenente le equazioni di campo della relatività generale cinque giorni prima di Einstein.”
Tali dati storici sono facilmente disponibili sebbene sia risaputo che molti scienziati e storici preferiscono tacere al riguardo. La determinazione secondo cui la luce abbia una velocità finita fu realizzata da Michelson e Morley decenni prima di Einstein.
Hendrik Lorentz determinò attraverso le sue equazioni la concezione relativistica del tempo e le contrazioni di lunghezza che diventano significative via via che si avvicinano alla velocità della luce. Questi signori, insieme a David Hilbert e Olinto De Pretto sono stati boicottati in modo tale che Einstein avesse potuto assumere il merito delle loro determinazioni.
Einstein sembrò appoggiarsi molto alla sua prima moglie, studentessa di talento di tre anni più anziana di lui, per compensare la sua limitata capacità.
Un altro sito web scrive: “… nel 1927 H. Thirring scrisse che ‘H. Poincaré aveva già completamente risolto il problema alcuni anni prima della comparsa dei primi lavori di Einstein (1905). . . . “
Whittaker documentò accuratamente la autentica storia dello sviluppo della teoria edimostrò – citando fonti primarie – che Einstein non ebbe alcun merito circa gran parte della teoria. Einstein di contro non addusse controargomentazioni alle accuse del celebre trattato di Whittaker. . .
Insomma, volendo mantenere al riguardo una certa moderazione, si può affermare che Einstein fosse poco più di un comprimario, per non dire un ladro intellettuale e fanfarone pretenzioso. Quando il libro di Whitaker fu pubblicato Einstein era ancora in vita, eppure non rispose in alcun modo. Nessuna querela per diffamazione, nessuna smentita, nessun comunicato pubblico. Einstein è stato il primo grande truffatore e ladro di idee della scienza moderna. Il suo furto della equazione di Olinto De Pretto E = mc ^ 2 gli ha dato una notevole credibilità scientifica, su cui egli costruì una carriera scientifica. De Pretto non fu un fisico professionista, e trascorse la sua vita come industriale, venendo a mancare nel 1921.
De Pretto pubblicò la sua equazione in ben due occasioni, e restò senza dubbio molto meravigliato che qualcuno avesse potuto rivendicare il merito del suo lavoro.
Alcuni professori universitari usano appropriarsi del lavoro effettuato dai loro studenti laureati, e sarebbe interessante vedere se qualcuno degli studenti di Einstein si sia mai lamentato di un simile furto. Un plagiatore raramente smette di plagiare, soprattutto se continua a farla franca.
Le denunce nei confronti di Einstein, però, sembrano scomparire nel buco nero di orwelliana memoria. Einstein costituisce ovviamente una vacca sacra per molti. Alcuni hanno addirittura adoperato la parola “eresia” per censurare critiche serie e ben documentate aventi per oggetto i plagi di Einstein.
Tuttavia alla lunga la verità viene sempre a galla, e un giorno Einstein sarà conosciuto come un plagiatore, piuttosto che come un grande fisico.
E=mc2: “Tutto merito dell’italiano Olinto De Pretto”
Stando a quanto si racconta, il 23 novembre del 1903 l’italiano De Pretto, un industriale di Vicenza con la passione per la matematica, avrebbe pubblicato sulla rivista scientifica Atte un articolo dal titolo “Ipotesi dell’etere nella vita dell’Universo”, in cui sosteneva che “la materia di un corpo contiene una quantità di energia rappresentata dall’intera massa del corpo, che si muovesse alla medesima velocità delle singole particelle”. Insomma, la celebre E=mc2 spiegata parola per parola, anche se De Pretto non mise la formula in relazione con il concetto di relatività, ma con la vita dell’universo.
Secondo la ricostruzione fatta dal professor Umberto Bartocci, docente di Storia della matematica all’Università di Perugia, questo difetto nell’impostazione di De Pretto sarebbe stato il motivo per cui inizialmente il significato dell’equazione non venne capito. Solo successivamente, nel 1905, lo studioso svizzero Michele Besso avrebbe avvisato Albert Einstein del lavoro svolto due anni prima da De Pretto e delle conclusioni alle quali era arrivato, che il geniale fisico e matematico avrebbe poi fatto sue, senza tuttavia attribuire alcun merito all’italiano.
Questa, ovviamente, è la tesi di Bartocci, alla quale il professore ha dedicato pure un libro, pubblicato nel 1999 da Andromeda: Albert Einstein e Olindo De Pretto – La vera storia della formula più famosa del mondo, dove viene appunto spiegata la teoria della “contaminazione einsteiniana” ad opera di De Pretto, morto nel 1921. «De Pretto non scoprì la relatività – ha riconosciuto Bartocci – però non ci sono dubbi sul fatto che sia stato il primo ad usare l’equazione e questo è molto significativo. Sono anche convinto che Einstein usò le ricerche di De Pretto, sebbene questo sia impossibile da dimostrare». Nel corso degli anni ci sono poi state altre polemiche circa i contributi scientifici che avrebbero permesso ad Einstein di scoprire e rendere pubblica la rivoluzionaria formula nel 1905 e fra questi, particolarmente importanti si dice siano state le ricerche del tedesco David Hilbert.
Sembra, però, impossibile porre fine alla controversia e nemmeno Edmund Robertson, professore di matematica dell’Università di St.Andrew, è riuscito nell’intento: «Una grande parte della matematica moderna è stata creata da gente a cui nessuno ha mai dato credito, come ad esempio gli Arabi – ha raccontato Robertson al Guardian – Einstein può avere preso l’idea da qualcuno, ma le idee stesse arrivano da ogni parte. De Pretto merita sicuramente credito per gli studi che ha svolto e il contributo che ha dato, se queste cose si possono provare. Ma ciò non toglie, comunque, che la genialità di Einstein resti indiscutibile». Il dubbio persiste, le polemiche pure, la sola certezza è proprio quell’equazione E=mc2, di cui tutti, almeno una volta, hanno sentito parlare.
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