Tutankhamon, nuove rivelazioni sul mistero della “mummia carbonizzata”

L’alone di mistero che circonda la morte di Tutankhamon è stata avvisata fin da quando gli archeologi Lord Carnarvon e Howard Carter scoprirono la tomba del faraone nel 1922, al Cairo. Un mistero che dura da migliaia di anni, ma che la scienza forense del 21° secolo forse è riuscito a svelare. Un team di ricercatori britannici potrebbe aver capito cosa successe al giovane re. Il loro nuovo studio ha rilevato che Tutankhamon non è stato avvelenato, non è morto per malaria, né per necrosi dovuta a una frattura nel femore. Non è neppure stato colpito da una mazza alla base del cranio, come si pensava. Gli studiosi, guidati da Chris Naunton, direttore della Egypt Exploration Society, spiegano che il faraone più famoso dell’antico Egitto si trovava in ginocchio quando fu investito tragicamente da un carro. La scoperta suggerisce che il sovrano potrebbe essere morto in un incidente stradale, travolto dal proprio carro mentre conduceva l’esercito egizio in battaglia.

Ma ciò che ha maggiormente incuriosito Chris Nauton è stato scoprire che il corpo mummificato di Tutankhamon appariva come bruciato, come se fosse stato esposto ad una temperatura di 200°. Ma questo non avrebbe nulla a che fare con la sua morte. Il dottor Robert Connolly, antropologo dell’Università di Liverpool che studia Tutankhamon da anni e ha partecipato nel 1968 all’esame ai raggi X della mummia, è l’unico esperto in possesso di un pezzetto della carne del faraone. Dopo averla studiata con un microscopio elettronico e sottoposta a esami chimici, è arrivato alla conclusione che la combustione sarebbe stata innescata da un processo di imbalsamazione scorretto, nel quale gli oli e le resine usate, miscelati all’ossigeno e al lino delle bende, hanno ustionato la pelle del faraone dopo la sepoltura.

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Il fenomeno spiegherebbe le difficoltà incontrate da Howard Carter nell’estrarre il corpo dall’ultimo sarcofago nel 1922: era così incollato dalle resine alle pareti che nemmeno un improvvisato riscaldamento a temperature molto elevate permise di rimuoverlo. Carter fu costretto a fare ricorso a leve e scalpelli, danneggiando non poco la mummia. Successivamente, il Cranfield Forensic Institute ha eseguito una accurata autopsia virtuale, utilizzando tutti gli elementi disponibili già raccolti nelle indagini precedenti. Come farebbe un medico legale agli ordini di un pubblico ministero, gli esperti dell’istituto hanno esaminato ogni centimetro del cadavere, scoprendo numerose lesioni concentrate su un solo lato del corpo, nel bacino e alle costole.

I risultati dell’esame sono stati trasmessi a un altro gruppo di specialisti, che indagano un settore molto diverso dall’egittologia: studiano le ferite e i traumi causati dagli scontri automobilistici. Le analogie tra il quadri clinico di Tutankhamon e le conseguenze di un impatto con una massa lanciata a forte velocità sono risultate sorprendenti: il faraone è stato investito da qualcosa. In tribunale, l’accusa potrebbe dunque sostenere la tesi dell’omicidio premeditato: qualcuno ha ucciso il faraone investendolo con un carro. Ma la difesa avrebbe validi argomenti per l’omicidio colposo e potrebbe convincere la giuria che è caduto dal carro sul quale si trovava ed è stato travolto accidentalmente da quello che lo seguiva. Gli studiosi inglesi sembrano propendere per questa tesi, visto che affermano che il faraone è stato investito mentre si trovava inginocchiato e cercava probabilmente di rialzarsi. Lo studio realizzato dai ricercatori britannici spiega anche un altro mistero finora rimasto insoluto e cioè il fatto che quella di Tutankhamon sia l’unica mummia esistente di un faraone alla quale manca il cuore. Molto probabilmente, l’organo è stato irrimediabilmente danneggiato dall’incidente. I risultati delle simulazioni dell’incidente suggeriscono che l’incidente debba aver incrinato e spezzato le costole, fino a schiacciare il cuore del sovrano. Poiché, nonostante i 6 mila reperti trovati nella sua tomba, sappiamo molto poco di Tutankhamon, diventa ora lecito pensare che non sia morto in complicate congiure di palazzo o trame dei nemici, delle quali alla sua età doveva importargli ben poco. Forse, in quel giorno del 1323 a.C., ha semplicemente preso il carro ed è andato a fare una corsa contro i carri degli amici, come avviene ancora oggi il sabato sera. E spesso, purtroppo, con le stesse tragiche conseguenze. [fonte: ilnavigatorecurioso]

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