Il collegamento esistenziale tra Sumeri e gli antichi egiziani.- 1° capitolo


La storia della Mesopotamia riguarda la regione geografica mesopotamica e i popoli che l’hanno abitata. Nel periodo che va dalla fine dell’ultima era glaciale (10000 a.C. circa) all’inizio della storia, la mezzaluna fertile venne abitata da varie civiltà come quella di Ubaid e quella di Uruk. Uno dei siti neolitici più vecchi conosciuti in Mesopotamia è Jarmo, datato al 7000 a.C. circa.
A partire dal 3500 a.C. la Mesopotamia venne abitata da fiorenti civiltà come i Sumeri, gli Accadi, i Babilonesi, gli Assiri, gli Ittiti, gli Hurriti e i Cassiti. Alcune di queste civiltà fecero importanti scoperte e invenzioni. Per esempio i Sumeri furono tra i primi a inventare la scrittura mentre i Babilonesi hanno inventato uno dei primi codici di leggi della storia, il Codice di Hammurabi. Alcune di queste civiltà, come gli Assiri, hanno fondato un vasto impero.
Nel 500 a.C. circa la Mesopotamia venne conquistata dall’Impero persiano. Col passare dei secoli la Mesopotamia fece parte di vasti imperi come quello seleucide, parto, sasanide, arabo e ottomano. Attualmente la Mesopotamia corrisponde all’odierno Iraq, a parte della Siria orientale, alla Turchia sudorientale e all’Iran sudoccidentale.
Sumeri giunsero in Mesopotamia intorno al 3500 a.C. e fondarono varie città stato che fiorirono durante i periodi preistorici di Ubaid e Uruk. Le prime testimonianze storiche datano al periodo detto “proto-dinastico”, a partire dal 2900 a.C., ma rimangono piuttosto scarse fino all’inizio del periodo di massimo splendore della città di Lagash, intorno al 2600 a.C. L’età classica sumera termina con l’invasione degli Accadi, che conquistarono la Mesopotamia nel 2400 a.C. Successivamente al periodo guteo, vi fu una breve rinascita della civiltà sumera nel 2200 a.C. che durò fino al 2000 a.C. circa, quando la Mesopotamia fu conquistata dagli Amoriti. La dinastia amorita di Isin regnò fino al 1730 a.C., circa quando la Mesopotamia venne unificata sotto il dominio babilonese.
Le prime città stato _È difficile identificare che cosa, oltre allo sviluppo dell’irrigazione, potrebbe aver favorito l’insediamento urbano. Nei centri di Eridu e Uruk, due delle prime città, erano stati costruiti grandi templi di mattoni di fango. All’inizio nei primi insediamenti questi templi erano solo piccoli sacrari poi, a partire dal proto-dinastico, sono diventati le costruzioni più imponenti delle varie città, ognuna delle quali era dedicata al proprio rispettivo dio. Da sud a nord, le principali erano:
1) Eridu – Tempio di Abzu – Enki _Eridu (oppure Eridug o Urudug) era un’antica città sumerica della bassa Mesopotamia, undici chilometri a sud-ovest di Ur. Eridu era la più meridionale fra le città che si erano sviluppate attorno ai templi nella bassa Mesopotamia. Molto probabilmente fu fondata vicino al golfo Persico, alla foce del fiume Eufrate, ma, a causa dell’accumulo di fango e detriti sulla linea costiera avvenuti attraverso i millenni, oggi i resti della città si trovano ad una certa distanza dal golfo, nella località di Abu Shahrain, in Iraq.
Eridu sembra essere il primo agglomerato urbano dei Sumeri, cresciuto probabilmente attorno al V o IV millennio a.C. Secondo Gwendolyn Leick[1], la città di Eridu era disposta alla confluenza di tre ecosistemi separati che avevano dato vita a tre culture differenti:
Da una parte le prime comunità di contadini che sembra si basassero su un’agricoltura di sussistenza supportata da un’intensa irrigazione. Questi derivavano dalla civiltà di Samarra a nord, caratterizzata dalla costruzione di canali e di edifici con mattoni di fango.
La cultura dei pescatori-cacciatori del litorale arabo, installata in capanne di canne.
La terza cultura che contribuì ad erigere la città di Eridu fu quella dei pastori nomadi di greggi di pecore e capre, che vivevano in tende nelle zone semideserte.
Tutte e tre le culture sembrano implicate nei primi sviluppi della città. Lo stabilimento urbano si concentrava attorno ad un imponente complesso templare costruito in mattoni, all’interno di una piccola depressione che permetteva all’acqua di accumularsi.
Negli strati più antichi di Eridu (strati 17-15, appartenenti alla fase detta appunto “di Eridu”, ca. 5000 a.C.) è stata rintracciata un’importante novità in ambito urbanistico: è infatti qui che si hanno le prime evidenze di una sistemazione apposita, in spazi dedicati, dell’attività cultuale. Si tratta di piccoli edifici, di “cappelle”, un inizio modesto ma certamente rivoluzionario rispetto alla tipologia abitativa, ad esempio, di Çatalhöyük, dove il culto veniva effettuato dentro le abitazioni private, caratterizzandosi come culto “familiare”.[2]
Kate Fielden afferma “Il primo insediamento (ca. 5000 a.C.) si era sviluppato fino a divenire una stabile città di mattoni e case di canne nel 2900 a.C., avente un’estensione di circa 8-10 ettari (20-25 acri). Dal 2050 a.C. la città cadde in declino; ci sono alcune prove di una occupazione dopo questa data. Diciotto templi di mattoni sovrapposti sono alla base della ziggurat non finita di Amar-Sin (ca. 2047-2039 a.C.). L’apparente continuità dell’occupazione e dei riti religiosi ad Eridu, forniscono la prova convincente per l’origine indigena della civiltà sumerica. Il sito è stato scavato principalmente fra il 1946 e il 1949 dal dipartimento di antichità dell’Iraq.”[3]
Queste indagini archeologiche hanno dimostrato, secondo Oppenheim[4], che “alla fine l’intero sud decadde in ristagno rinunciando all’iniziativa politica in favore dei re delle città del nord” e la città venne abbandonata nel 600 a.C.
Eridu nella Lista dei re
Nella Lista dei re sumeri Eridu viene detta la città dei primi re: “Dopo che la regalità calò dal cielo, il regno ebbe dimora in Eridu. In Eridu, Alulim divenne re; regnò per 28.800 anni. Alaljar regnò per 36.000 anni. Questi 2 re hanno regnato per 64.800 anni. Quindi Eridu cadde e la regalità passò a Bad-Tibira’”.
La lista dei re attribuisce regni particolarmente lunghi ai re antecedenti il “diluvio” e mostra come il centro del potere progressivamente si mosse dal sud al nord del paese. Adapa (U-an), altrove detto il primo uomo che fu metà-uomo e metà-dio, fu chiamato con il titolo Abgallu (Ab = acqua, Gal = grande, Lu = uomo) di Eridu. Adapa è considerato colui che portò la civiltà nella città e che servì il re Alulim.
Eridu nel mito
Nella mitologia sumera Eridu era il nome del tempio di Abzu del dio Enki[7], la controparte sumera del dio accadico dell’acqua Ea. Come tutti gli dei sumerici e babilonesi Enki/Ea nasce come dio locale, e viene poi a condividere, secondo la tarda cosmologia, con Anu ed Enlil il dominio del cosmo. Il suo regno erano le acque che avevano circondato il mondo e che stavano sotto di esso (il sumerico Ab = “acqua”; Zu = “lontano”).
La storia di Inanna la dea di Uruk descrive come essa dovette andare ad Eridu per ricevere i doni della civiltà. Inizialmente Enki, il dio di Eridu, fu tentato di non dare i suoi doni, ma poi accettò volentieri che Uruk diventasse il centro della terra. Ciò sembra essere un riferimento mitico al trasferimento di potere verso il nord, come accennato precedentemente.
Anche i testi babilonesi parlano della creazione di Eridu per mano del dio Marduk come la prima città “la città santa, la dimora del loro [gli altri dei] piaceri”.
Alcuni ricercatori moderni, seguendo David Rohl, hanno ipotizzato che Eridu e non Babilonia fosse Babele ed il luogo originale della torre di Babele. Questo in base a svariate ragioni:
Le rovine della ziggurat di Eridu sono ben più grandi e più antiche di tutte le altre e sembrano coincidere bene con la descrizione biblica dell’incompleta torre di Babele.
Un nome di Eridu nei logogrammi cuneiformi viene pronunciato “Nun.Ki” (il luogo potente) in sumerico, ma molto più tardi lo stesso “Nun.Ki” venne inteso ad indicare la città di Babilonia.
La più recente versione greca della Lista dei re di Berosso (ca. 200 a.C.) indica, nelle prime versioni, Babilonia, al posto di Eridu, come la più antica città in cui “la regalità calò dal cielo”.
Rohl ed altri, inoltre, identificano il re biblico Nimrod, costruttore di Erech (Uruk) e Babele, con il nome del leggendario Enmerkar (Kar significa “cacciatore” ) della Lista dei re, noto per aver costruito templi sia nella sua capitale Uruk, che in Eridu.
2) Ur – Tempio di E-Nunmah – Nanna (luna) Ur (Urim, lingua sumera)[1] fu un’antica città della bassa Mesopotamia, situata vicino all’originale foce del Tigri e dell’Eufrate, sul golfo Persico. A causa dell’accumulo di detriti, oggi le sue rovine si trovano nell’entroterra, nel moderno Iraq, 15 chilometri a occidente dell’attuale corso dell’Eufrate vicino alla città di Nassiria a sud di Baghdad. Oggi è chiamata Tell el-Mukayyar.
Nel cimitero di Ur, tra le 1850 tombe scoperte, 16 si sono distinte per la ricchezza di corredi come vasellame, armi, ornamenti d’oro, strumenti musicali incrostati di pietre preziose.
Nel sito spiccano le rovine di una imponente ziggurat (alta 21 metri), ancora in gran parte intatta. La ziggurat era un tempio dedicato a Nanna, la divinità della luna nella mitologia sumera, e fu costruita in mattoni, in due fasi: nella parte bassa i mattoni furono uniti insieme al bitume, nella parte superiore erano uniti con della malta. Ur, nel suo momento di massimo splendore, poteva raggiungere una popolazione di circa 30.000 abitanti. Secondo un’altra stima, Ur fu la più grande città del mondo dal 2030 a.C. al 1980 a.C. con una popolazione di circa 65.000 abitanti.
STORIA -Ur fu uno dei primi insediamenti abitati della bassa Mesopotamia intorno al 4000 a.C. Gli studiosi ipotizzano che, quando il clima nella prima parte del terzo millennio a.C. mutò da relativamente umido a secco, le piccole comunità di villaggi di agricoltori ai periodi di forte siccità. Ur si trasformò quindi in una vera e propria città e attorno al 2600 a.C., durante l’Antica Dinastia sumerica III, la città era ancora molto fiorente. Ur con il passare del tempo divenne il principale centro di culto della dea Inanna.
DILUVIO SUMERIKO Dopo la fase di Ubaid si riscontra uno strato di fango alluvionale, che l’archeologo Woolley interpretò come la prova di un’alluvione locale all’origine del mito del diluvio sumerico ripreso in seguito dalla Torah e dalla Bibbia, poi una fase in cui la città fu sotto l’egemonia di Uruk, e infine la fase di Gemdet-Nasr nella quale furono elevati alcuni edifici, come una ziggurat e delle tombe.
La posizione di Ur era molto favorevole in quanto nell’antichità il fiume Eufrate scorreva nei pressi delle mura della città; grazie al controllo di questa importante via di comunicazione, che collegava la regione al mare, Ur raggiunse un notevole sviluppo commerciale. È noto che la città commerciava via mare e via terra con l’Arabia.
In questo periodo vennero costruite molte belle tombe, compresa quella della regina Puabi. In questi sacrari sono stati ritrovati alcuni manufatti che accennano ai nomi dei re Meskalamdug e Akalamdug. Dopo la fase di Gemdet-Nasr, i re di Ur divennero infatti gli effettivi governanti di Sumer, durante la Prima dinastia di Ur (2550-2340 a.C.) stabilita dal re Mesannepada (o Mesanepada, Mes-Anni-Padda), il cui nome appare sulla lista dei re, oltre ad essere menzionato come figlio di Meskalamdug su un manufatto ritrovato.
Durante questa dinastia, forse proprio a opera di Mesennepada, fu costruita una ziggurat che verrà poi incorporata in quella della terza dinastia. Nella fase conclusiva della Prima dinastia, Ur perse importanza e prestigio a favore di Lagash e infine la Prima dinastia si concluse con l’attacco degli Accadi guidati dal re Sargon, intorno al 2340 a.C.
II e III Dinastia Della Seconda dinastia che seguì si conosce assai poco, in quanto la città era in piena decadenza.
La terza dinastia fu stabilita quando il re Ur-Nammu (o Urnammu) salì al potere, regnando dal 2112 al 2094 a.C. Durante il suo regno furono costruiti mura, templi, inclusa la nuova ziggurat basata sulle fondazioni di quella della Prima dinastia, e fu migliorata l’agricoltura attraverso l’uso di impianti di irrigazione. Il suo codice di leggi (un frammento è stato identificato a Istanbul nel 1952) è uno dei più vecchi documenti conosciuti, anteriore anche al codice di Hammurabi. Lui e il suo successore, il figlio Shulgi, furono entrambi deificati durante i loro regni e, dopo la morte, Urnammu continuò a sopravvivere come figura leggendaria: una delle opere della letteratura sumerica giunte fino a noi ci descrive la morte di Ur-Nammu e il suo viaggio negli inferi (Viaggio di Urnammu agli inferi).
La terza dinastia cadde nel 1950 a.C. quando gli Elamiti catturarono il re Ibbi-Sin e distrussero la città; il Lamento per Ur commemora questo evento. Successivamente la città venne catturata dai Babilonesi.
Sotto i re di Isin e di Larsa (2000-1800 a.C.) la città fu restaurata. Di questo periodo i resti più significativi sono le case private, che ci danno un ritratto fedele della vita della città fra il III e il II millennio a.C. Le case avevano l’aspetto di odierne ville, per lo più con due piani per un totale di 13 o 14 stanze. Il piano inferiore costituito solidamente da mattoni cotti, quello superiore di quadroni di argilla; le pareti erano lisce, intonacate ed imbiancate. L’entrata era succeduta da un piccolo atrio dove erano situate vasche per lavarsi mani e piedi. Da lì si entrava nell’ampio e luminoso cortile interno pavimentato con bellissime lastre. Intorno al cortile erano distribuite la sala da ricevimento, la cucina, le stanze d’abitazione e della servitù, la cappella di culto. Una scalinata portava al piano superiore dove erano situate le stanze da letto e i bagni. Tra le mura delle case sono venuti alla luce tutti gli arredamenti e la dotazione di ciascuna residenza patrizia sumera: frammenti di pentole, vasi, anfore e tavolette d’argilla piene di iscrizioni.
La penultima fase di costruzione avvenne sotto re cassiti, attorno al 1400 a.C. Di questo periodo si ricorda Kurigalzu II che ricostruì il grande cortile del santuario di Nannar e il santuario di Ninga.
Ricostruzione di Nabucodonosor II
Nel VI secolo a.C. ad Ur ci fu l’ultima ricostruzione edilizia sotto il re Nabucodonosor II di Babilonia. L’ultimo re babilonese, Nabonido, restaurò la ziggurat di Nanna.
Attorno al 550 a.C., con la caduta dell’impero babilonese ad opera dei Persiani, la città iniziò il suo declino ed essa non venne più abitata dal 500 a.C., probabilmente causa della sempre maggiore siccità, del cambiamento del corso del fiume Eufrate e dell’interramento del golfo Persico.
Ur è nominata quattro volte nell’Antico Testamento, con la distinzione “di Kasdim/Kasdin” – reso tradizionalmente in italiano come “Ur dei Caldei” riferendosi alla popolazione dei Caldei che si erano stanziati li vicino già intorno al 900 a.C. Nella Genesi, il nome appare in 11,28, in 11,31 ed in 15,7. Nel Neemia 9,7 il singolo passaggio che accenna ad Ur è una parafrasi della Genesi.
Nel libro dei Giubilei si afferma che Ur è stata fondata nel 1687 Anno Mundi dal figlio di Ur di Kesed, probabile discendente di Arphaxad, inoltre si afferma che durante quello stesso anno iniziarono le guerre sulla Terra.
« E Ur, figlio di Kesed, costruì Era, (dalle parti) dei Caldei e la chiamò con il nome proprio e con il nome di suo padre »
Ur è nominata quattro volte nell’Antico Testamento, con la distinzione “di Kasdim/Kasdin” – reso tradizionalmente in italiano come “Ur dei Caldei” riferendosi alla popolazione dei Caldei che si erano stanziati li vicino già intorno al 900 a.C. Nella Genesi, il nome appare in 11,28, in 11,31 ed in 15,7. Nel Neemia 9,7 il singolo passaggio che accenna ad Ur è una parafrasi della Genesi.
Nel libro dei Giubilei si afferma che Ur è stata fondata nel 1687 Anno Mundi dal figlio di Ur di Kesed, probabile discendente di Arphaxad, inoltre si afferma che durante quello stesso anno iniziarono le guerre sulla Terra.
« E Ur, figlio di Kesed, costruì Era, (dalle parti) dei Caldei e la chiamò con il nome proprio e con il nome di suo padre »
(Libro dei Giubilei 11:3)
Il primo scavo fu eseguito dal console britannico J.E. Taylor, che riportò alla luce una parte della ziggurat. Furono ritrovati cilindri di terracotta recanti iscrizioni in caratteri cuneiformi ai quattro angoli sulla sommità della ziggurat. Le iscrizioni appartenevano a Nabonido, l’ultimo re di Babilonia (539 a.C.), le quali si concludevano con una preghiera per il suo figlio Belshar-uzur (Bel-ŝarra-Uzur), il Baldassarre del libro di Daniele. Furono trovate tracce di una antecedente restaurazione ad opera di Ishme-Dagan di Isin, di Gimil-Sin di Ur e di Kuri-galzu, un re cassito di Babilonia del XIV secolo a.C. Taylor fece ulteriori scavi e in tutta la città trovò abbondanti resti di sepolture di epoca posteriore. Apparentemente, negli ultimi tempi Ur si era trasformata in un luogo di sepoltura, e quindi la città, anche dopo il suo abbandono, continuò ad essere usata come necropoli.La prima campagna di scavi vera e propria ebbe luogo nel 1919 e fu diretta da H. R. Hall; in seguito, dal 1922, una missione comune del British Museum e dell’università di Pennsylvania, diretta da L. Woolley, vi scavò per dodici anni consecutivi. Furono scoperte un totale di circa 1.850 sepolture, comprese sedici che furono descritte come “tombe reali” in quanto non solo contenevano un gran numero di importanti manufatti, ma anche a causa del diverso rituale di sepoltura nel quale intervenivano sacrifici umani. Infatti, per scortare il re o la regina nell’aldilà, era immolati, più o meno volontariamente, cortigiani, domestici, guardie e musicisti di corte. La maggior parte delle tombe reali erano datate al 2600 a.C. circa. I ritrovamenti includevano anche la tomba intatta della regina Puabi. Ben diciassette vittime umane, tra cui dieci dame della corte con addosso bellissimi ornamenti d’oro, di lapislazzuli e di corniola furono sepolte insieme a lei. Anche in molte altre tombe sono state scoperte vittime umane e stupendi manufatti, come lo Stendardo di Ur.Vicino allo ziggurat di Nanna furono inoltre scoperti il tempio di E-nun-mah e le costruzioni di E-dub-lal-mah (eretto per un re), E-gi-par (residenza del sommo sacerdote) e E-hur-sag (una costruzione tempiale). Fuori dalla zona del templi, furono ritrovate molte case usate nella vita di tutti. Gli scavi, inoltre, si spinsero sotto lo strato reale delle tombe portando alla luce uno strato spesso 3,5 metri di argilla alluvionale e altri strati più antichi come quelli del periodo di Ubaid, nella quale si formarono i primi insediamenti nella Mesopotamia del sud. Woolley successivamente scrisse molto articoli e libri sulle sue scoperte. La maggior parte dei tesori dissotterrati ad Ur si trovano ora al British Museum e all’University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology.
Di Ur è il più antico reperto completo di un gioco da tavolo che sia mai stato scoperto ossia il gioco reale di Ur.
Accesso ai turisti
Non c’è un villaggio moderno nelle vicinanze di Ur, e a causa di ciò non ha mai ricevuto molti visitatori, anche se il sito è stato reso accessibile. Durante il regime di Saddam Hussein fu costruita una base militare adiacente al sito, il quale divenne inaccessibile per qualsiasi viaggiatore. All’inizio degli anni novanta fu consentito a una manciata di viaggiatori di fare un giro del luogo, scortati dai soldati, ma non fu loro permesso arrampicarsi sulla ziggurat a causa della possibilità di osservare la vicina base militare. Subito dopo questa episodio, l’invasione irachena del Kuwait rese impossibile ulteriori visite e vi fu grande preoccupazione per la prossimità della base militare al sito archeologico. Preoccupazioni che si sono ridestate quando l’Iraq è stato invaso nel 2003 dalle forze di coalizione guidate dagli Stati Uniti per abbattere il regime di Saddam Hussein.
La base della ziqqurat misura 62,5×43 metri e l’altezza quasi 21 metri. Come le altre ziqqurat è una piramide a gradoni. L’altezza dei piani diminuisce progressivamente, il più basso è di 12 metri, il mediano di 5, il più in alto di 3.
Le pareti, invece di alzarsi verticalmente, si inclinano molto verso l’interno, suggerendo l’idea del moto ascensionale. Per creare un armonioso legame tra i piani tre scalinate, ognuna di 100 gradini convergono sotto una torre di guardia a forma di cupola. Le scalinate laterali erano riservate ai civili, mentre la scala centrale poteva essere percorsa solo dai sacerdoti. Le pareti sono leggermente curvate per evitare l’effetto ottico che esse si pieghino verso l’interno. Il tempio di Nanna si trovava in cima. Il materiale con cui è stata costruita è il mattone.
Uruk si trova oggi 20 chilometri ad est del fiume Eufrate, in una regione paludosa a circa 230 chilometri a sud-est di Bagdad. Secondo una moderna ipotesi il nome “Iraq” potrebbe derivare da Uruk, ma si tratta di una teoria non dimostrata.
Nel suo momento di massimo splendore, Uruk contava una popolazione di circa 80.000 abitanti che vivevano in 6 chilometri quadrati racchiusi da una doppia cinta di mura lunga 9 chilometri, rappresentando, al suo tempo, la più grande e popolosa città del mondo, oltre che una delle più antiche nella storia dell’uomo.
L’origine della città sembra derivare da due primi insediamenti, successivamente conosciuti come Kullab (anche Kulaba o Kullaba) ed Eanna. Queste due zone della città erano caratterizzate da ampie piattaforme costruite con mattoni di fango aventi in cima i templi dedicati al culto: Kullab era l’area dedicata al dio maggiore del pantheon, Anu, nell’Eanna vi erano invece i templi associati al culto della dea dell’amore Inanna (Ishtar).
Uruk, fin dai primi tempi, ebbe un ruolo molto importante nella storia politica e religiosa del paese. Agli inizi del III millennio a.C. la città, sotto la terza dinastia di Uruk, estese la sua egemonia sulla Babilonia e divenne un grande centro di culto del dio Anu e in generale uno dei maggiori centri religiosi del regno.
Uruk fu la città dello storico re Gilgamesh, eroe della famosa epopea. Le mura di Uruk si dice fossero state costruite proprio da questo re, oppure dal suo predecessore Enmerkar (il fondatore della città secondo la Lista dei re), che fece anche costruire il famoso tempio di Eanna, dedicato al culto di Inanna (Isthar).
Oppenheim al riguardo ha detto: “Ad Uruk, nella Bassa Mesopotamia, la civiltà sumera sembra raggiungere il suo massimo picco creativo. Ciò è sottolineato dai ripetuti riferimenti a questa città in ambito religioso e, in particolare, dai testi letterari, compresi quelli di ordine mitologico; anche la tradizione storica della lista dei re sumeri lo conferma. Da Uruk il centro del potere politico sembra poi muoversi verso la città di Ur.”
Attorno al 2100 a.C., con il governo della III dinastia di Ur, il prestigio e il potere di Uruk iniziano a declinare. Successivamente la città ebbe un ruolo primario nelle lotte dei Babilonesi contro gli Elamiti fino al 2004 a.C., anno in cui fu gravemente danneggiata; i ricordi di alcuni di questi conflitti si ritrovano nell’epopea di Gilgamesh.
La città continuò ad esistere sino all’epoca seleucide, nel III-II secolo a.C., periodo nel quale la città trovò nuovo splendore, con la costruzione di alcuni templi. Anche in epoca posteriore, sotto i Parti (141 a.C. – 225 d.C.) furono erette nuove costruzioni, come l’imponente santuario di Eanna.
La città fu definitivamente abbandonata a partire dal V secolo d.C.
La seconda zona sacra era quella dello ziqqurat di Anu. In realtà non era propriamente uno ziqqurat, ma un’ alta terrazza su cui si trovava lo splendido Tempio Bianco di Anu.
La terza zona comprendeva un tempio di epoca seleucide.
Le ricerche testimoniano la successione di più di 18 livelli di insediamenti urbani e sono stati riportati alla luce alcuni dei più antichi documenti sumerici. I risultati delle scoperte sono stati pubblicati da Adam Falkenstein ed altri epigrafisti tedeschi.
Uruk I, databile all’inizio del III millennio a.C., in cui si ritrovano costruzioni in mattoni crudi;
Uruk II-III, appartenente all’epoca di Gemdet-Nasr (3000-2900 a.C.), in cui si hanno costruzioni in mattoni crudi piatti a sezione quadrata e decorazioni murali;
Uruk IV, periodo in cui fu costruito il “tempio rosso” e inventata la scrittura. Si trattò, in generale, di un periodo molto fiorente;
Uruk V-VI, costruzioni in mattoni piatti e rettangolari; in questo periodo vengono costruiti splendidi complessi, come il “tempio bianco”;
Uruk XI, periodo nel quale compaiono i primi manufatti in bronzo.
Ad Uruk è stato ritrovato il più grande tempio sumerico, il famoso tempio D, che misurava 80 x 30 metri. La navata centrale era grande 62 x 11,30 metri. La struttura comprendeva nartece, navata, transetto, abside centrale con due annessi, diaconicon e protiro. Si tratta della stessa struttura con cui saranno costruite le chiese cristiane, dopo tre millenni. Altri splendidi edifici ritrovati sono lo Scrigno di Anu, l’archivio e la già menzionata ziggurat.
Altri famosi reperti portati alla luce sono il cosiddetto Vaso di Warka, un vaso in pietra scolpito con scene del mito della dea ‘In-ninn’, datato circa al 3000 a.C., e la Dama di Warka, un volto femminile in marmo, forse della dea Inanna, del periodo protostorico.
Dagli scavi degli ultimi anni si apprende dell’esistenza di colonie commerciali urukite in Iran, Turchia, Siria e Palestina nelle quali la cultura di Uruk si trasmise alle popolazioni locali.
La città sorgeva su entrambe le rive del canale di Shatt-en-Nil, uno dei più antichi corsi dell’Eufrate, situato fra il suo attuale corso e il fiume Tigri, circa 160 chilometri a sud-est di Bagdad. Nippur è rappresentata dal grande complesso di cumuli di rovine conosciuti dagli arabi sotto il nome di Nuffar, scritto dai primi esploratori Niffer. Il punto più alto di queste rovine, una collina conica di circa 30 metri, a nord-est del canale, è chiamata dagli arabi Bint el-Amiror (“figlia del principe”).
Mentre il villaggio si sviluppava e i suoi abitanti iniziavano a civilizzarsi, questi hanno iniziato ad utilizzare come materiale di costruzione, almeno per quanto riguarda il tempio, mattoni di fango al posto delle canne di palude. La prima età della civilizzazione, che possiamo indicare come età dell’argilla, è caratterizzata da terraglie fatte a mano e da mattoni piani da un lato e concavi dall’altro. La forma esatta del tempio di questo periodo non può essere individuata, ma sembra essere in qualche modo collegata con la cremazione dei defunti; resti di queste cremazioni sono stati ritrovati negli strati pre-Sargonici. Numerose prove indicano che in questo luogo siano succedute diverse popolazioni, con differenti gradi di civilizzazione. Uno strato è contrassegnato da ceramiche ottimamente decorate, simili a quelle trovate in un corrispondente strato a Susa e molto più simili alle prime ceramiche dell’Egeo rispetto a quelle ritrovate a Babilonia.
Per quanto possiamo giudicare dalle iscrizioni, Nippur non godette né in questo periodo né in alcun periodo successivo di una forte egemonia politica, ma si distinse come città sacra, importante per il possesso del famoso tempio dedicato ad Enlil. Questo tempio era chiamato Ekur (letteralmente “casa della montagna”). Le iscrizioni di Lugalzagesi e di Lugal-kigub-nidudu, rispettivamente re di Uruk e di Ur e di altri antichi governatori pre-semitici, ritrovate su vari reperti come vasi di pietra, mostrano la grande venerazione di cui era soggetto l’antico tempio e l’importanza che era attribuita al suo possesso, che conferiva un’impronta di legittimità.
Agli inizi del terzo millennio a.C. la città fu conquistata ed occupata dai re semitici di Akkad, o Agade e i numerosi oggetti votivi di Alu-usharsid (Urumush o Rimush), di Sargon e di Naram-sin testimoniano la venerazione verso questo santuario. Il quarto monarca di questa dinastia, Naram-Sin, ricostruì sia il tempio che le mura della città. A questa occupazione accadica seguì un’occupazione da parte dei re semitici della Terza Dinastia di Ur. Le costruzioni di Ur-Gur (o Ur-Engur), il più grande costruttore di templi babilonesi, si trovano, infatti, in strati immediatamente sovrapposti a quelli contenenti le costruzioni di Naram-Sin.
Ur-Gur diede al tempio la sua caratteristica forma finale. Dopo aver parzialmente demolito le costruzioni dei suoi predecessori, eresse un terrazzo di mattoni non cotti, alto circa 12 metri, che ricopriva un’area di circa 32.000 m², vicino al confine nord-occidentale del quale, nell’angolo occidentale, fece costruire una ziggurat. Sulla sommità di questa montagna artificiale era stato eretto, come ad Ur ed Eridu, un piccolo alloggiamento, lo speciale tempio o residenza del dio. L’accesso alla ziggurat dallo spiazzo sottostante avveniva attraverso un piano inclinato situato sul lato sud-orientale. A nord-est della ziggurat vi era la Camera di Bel e ai suoi piedi si levavano varie costruzioni: templi, la camera del tesoro ed edifici simili. L’intera struttura era approssimativamente orientata con gli angoli rivolti verso i punti cardinali.
Ur-Gur, inoltre, ricostruì le mura della città seguendo, in linea generale, la precedente cinta di mura di Naram-Sin. La ricostruzione delle caratteristiche generali del tempio di questo e dei periodi immediatamente successivi, è stato notevolmente facilitata dalla scoperta di un frammento di tavoletta d’argilla con incisa una mappa di ricostruzione. Questa mappa rappresenta un quartiere della città a est del canale di Shatt-en-Zero, che era racchiuso all’interno di proprie mura, una città nella città, che formavano un quadrato irregolare con i lati lunghi approssimativamente 820 metri, separato dagli altri quartieri della città, da canali sui suoi quattro lati, con vasti moli lungo le pareti.
Il tempio continuò ad essere ampliato e ricostruito dai re delle dinastie di Ur e di Isin, come indicato dai mattoni e dagli oggetti votivi ritrovati. Questo comunque sembra essere stato gravemente danneggiato durante l’invasione degli Elamiti, come indicano i frammenti di vasi rotti e statue di quel periodo, ma allo stesso tempo Nippur ottenne il riconoscimento da parte dei conquistatori elamiti, tanto che Eriaku (il semitico Rim-Sin, il biblico Arioci), il re elamita di Larsa, si nominò “pastore della terra di Nippur”.
Tuttavia, sotto la successiva dinastia cassita, nella seconda metà del secondo millennio a.C., Ekur fu riportato al vecchio splendore: il tempio fu ampliato e adornato dai re di questa dinastia e centinaia di iscrizioni di questi re sono state scoperte nei relativi archivi.
Dopo la metà del XII secolo a.C. seguì un altro lungo periodo di decadenza, ma con la conquista di Babilonia da parte del re assiro Sargon, alla fine dell’ottavo secolo a.C., e sotto Assurpanibal (a metà del settimo secolo a.C.), Ekur raggiunse il suo momento di massimo splendore; la ziggurat, in quel periodo, venne restaurata, portandola da 39 a 59 metri di altezza.
Dopo questo periodo Ekur sembra decadere gradualmente, fino a quando, nel periodo seleucide, l’antico tempio venne trasformato in una fortezza. Questo fortezza fu occupata e successivamente ricostruita alla fine del periodo dei Parti, nel 250 d.C. circa, ma dopo la successiva dinastia dei Sasanidi cadde in rovina e il santuario fu trasformato in un luogo di sepoltura; solo un piccolo villaggio di capanne di fango, vicino alla ziggurat, continuò ad essere abitato.
D’enorme importanza sono le iscrizioni ove compaiono le varie dinastie, in particolare quella cassita che regnò dal 1600 al 1225 a.C.
Gran parte delle conoscenze su questa dinastia proviene da Nippr; di un’altra categoria sono i testi che riguardano gli archivi della famiglia dei Murashu: banchieri, mercanti, ecc., che hanno controllato il commercio e l’agricoltura sotto i persiani.
Gli scavi furono interrotti fino al 1948 quando l’università di Chicago in collaborazione con quella della Pennsylvania organizzò un’altra spedizione. Fu ritenuto che, anche se Nippur era letteralmente coperta delle dune di sabbia (questo avrebbe comportato una grande spesa in termini di denaro), le informazioni che si potevano ancora ottenere giustificarono gli enormi sforzi. Uno degli obiettivi era di dare un contesto storico alle tavolette recuperate durante la prima spedizione. Nel 1952 l’università della Pennsilvania si ritira dal progetto.
Per le prime tre stagioni (1948-52) gli scavi si sono concentrati nella zona della ziqqurat e nel colle adiacente (colle delle tavolette). I primi studiosi della Pennsilvania chiamarono questa collina “colle delle tavolette” o “quartiere degli scribi”, perché si pensava che gran parte degli scrivani abitasse in questo luogo. Le più importanti tavolette sono state ritrovate nell’omonimo monte, uno studio sulle annotazioni della spedizione precedente indica che un gran numero di esse è stato ritrovato nell’estremità Sud del monticello ad Ovest. Gli scavi hanno dimostrato che le tavolette, compresi i testi scolastici, dovevano trovarsi ovunque, consideriamo che Nippur aveva più di cento templi e numerosi edifici governativi.
Gli scavi sul colle delle tavolette, nelle trincee TA e TB, ci hanno permesso di avere una stratigrafia completa che va dal periodo accadico a quello achemenide (dal 2300 al 500 a.C.). Durante alcune esplorazioni vicino il colle delle tavolette e lo scavo di alcune trincee, R. C. Haines mise in luce il cosiddetto “tempio del Nord” (non sappiamo a chi fosse dedicato), e il tempio di Inanna, dea dell’amore e della guerra, una delle divinità più importanti del pantheon sumerico. Per 10 anni (dal 1953 al 1962) la spedizione lavorò sul tempio di Inanna mettendo in luce più di 17 strati sovrapposti datati dal periodo Gemdet Nasr (3200 a.C.) al periodo partico. Il tempio fu costruito in mattoni crudi quindi invece di ristrutturarlo si preferiva ricostruirlo sulle proprie rovine. In questa lunga sequenza di templi, in particolare nei primi dieci (3000-2000 a.C.), furono trovate migliaia di manufatti (statue, rilievi, ciotole, sigilli a cilindro, ceramiche, etc.) utilizzati tuttora come elementi di confronto per gli altri luoghi della Mesopotamia.
Nel 1972 diventò direttore McGuire Gibson. Egli istituì un nuovo programma di scavo era mirato a mettere in luce non solamente la parte religiosa, ma anche i settori governativi e privati della città per una ricostruzione topografica del sito. Gibson studiò i rapporti tra la città, le funzioni religiose e il relativo ambiente circostante. Egli fece riesaminare le mura della città; cercò di colmare le lacune nelle sequenze stratigrafiche dei vari periodi della Mesopotamia, in particolare per quello cassita e accadico, studiando anche i periodi più recenti come quello islamico (raramente si eseguivano scavi sistematici per studiare questi periodi).
La nuova spedizione si impegnò a mettere in relazione dati epigrafici ed archeologici, ma tentò anche di capire i sistemi ecologici e sociali dell’antica Nippur. Per questo, furono importate tecniche e punti di vista teorici della “new archeology” utilizzate per le zone preistoriche. Per realizzare questo progetto, lo studio fu concentrato nella zona Ovest di Nippur, che non veniva studiata dal lontano 1899. In quest’area si innalzava un imponente edificio a pilastri, di età seleucida (312-141 a.C.), accanto al quale fu rinvenuta la collezione di tavolette della famiglia del mercante Murašu, databile intorno al V secolo a.C.
I settori occidentali del tell furono sistematicamente scavati, essi si riconducono in tre aree principali, denominate: WA, WB ,WC. La loro prima operazione fu intrapresa nel settore WA (=Ovest, zona A) ovvero nella parte inferiore di un pozzo. Furono trovati i resti di un piccolo tempio databile all’età achemenide, che testimoniano contatti con l’Egitto, per la presenza di una placca alabastrina cui furono incise iscrizioni geroglifiche e un horus che regge ofidi e scorpioni. Lungo il lato Ovest del tempio, furono trovati i resti di un edificio sacro, utilizzato dal periodo d’Isin-Larsa (prima metà del II millennio a.C.) fino a quella neo-babilonese (prima metà del I millennio a.C.).
La natura sacra dell’edificio è dimostrata dal materiale epigrafico trovato. Purtroppo la divinità a cui è dedicata resta ignota. Nel settore WB furono scoperti i resti di un edificio cassita, forse adibito a magazzino e a centro di registrazione amministrativa dei beni, per il tipo di testi rinvenuti, datati ai regni al XIII secolo a.C. La planimetria dell’edificio sembra riprodurre (in forma ridotta) il palazzo reale della capitale cassita Dūr-Kurigalzu (vicino Bagdad), con un cortile centrale ove si sviluppano una serie di vani paralleli spesso non comunicanti. Fu in questa zona che l’università della Pennsylvania scoprì una serie di tavolette che dimostrano che lì si trova il centro amministrativo della città (dal periodo accadico, 2500 a.C., al VII secolo a.C.). Sotto la struttura cassita, fu trovata una casa babilonese del 1750 a.C. posseduta da una famiglia di panettieri, che utilizzò la parte anteriore dell’abitazione come ufficio e negozio, mentre lo spazio esterno per la cottura del pane e della carne. Sul pavimento dell’abitazione furono trovati: vasi di vario genere, un forno per il pane, vari attrezzi affilati, ma anche testi in cuneiforme.
Studiando bene l’edificio, gli archeologi, si sono resi conto che fu abbandonato all’improvviso e stando alle tavolette, questo è avvenuto nel 1750 a.C. (l’interruzione dei testi è datata appunto al 1750 a.C.). Questa improvvisa interruzione dei testi(datate nello stesso periodo), fu registrata anche in altre città della babilonia quali: Ur, Larsa e Isin; fu scoperto anche che solo quelle città che si trovano sul ramo occidentale del fiume Eufrate, hanno continuato a produrre testi anche in quel periodo(come Babilonia, Kish, Sippar, Borsippa, Dilbat). È dunque possibile che una catastrofe naturale, dovuta ad un cambiamento del percorso dell’Eufrate, sia la causa di tale interruzione. Un ulteriore prova dell’abbandono di Nippur fu data dalla dottoressa Elizabeth Stone con gli scavi nella “collina delle tavolette”. L’abbandono di Nippur non cessò fino al 1300 a.C., quando sotto la dinastia cassita fu riportata l’acqua all’interno della città.
Sovrapponendo l’antica mappa con un’attuale ci si rende conto che ci sono delle imperfezioni, infatti, non coincidono perfettamente, ma ci sono delle imperfezioni negli angoli. Il ritiro delle dune di sabbia, in quegli anni, permise di indagare nella zona ad Est della ziqqurat: EA, EB, EC; ma anche nel colle delle tavolette nella zona TC, TA. Con gli scavi a TC James A. Amstrong dimostrò che ci fu un totale abbandono di Nippur nell’età babilonese e un altro dopo l’occupazione cassita, ma anche che la seconda rinascita di Nippur avvenne intorno all’VIII secolo a.C., raggiungendo lo uno sviluppo massimo con Assurbanipal (fine VII secolo a.C.). Non si può dire con certezza se la città fu totalmente abbandonata, infatti, c’è la possibilità che il tempio di Enlil e la ziqqurat continuarono le loro funzioni con un minimo di personale.
Per quanto riguarda la zona industriale, tranne per il forno della zona WB, non è stata trovata alcuna traccia; in compenso sono state studiate bene le mura (zona WC, EA, EB, EC).
Nel 1989, per avere un quadro completo dei periodi più recenti (islamico, cristiano, ecc.), furono effettuati degli scavi a Ovest di WA. Nell’inverno del 1990, gli scavi nella zona WA misero in luce un tempio di discrete dimensioni: 100 x 40 metri (in realtà i primi scavi furono fatti nel 1972 e interrotti nel ’73 a causa delle dune di sabbia). Del tempio rimangono solo le parti inferiori delle pareti, con una stratigrafia che va dal neo-babilonese (600 a.C.) al periodo cassita (XIII secolo a.C.). Durante gli scavi furono ritrovate diverse statuette di cani.
Inoltre furono recuperati dei frammenti di statuette di esseri in atteggiamento di dolore: una con la mano sulla gola, mentre l’altra aveva una mano sulla testa e l’altra sullo stomaco. Il cane era il simbolo speciale di Gula, dio della medicina, si pensò che questo fosse il suo tempio, anche se fosse stato menzionato raramente nelle tavolette di Nippur. Ma la conferma fu data dal ritrovamento di un piccolo frammento di disco di lapislazzuli con un’iscrizione dedicata a Gula. Un erudito iracheno, Muhammad Alì Mustafà, scavò negli anni ’50 un piccolo tell di epoca cassita vicino a Dur Kurigalzu, anche li trovò statuette simili e su alcune c’erano delle preghiere dedicate a Gula. Si era pensato nel 1973 che data le dimensione poteva essere il tempio di Ninurta (divinità molto importante), ma dopo i primi risultati degli scavi del ’90, e da ritenere più probabile che sia stata trovata la sezione di Gula del tempio di Ninurta, poiché Gula altro non è che la moglie di Ninurta. Effettivamente la situazione di WA può essere inversa di quella trovata a Isin, dove Gula è la divinità principale della città e divide il suo tempio con Ninurta. Ci sono, però, alcuni eruditi, tra cui A. Westenholl che pensa che il tempio di Ninurta si trovi nel colle ad Ovest degli attuali scavi. Nel 1991 gli scavi furono interrotti dalla guerra del golfo. Sappiamo, però, che nelle sue prime fasi il tempio non era dedicato a Gula, che compare solo intorno al 2000 a.C., ma ad altre divinità della medicina come Bau.
I vari documenti ritrovati, soprattutto del periodo persiano, hanno permesso di gettar luce sulle condizioni della città e la gestione del Paese nel periodo persiano (quinto secolo a.C.) L’intera città di Nippur sembra essere a quel tempo soltanto un appannaggio del tempio. Il tempio, infatti, era un grande latifondista e possedeva sia i poderi che le terre da pascolo. Dai vari documenti ritrovati si è potuto inoltre ricostruire le liste degli stipendi dei funzionari del tempio.
Negli strati superiori di questi monticelli è stata inoltre ritrovata una grande città ebrea, datata circa all’inizio del periodo arabo. Tuttavia, i nomi ebrei che compaiono nei documenti persiani scoperti a Nippur, indicano che l’insediamento degli ebrei in questa città deve essere datato a un periodo anteriore e la scoperta su alcune tavolette del nome del canale Kabari suggerisce che l’insediamento ebreo dell’esilio, sul canale Chebar, a cui partecipò Ezechiele, possa trovarsi da qualche parte vicino a questi luoghi, se non essere addirittura la stessa città di Nippur. Hilprecht effettivamente credeva che il Kabari corrispondesse allo Shatt-en-Zero. Della storia e delle condizioni di Nippur nel periodo arabo sappiamo ben poco dagli scavi, ma da fonti esterne sembra che la città sia stata la sede di una diocesi cristiana nel tardo dodicesimo secolo d.C.
Gli scavi a Nippur sono stati tra i primi a rivelarci la grande antichità della civiltà babilonese e, come già detto, ci restituiscono una perfetta visione dei successivi sviluppi di questa civiltà, grazie ad una occupazione continua che va dal 5000 a.C. fino al Medio Evo. Ma nonostante Nippur sia stata quasi completamente esplorata più di ogni altra città babilonese, eccetto Babilonia e Lagash, soltanto una piccola parte delle sue antiche rovine sono state esaminate nel 1909. Gli scavi a Nippur sono infatti particolarmente difficili e costosi a causa dell’inaccessibilità del sito e della pericolosità delle terre circostanti ed ancora di più a causa della massa immensa di residui sotto cui sono sepolte le rovine babilonesi più antiche.
Oggi le suo rovine si trovano nell’odierna Fara, situata a sud di Nippur, sulle rive dell’Eufrate in quella che oggi è Al-Qādisiyyah, nel centro-sud dell’Iraq. I primi scavi furono condotti nel 1902 dal “Deutsche Orient-Gesellschaft”.[1] Tra i ritrovamenti più significativi vi sono rovine di case ben costruite, tavolette di argilla in cuneiforme con i registri amministrativi e liste di parole, indicanti una società fortemente sviluppata.
La città di Shuruppak era dedicata a Sud, chiamata anche Ninlil, la dea del grano. Shuruppak era infatti una città di stoccaggio e distribuzione del grano ed ebbe più sili di qualunque altra città sumerica.
L’insediamento di Shuruppak iniziò a svilupparsi nel primo periodo di Jemdet Nasr e fu abbandonato prima del tardo periodo babilonese.[2]
Nella versione WB-62 della lista dei re sumeri sono accennati due re/capi di Shuruppak.[3]. I nomi dei due re sono: SU.KUR.LAM, che regnò per 8 (shar) anni[4] e suo figlio Ziusudra che regnò per 10 (shar) anni.
Shuruppak è indicata nelle leggende sumeriche come il luogo del diluvio universale, che distrusse tutta l’umanità tranne un superstite, Ziusudra appunto. A questi fu ordinato da un dio di costruire un’arca, che l’avrebbe salvato dal disastro. Dopo il diluvio l’uomo e tutti gli altri esseri viventi vennero ricreati e allo stesso Ziusudra fu donata la vita eterna. Ziusudra corrisponde alla figura di Utnapishtim nell’epopea di Gilgamesh e al Noè biblico.
All’inizio del periodo protodinastico I a Shuruppak avvenne effettivamente una grande inondazione ad opera del Tigri e dell’Eufrate, attestata attraverso ritrovamenti archeologici e datata col radiocarbonio al 2900 a.C. circa.[5] Le ceramiche colorate che si trovano sotto lo strato dell’inondazione sono datate al periodo di Jemdet Nasr che ha immediatamente preceduto il periodo protodinastico I.[6] L’inondazione dei due fiumi ha lasciato molti depositi a Shuruppak, Uruk e Kish.
Gli scavi più recenti di Shuruppak sono descritti in questo documento
Lo ziggurat della città, E-igi-kalama [2] fu dedicato a Ninurta [3], il dio della terra e dell’aratro, caddie in rovina e fu poi ricostruita da uno dei figli del Re accadico Naram-Sin, e fu messa sotto la tutela di Lugalmarada (also Lugal-Amarda). La città fu poi conquistata dagli Accadi dal loro Re Sargon.
Una lista reale sumera afferma che fu la prima città ad avere dei sovrani dopo il Diluvio. La divinità protettrice della città era Zababa.
Kish fu il primo grande centro della civiltà sumerica e fra le sue mura vide la luce la prima dinastia di regnanti sumeri con cui si fa iniziare il periodo secondo protodinastico (2700-2600).
A detenere il potere politico di Kish era il re e non l’en, cioè il gran sacerdote. Proprio a testimonianza di ciò, molti regnanti successivi, anche dopo la caduta politica della città, si fregiarono dell’appellativo di Šar kiššati, cioè di Re di Kish.
Il titolo era probabilmente molto più che un vezzo dei potenti. La regione dell’Eufrate del settore di Kish, infatti, aveva un importantissimo peso strategico per tutta la Mesopotamia: chi deteneva il potere su quella zona aveva il controllo su gran parte dei canali di irrigazione che attraversavano tutta la regione.
Era situata a metà strada fra Tigri ed Eufrate, nel punto in cui i duefiumi nel loro scorrere più si avvicinano fra loro. La sua posizione ne giustifica la sua vocazione prettamente commerciale (una specie di Samarcanda mesopotamica). Sippar era la città che gli egizi chiamavano Tephzer.
Il nome accadico/babilonese Tammuz si è mantenuto fino ai nostri giorni nelle lingue semitiche, indicando il decimo mese del calendario ebraico (giugno/luglio ca.) ed il mese di luglio del calendario Gregoriano in lingua araba
Nella lista reale sumerica Dumuzi è anche indicato come secondo sovrano della mitica I dinastia di Uruk. Nel poema del ciclo epico sumerico a lui dedicato le caratteristiche divine di Dumuzi si sovrappongono alle sue caratteristiche di sovrano (impegnato, in particolare, nello scontro tra Uruk e Aratta).
Tra le rappresentazioni di Dumuzi è particolarmente conosciuta quella del dio pastore, celebrato dagli allevatori di pecore che lo dicevano figlio di Duttur, la personificazione divina della pecora. Mentre gli allevatori di bovini lo dicevano figlio di Ninsûna, la personificazione divina dei bovini selvatici. La rinascita della vegetazione in primavera e la floridità dei pascoli era infatti la base di quelle economie.
Da alcuni testi appare una forma del dio chiamato “Dumuzi del grano”, legato all’agricoltura ma in particolar modo alla fabbrica della birra di grano, attività nata nella civiltà sumero-accadica.
Ancora, una forma del culto lo vede come il “dio bambino”, Damu, da collegare alla venerazione dei coltivatori degli alberi da frutta nel basso Eufrate. La mitologia di Damu si distacca parzialmente da quella generale di Dumuzi, non prevede i riti del matrimonio ma è particolarmente importante il rito della ricerca del dio morto.
I culti e la figura di Dumuzi sono strettamente legati a quelli della dea Inanna (Ishtar). Il matrimonio tra il giovane dio e la dea dell’amore era celebrato e messo in scena sacralmente ogni anno. La coppia Inanna Dumuzi, oltre al mito, venne celebrata nella letteratura non religiosa come esemplare di una relazione amorosa.
« Io, una fanciulla, ho atteso tutto il tempo, fin da ieri
Io, Inanna, ho atteso tutto il tempo, fin da ieri
ho atteso tutto il tempo, ho danzato
ho cantato tutto il giorno, fino a sera,
mi ha conosciuto! Mi ha conosciuto!
Il nobile, il pari di An mi ha conosciuto.
Il nobile ha preso la mia mano nella sua.
Ushumgalanna ha messo il suo braccio attorno alle mie spalle.
Dove mi stai portando? Toro selvaggio,
lasciami andare, devo tornare a casa!
Pari di Enlil, lasciami andare, devo tornare a casa!
Che bugia racconterò a mia madre?
Nel famoso poema Discesa di Inanna agli inferi il dio Dumuzi viene sacrificato in vece della dea.
Nel poema “Il sogno di Dumuzi”, il dio ha una premonizione del proprio destino e chiede a tutti gli esseri della natura di lamentarlo. Il dio ha diversi sogni che preconizzano la sua morte, secondo tali sogni una banda di briganti lo avrebbe ucciso lungo una strada, nonostante ciò spera di sfuggire al destino. In più occasioni, quando il dio è catturato e tutto sembra perso si rivolge ad un’altra divinità, Utu, e riesce a sfuggire. Al termine della vicenda, cercando rifugio in un ovile senza protezioni nel deserto, i suoi inseguitori lo raggiungono ed il destino si compie.
Alla morte del dio seguono le lamentazioni e la disperata ricerca da parte della sorella Geshtinanna, parzialmente ciò ricorda il mito egiziano di Iside e Horus ma il ritorno alla vita del dio, in questo caso Damu, è riportato in una sola composizione.
Gli archeologi dividono il periodo proto-dinastico in quattro fasi:
proto-dinastico I (2900-2800 a.C.)
proto-dinastico II (2800-2600 a.C.)
proto-dinastico IIIa (2600-2500 a.C.)
proto-dinastico IIIb (2500-2334 a.C.)
Non sono ancora state rinvenute iscrizioni recanti il nome di re che possano essere associati all’inizio del proto-dinastico I; si suole distinguere il I ed il II proto-dinastico dalla forma dei sigilli cilindrici, più stretti nel I, più larghi e lunghi nel II, sui quali erano scolpite scene di banchetto o di caccia[1].
Il proto-dinastico IIIb è anche conosciuto come periodo presargonico (da Sargon di Akkad).
Si dice che il suo successore, Agga, avesse combattuto con Gilgamesh di Uruk, il 5º re di quella città. Da questo momento in poi per un certo periodo Uruk sembra che ebbe un ruolo di egemonia sui sumeri. Questo illustra una debolezza della lista dei re sumeri, poiché i contemporanei vengono spesso collocati in successive dinastie, rendendo la ricostruzione difficile.
Il monarca più famoso di questa dinastia fu Gilgamesh, l’eroe del poema epico Epic of Gilgamesh, di cui sono state rinvenute copie a Hattusas in Anatolia, a Megiddo in Israele e a Tell el Amarna in Egitto.
Eannatum, nipote di Ur-Nina, si nominò signore dell’intero distretto di Sumer oltre che delle città di Uruk (governata da Enshakushanna, dell’Elenco dei Re), di Ur, di Nippur, di Akshak e di Larsa. Egli annetté anche il reame di Kish, che tuttavia recuperò la propria indipendenza dopo la sua morte. Umma fu resa tributaria: un certo ammontare di cereali era riscosso da ogni suo abitante per esser poi versato nel tesoro della dea Nina e del dio Ingurisa.
La cosiddetta “Stele degli Avvoltoi”, ora al Louvre di Parigi, fu eretta come monumento alla vittoria di Eannatum di Lagash ai danni di Enakalle di Umma. Su di essa sono rappresentati vari episodi della guerra. In una scena il re è in piedi sul suo carro mentre impugna nella destra un’arma ricurva formata da tre barre di metallo tenute insieme da anelli, mentre i suoi seguaci – in gonnellino, elmetti sulle teste e lance nelle mani – marciano dietro di lui.
Le campagne militari di Eannatum si estesero oltre i confini di Sumer. Egli percorse in armi una parte di Elam, toccò la città di Az sul Golfo Persico e impose tributi anche a Māri. Tuttavia molti dei regni che egli conquistò spesso si ribellarono: la città di Nina – che probabilmente dette il suo nome alla successiva Ninive – fu ricostruita e furono scavati canali e bacini.
A lui succedette il fratello En-anna-tum I. Durante il suo governo Umma una volta ancora affermò la propria indipendenza sotto Ur-Lumma, che attaccò senza successo Lagash. Ur-Lumma fu sostituito da un sacerdote-re, Illi, che attaccò pure Lagash.
Suo figlio e successore Entemena restaurò il prestigio di Lagash. Illi di Umma fu sottomesso con l’aiuto dell’alleato Lugal-kinishe-dudu di Uruk, successore di Enshakushanna e anch’egli incluso nella Lista dei Re. Lugal-kinishe-dudu sembra essere stata la figura predominante a quel tempo, visto che si proclamò governante di Kish e di Ur.
Un tripode d’argento dedicato da Entemena al suo dio è ora al Louvre. Un fregio di leoni che divorano stambecchi e cervi, inciso con grande capacità artistica, corre intorno al collo, mentre un cimiero a forma d’aquila di Lagash adorna la parte globulare. Il vaso costituisce una prova dell’alto livello d’eccellenza già raggiunta dall’artigianato orafo. Un vaso di calcite, anch’esso dedicato da Entemena, è stato rinvenuto a Nippur. Dopo Entemena, una serie di deboli e corrotti sacerdoti-re è attestata a Lagash. L’ultimo di costoro, Urukagina, è noto per le sue riforme giudiziarie, sociali ed economiche, e ciò potrebbe a buon diritto costituire il primo codice legale conosciuto nella storia dell’uomo.
Urukagina fu rovesciato e la sua città di Lagash presa da Lugalzaggisi, il Sommo Sacerdote di Umma. Lugalzaggisi prese anche Uruk e Ur, e fece di Uruk la sua capitale. In una lunga iscrizione che egli ordinò fosse incisa su centinaia di vasi di pietra dedicati a En-Lil di Nippur, egli vantò che il proprio regno si estendeva “dal Mare Inferiore (Golfo Persico), lungo i fiumi Tigri ed Eufrate, al Mare Superiore” ossia il Mediterraneo. Il suo impero fu infine rovesciato da Sargon di Accad, che fondò il primo Impero semita.
Nella tarda letteratura babilonese il nome Akkadu, insieme a Sumero, appare come parte del titolo reale, al pari del sumero lugal Kiengi (ki) Uri (ki) o accadico shar māt Shumeri u Akkadi, tradotto come “Re di Sumer e di Accad”, che significa semplicemente “re di Babilonia”.
Il sito di Agade, capitale degli Accadi, non è stato identificato, benché testi risalenti al VI secolo a.C. lo menzionino insieme ai suoi edifici in rovina.
I Gutei furono infine cacciati dai Sumeri sotto Utu-hegal di Uruk. Con la morte di questo, salì al potere Ur-Nammu di Ur che fondò quella che è maggiormente nota come la III dinastia di Ur. Sebbene la lingua sumera (Emegir) tornasse ancora una volta ad essere quella ufficiale, l’identità sumera già era a quel punto in declino, dal momento che la popolazione costantemente diventava viepiù semitizzata. Dopo che questa dinastia fu distrutta dagli Elamiti, una fiera rivalità si sviluppò fra le città-Stato di Larsa – che subiva assai più l’influenza elamita piuttosto che quella sumerica – e di Isin, che era più che altro amorrea (come i parlanti semitico hanno cominciato ad essere chiamati). I semiti finirono col prevalere in Mesopotamia all’epoca di Hammurabi di Babilonia, che creò l’Impero babilonese, mentre il linguaggio e il nome di Sumer progressivamente è entrato a far parte del patrimonio degli studiosi dell’antichità (malgrado la loro influenza su Babilonia e tutte le successive rimanesse davvero grande). Un numero esiguo di storici sostiene che alcuni Sumeri agissero in certo senso per conservare la propria identità, costituendo i Magi, ossia la casta sacerdotale ereditaria che è nota ai più come Medi.
Fu nel 1700 a.C. che l’impero babilonese raggiunse il massimo del suo splendore con il re Hammurabi. Questi espanse enormemente il suo dominio su tutta la bassa Mesopotamia e fece di Babilonia il centro di una rete di alleanze con tutte le città più importanti della regione. Il re distrusse inoltre la città di Mari, situata sull’Eufrate, nella Mesopotamia centrale, costruita da popolazioni semite provenienti dal deserto arabico.
Nel palazzo di Mari sono state ritrovate numerose tavolette di scrittura, ma l’innovazione più importante dell’epoca fu il grande codice di leggi, il Codice di Hammurabi, il quale ritrovamento, oltre a chiarire i vari aspetti della politica e della giustizia babilonese, ha anche permesso di ricostruire la gerarchia sociale dell’impero.
La situazione mutò quando il re ittita Mursili I invase la regione, causando il crollo dell’impero, che passò sotto la dominazione cassita (XVIII-XII secolo a.C.)
Nonostante la Mesopotamia mantenesse la sua indipendenza in questo periodo essa non era una potenza del Vicino Oriente e in questo periodo ci furono molte guerre nel Levante tra Egitto, impero ittita e i Mitanni. L’Assiria partecipò a queste guerre verso la fine del periodo, ma i Cassiti non lo fecero, anche se combatterono contro Elam a est. Alla fine gli Elamiti conquistarono Babilonia causando il crollo dell’impero cassita.
Nel 1300 a.C. circa però divennero vassalli degli ittiti, una popolazione Indo-Europea che aveva conquistato quasi tutta l’Asia minore.
Del periodo dal XII al X secolo non si sa molto a causa delle poche iscrizioni rinvenute risalenti a quel periodo: Di questo periodo si sa che l’Assiria e Babilonia rimasero importanti, che l’impero ittita crollò all’inizio di questo periodo e che in questo periodo la Mesopotamia venne invasa da nuove civiltà.
I loro eserciti furono fra i primi a usare la cavalleria che prese il posto dei carri da combattimento e si guadagnò grande fama di valore e brutalità. Al loro culmine gli Assiri dominarono su tutta la Siria-Palestina, l’Egitto e Babilonia. Tuttavia l’Impero cominciò a collassare verso la fine del VII secolo a.C. e fu annichilito da un’alleanza fra il risorgente Impero neo-babilonese e gli iranici Medi.
L’Assiria nei primissimi tempi storici indicava una regione dell’Alto fiume Tigri, chiamata così per la sua originaria capitale, la città di Assur. Più tardi, come una nazione e un Impero, essa cominciò a includere all’incirca la metà settentrionale della Mesopotamia (la metà meridionale essendo dominata da Babilonia).
L’Assiria propriamente detta è stata localizzata nelle regioni montagnose che si estendono fra il fiume Tigri e le alte catene montuose dell’Armenia, talora chiamate le “Montagne di Assur”.
Accanto ad Assur, le altre tre città assire furono Calah, Khorsabad e Arbela.
Questa regione sembra essere stata governata da Sumer, Accad e dalla Babilonia settentrionale nelle sue primissime fasi, facendo parte dell’Impero di Sargon il Grande. Distrutta dai barbari nel periodo gutiano, essa fu riedificata e finì con l’essere governata come parte dell’Impero della III dinastia di Ur. L’Assiria, in quanto reame indipendente, fu forse costituita verso il 1900 a.C. da Bel-kap-kapu.
La città di Assur fu conquistata da Shamshi-Adad I (1813-1791 a.C.) come consguenza dell’espansione delle tribù amorree che muovevano dal delta del fiume Khabur. Egli pose suo figlio Ishme-Dagan sul trono della vicina Ekallatum e consentì ai commerci di continuare. Fu solo dopo la morte di Shamshi-Adad e la caduta dei suoi figli che Hammurabi di Babilonia conquistò Assur. Con Hammurabi, i vari karum in Anatolia cessarono la loro attività mercantile, probabilmente a causa delle merci di Assiria che erano all’epoca commerciate con i partner babilonesi.
Nel XV secolo, Saushtatar, re di Hanilgalbat (Hurriti dei Mitanni), saccheggiarono Assur e resero l’Assiria un vassallo. L’Assiria versò tributi al Mitanni fin quando il potere dei Mitanni collassò a causa della pressione ittita, consentendo a Assur-uballit I (1365-1330 a.C.) ancora una volta all’Assiria di tornare ad essere una potenza indipendente e conquistatrice. Il Mitanni fu infine conquistato sotto Adad-nirari I, che descrive sé stesso come un “Gran Re” (Sharru rabû) nelle lettere ai governanti ittiti.
Il successore di Adad-nirari I, Salmanassar I, fece di Calach la sua capitale operando un’espansione del suo regno verso nord-ovest, per lo più a spese degli Ittiti, raggiungendo il Carchemish. Suo figlio e successore, Tukulti-Ninurta, depose Kadashman-Buriash di Babilonia e vi governò come re per sette anni. Dopodiché Babilonia si rivoltò contro Tukulti-Ninurta e più tardi rese l’Assiria tributaria durante i regni dei re babilonesi Melishipak II e Marduk-apal-iddin I; questo fu un altro periodo debole per l’Assiria.
Quando l’Impero ittita collassò sotto l’attacco dei Frigi (chiamati Mushki negli annali assiri), Babilonia e l’Assiria iniziarono a rivaleggiare per le regioni amorree precedentemente sotto il saldo controllo ittita. Il re assiro Assur-resh-ishi sconfisse Nabucodonosor I di Babilonia in una battaglia in questa regione.
Nel 1114 a.C. divenne re il figlio di Assur-resh-ishi, Tiglat-Pileser I che attraversò l’Eufrate catturando Carchemish, sconfisse i Frigi e i resti degli Ittiti – anche quelli cercavano di raggiungere il Mar Nero – e avanzò verso il Mediterraneo, assoggettando la Fenicia. Inoltre marciò su Babilonia due volte, assumendo il vecchio titolo di ‘Re del Sumer e Accad’, sebbene non fosse riuscito a deporre il re babilonese allora in carica. Può essere considerato il fondatore del primo impero assiro.
Dopo Tiglat-Pileser I, gli assiri vissero un periodo di declino per quasi due secoli, nei quali si susseguirono logoranti guerre con i vicini Urartu e continue invasioni da parte dei nomadi aramaici. Questo lungo periodo di debolezza terminò con l’ascesa al trono di Adad-nirari II nel 911 a.C. Il nuovo sovrano riportò fermamente sotto il suo controllo le aree ancora, almeno nominalmente, appartenenti agli Assiri, deportando le popolazioni al nord, in posti molto lontani. Oltre allo spingere il confine con Babilonia leggermente più a sud, non intraprese una politica di espansione, e i confini dell’impero che consolidò non si spinsero oltre a Khabur. Il suo successore, Tukulti-Ninurta II, fece alcune conquiste al nord durante il suo breve regno.
Il successivo re, Assurbanipal II (883 a.C. – 858 a.C.), intraprese un grande programma di spietata espansione, prima incutendo terrore a tutti i popoli del nord tra cui i Nairi, poi assoggettando gli Aramaici tra Khabur e l’Eufrate. La sua durezza scatenò una rivolta che fu ferocemente soppressa in una battaglia di due giorni. A seguito di questa vittoria, avanzò senza ostacoli fino al Mediterraneo ed impose pesanti tributi ai fenici. Come mai prima d’allora, gli Assiri cominciarono a vantarsi e a godere della loro spietatezza. Assurbanipal II inoltre trasferì la capitale alla città di Kalhu (Nimrud).
Il figlio di Assurbanipal, Salmanassar III (858 a.C. – 823 a.C.), combatté contro Urartu e, nel regno di Ahab, il re d’Israele, marciò in testa ad un esercito contro l’alleanza di stati siriani (una rara occasione della storia che vede un’alleanza tra lo stato di Israele ed il regno aramaico). I due eserciti di scontrarono a Karkar nell’854 a.C. e, a dispetto della descrizione fornita da Salmanassar, secondo la quale il suo esercito avrebbe “vinto l’opposizione”, sembra che la battaglia sia terminata con uno stallo, in quanto le forze assire furono ritirate poco tempo dopo. Salmanassar riprese sotto il suo controllo Carchemish nel 849 a.C., e nell’841 si mise alla testa di un esercito che marciò contro Damasco, prima assediandola e poi invadendola, prendendone il controllo. Sottomise anche Jehu di Israele, Tiro e Sidone. Sul suo obelisco nero, scoperto a Kalhu, erano incise le molte imprese militari del suo regno.
Nel secolo successivo, l’Assiria attraversò nuovamente un periodo di declino, a causa di sovrani deboli e di una ripresa d’espansione degli Urartu. Adad-nirari III (810-782 a.C.) risollevò le sorti del regno sottomettendo tutta la Siria fino ad Adom ed avanzando contro i Medi, forse riuscendo addirittura a giungere al Mar Caspio.
Nel 745 a.C. il comando fu preso che assunse il nome di Tiglat-Pileser III. Dopo aver sottomesso Babilonia, su cui regnò col nome di Pul, e aver severamente punito gli Urartu, diresse i suoi eserciti in Siria, che aveva riguadagnato la sua indipendenza. Espugnò Arado vicino ad Aleppo nel 740 a.C., dopo un assedio di tre anni, riducendo il potere di Hamath. Azariah (Uzziah), essendo un alleato del re di Hamath, fu costretto da Tiglat-Pileser a rendergli omaggio e a pagare tributi annui.
Nel 738 a.C. Tiglat-Pileser III occupò la Filistea e invase Israele, imponendogli pesanti tributi. Ahaz, re della Giudea, entrò in guerra contro Israele e la Siria, chiedendo aiuto al re assiro promettendogli una ricompensa in oro ed argento; questi, secondo i patti, “marciò contro Damasco, sconfisse e fece uccidere Rezin e assediò la città.” Dopo aver lasciato una parte dell’esercito a proseguire l’assedio, avanzò, devastando con fuoco e spade la provincia ad est della Giordania, Filistea e Samaria. Nel 732 a.C. espugnò Damasco, deportandone gli abitanti in Assiria. Nel 729 a.C., si fece incoronare “Re Pul di Babilonia”.
Tiglat-Pileser III morì nel 727 a.C. e il suo successore, Salmanassar V, riorganizzò l’Impero in province, sostituendo ai vassalli del re dei governatori assiri. Tuttavia, il re Osea di Israele smise di pagare i tributi e si alleò all’Egitto contro l’Assiria nel 725 a.C. Ciò spinse Salmanassar ad invadere la Siria e ad assediare Samaria (capitale di Israele) per tre anni.
Nel 705 a.C. Sargon fu ucciso durante una battaglia con i Cimmeri e il suo successore, il figlio Sennacherib, trasferì la capitale a Ninive, costringendo i deportati a lavorare al sistema dei canali d’irrigazione della città. Nel 701 a.C. Ezechia di Giudea stipulò un’alleanza con l’Egitto contro l’Assiria, e Sennacherib di conseguenza si mosse verso Gerusalemme, distruggendo 46 villaggi sul suo cammino. La vicenda è descritta in Isaia 10; i fatti accaduti in seguito non sono chiari (la Bibbia dice che un Angelo del Signore colpì l’esercito assiro a Gerusalemme; Erodoto afferma che furono decimati da una malattia diffusa dai topi d’Egitto; gli storici moderni danno credito alla teoria della pestilenza); tuttavia, ciò che è certo, è che l’esercito invasore fu in qualche modo decimato, e che Sennacherib non riuscì a catturare Gerusalemme. Nel 689 a.C., Babilonia si rivoltò, ma Sennacherib rispose prontamente aprendo i canali attorno alla città ribelle e inondando il terreno esterno fino a che non divenne simile a una palude, causandone la distruzione, e costringendo gli abitanti alla fuga. Nel 681 a.C., Sennacherib fu assassinato, probabilmente da uno dei suoi figli.
A Sennacherib succedette il figlio Assarhaddon (Assur-aha-iddina), governatore della Babilonia durante il regno del padre. Come re, fece immediatamente ricostruire Babilonia. Sconfisse i Cimmeri e i Medi (riuscendo nuovamente a penetrare fino al Monte Bikni), ma non riuscendo a mantenere l’ordine in queste area, volse la sua attenzione alla zona occidentale della Fenicia, che si era alleata con l’Egitto contro di lui, e saccheggiò Sidone nel 677 a.C. Catturò inoltre Manasse di Giudea e lo tenne prigioniero per qualche tempo a Babilonia. Stancatosi delle intromissioni dell’Egitto, lo invase nel 674 a.C., conquistandolo completamente nel 671 a.C. Al tempo l’Assiria, ancora in guerra con gli Urartu e Dilmun (probabilmente il moderno Qatar), aveva un’estensione territoriale che mai aveva conosciuto e che mai più avrebbe raggiunto. Infatti, i governatori assiri che Assarhaddon aveva assegnato all’Egitto furono costretti a fuggire dall’indomabile popolazione e, alla testa di un esercito diretto verso il paese ribelle per calmare le acque, Assarhaddon morì improvvisamente, nel 669 a.C.
Assurbanipal (Assurbanapli), figlio di Assarhaddon, gli succedette. Continuò la campagna in Egitto, quando non distratto dalle pressioni dei Medi ad oriente e dei Cimmeri a nord della Siria. Non riuscendo a frenare l’Egitto, vi collocò Psammetico come vassallo nel 663 a.C., ma nel 652 a.C. questi era diventato talmente potente da dichiarare con arroganza indipendenza dall’Assiria, aiutato dal fatto che il fratello di Assurbanipal, Shamash-shum-ukin, governatore di Babilonia, in quell’anno iniziò una guerra civile che perdurò fino al 648 a.C., quando Babilonia fu saccheggiata e il fratello bruciò il palazzo, uccidendosi. Il paese di Elam (la Susiana, nell’attuale Iran) fu completamente devastato nel 646 a.C. e nel 640 a.C.
Tuttavia, alcuni assiri sono riusciti a mantenere la loro identità ed esistono ancora, principalmente nel nord dell’Iraq, dove si distinguono dai vicini arabi, curdi e turchi per le loro tradizioni, politica, religione cristiana e dialetto aramaico.
Col recupero dell’indipendenza babilonese sotto Nabopolàssar si inaugurò una nuova epoca di attività architettoniche e suo figlio Nabucodonosor II di Babilonia rese Babilonia una delle meraviglie del mondo antico.
Fu sotto il governo del re Nabucodonosor II di Babilonia (605 a.C.-562 a.C.) che Babilonia divenne una delle più splendide città del mondo antico. Nabucodonosor ordinò la completa riedificazione dei giardini imperiali, inclusa la ricostruzione dell’Etemenanki e la ricostruzione della Porta di Ishtar, la più spettacolare delle otto porte che circondavano il perimetro di Babilonia. La Porta di Ishtar sopravvive oggi nel Museo di Pergamo a Berlino. Si crede anche che Nabucodonosor abbia fatto costruire i Giardini pensili di Babilonia (una delle sette meraviglie del mondo antico) che si dice egli avesse costruito per la sua moglie malata Amyitis. Se i giardini siano mai esistiti è argomento di disputa. Sebbene scavi dell’archeologo tedesco Robert Koldewey abbiano fatto pensare che si fossero rinvenute le loro fondamenta, molti storici sono in disaccordo circa la loro collocazione e alcuni pensano che ci si possa essere confusi con i giardini di Ninive.
Queste furono sottomesse inizialmente dalla potenza dei Medi, che ricacciarono gli Sciti e i Cimmeri e, alleatisi con i Babilonesi, annientarono l’Impero assiro. Con Ciro il Grande i loro vassalli Achemenidi si assicurarono la supremazia su tutta la regione (550 a.C.): Ciro fu il fondatore dell’Impero persiano, che nel giro di due decenni si estese conquistando Babilonia (539 a.C.) e sottomettendo le città greche dell’Asia minore e le popolazioni dell’Iran orientale e delle steppe asiatiche, fino all’Indo. La superiorità militare persiana sui popoli occidentali derivava dalla conoscenza delle tecniche di combattimento tipicamente asiatiche, come l’uso di arcieri a cavallo. Cambise II, tra il 529 e il 522, allargò ulteriormente i confini dall’impero, conquistando anche l’Egitto, ma fu il successore Dario I (521-486) che dette all’impero la massima estensione con puntate nei territori degli Sciti e dei Traci a ovest del Mar Nero.
Sotto Dario iniziarono le guerre persiane, dettate dalla volontà di assoggettazione imperialistica delle città greche. Esse non andarono a buon fine, pur se i Persiani continuarono poi per oltre un secolo a influire in modo rilevante sulle vicende politiche della Grecia.
L’Impero persiano classico aveva un’organizzazione burocratica (satrapie) e una notevole capacità di esercitare il controllo politico nel rispetto delle culture, delle leggi e delle religioni locali, pur se il Mazdeismo era considerato religione di Stato. La successiva involuzione dispotica e le rivolte locali ne indebolirono la struttura e l’Impero persiano cadde sotto i colpi della nascente potenza macedone: nel 331 Alessandro Magno, dopo aver sconfitto Dario III, ultimo imperatore persiano, conquistava Persepoli.
Durante il II secolo a.C. l’impero cominciò a decadere. La provincia di Bactria si rivoltò, e la Parthia fu conquistata dai semi-nomadi Parti. Inoltre i Parti conquistarono l’Iran e la Mesopotamia. L’impero seleucide continuò a declinare e alla fine le sue province rimanenti vennero conquistate dai romani nel 64 a.C.
La nobiltà Partiana reagì contro l’impero romano in crescita. Nel 114 Traiano occupò temporaneamente la Mesopotamia ma fu poi riconquistata dai parti. In seguito la provincia di Persia si ribellò ai parti e sconfisse l’ultimo imperatore parto nel 224.
La nuova dinastia persiana, quella Sasanide, restaurarò l’autorità centrale. I conflitti con Roma prima e l’Bisanzio poi continuarono. Nel 602 il re di Persia Cosroe II invase l’impero romano d’Oriente con il pretesto di vendicare la morte dell’imperatore suo amico Maurizio, assassinato dal nuovo imperatore Foca; in pochi anni la Mesopotamia venne interamente soggiogata dai Persiani; questi si spinsero oltre conquistando tutta la Siria, la Palestina e l’Egitto arrivando fino alle porte di Costantinopoli, che assediarono senza successo nel 626. Nel 627-628 l’imperatore bizantino Eraclio, dopo una serie di vittoriose campagne iniziate nel 622-623, riuscì a infliggere una decisiva sconfitta al nemico sasanide a Ninive, penetrando in Assiria e minacciando la capitale sasanide Ctesifonte. Incapace di fermare la sua avanzata, Cosroe II di Persia venne assassinato e l’impero sasanide cadde nel caos; il successore di Cosroe II, restituì ai Bizantini i territori occupati dai Persiani riportando il confine tra i due imperi a quello nel 602. Ma il peggio doveva ancora arrivare: infatti l’impero sasanide, dilaniato dalle guerre civili, non poté riprendersi in quanto dovette affrontare gli arabi che si stavano espandendo molto. Alla fine gli arabi riuscirono a sconfiggere definitivamente i sasanidi e a conquistare la Persia, la Siria e l’Egitto.

Ur è nominata quattro volte nell’Antico Testamento, con la distinzione “di Kasdim/Kasdin” – reso tradizionalmente in italiano come “Ur dei Caldei” riferendosi alla popolazione dei Caldei che si erano stanziati li vicino già intorno al 900 a.C. Nella Genesi, il nome appare in 11,28, in 11,31 ed in 15,7. Nel Neemia 9,7 il singolo passaggio che accenna ad Ur è una parafrasi della Genesi.
Nel libro dei Giubilei si afferma che Ur è stata fondata nel 1687 Anno Mundi dal figlio di Ur di Kesed, probabile discendente di Arphaxad, inoltre si afferma che durante quello stesso anno iniziarono le guerre sulla Terra.
« E Ur, figlio di Kesed, costruì Era, (dalle parti) dei Caldei e la chiamò con il nome proprio e con il nome di suo padre »
(Libro dei Giubilei 11:3)Ur è considerata da molti come la città di Ur Kasdim che viene nominata più volte nel Libro della Genesi come il luogo di nascita del patriarca Abramo. Questa identificazione, tuttavia, non è accettata da tutti.
Ur è nominata quattro volte nell’Antico Testamento, con la distinzione “di Kasdim/Kasdin” – reso tradizionalmente in italiano come “Ur dei Caldei” riferendosi alla popolazione dei Caldei che si erano stanziati li vicino già intorno al 900 a.C. Nella Genesi, il nome appare in 11,28, in 11,31 ed in 15,7. Nel Neemia 9,7 il singolo passaggio che accenna ad Ur è una parafrasi della Genesi.
Nel libro dei Giubilei si afferma che Ur è stata fondata nel 1687 Anno Mundi dal figlio di Ur di Kesed, probabile discendente di Arphaxad, inoltre si afferma che durante quello stesso anno iniziarono le guerre sulla Terra.
« E Ur, figlio di Kesed, costruì Era, (dalle parti) dei Caldei e la chiamò con il nome proprio e con il nome di suo padre »
(Libro dei Giubilei 11:3)
Il primo scavo fu eseguito dal console britannico J.E. Taylor, che riportò alla luce una parte della ziggurat. Furono ritrovati cilindri di terracotta recanti iscrizioni in caratteri cuneiformi ai quattro angoli sulla sommità della ziggurat. Le iscrizioni appartenevano a Nabonido, l’ultimo re di Babilonia (539 a.C.), le quali si concludevano con una preghiera per il suo figlio Belshar-uzur (Bel-ŝarra-Uzur), il Baldassarre del libro di Daniele. Furono trovate tracce di una antecedente restaurazione ad opera di Ishme-Dagan di Isin, di Gimil-Sin di Ur e di Kuri-galzu, un re cassito di Babilonia del XIV secolo a.C. Taylor fece ulteriori scavi e in tutta la città trovò abbondanti resti di sepolture di epoca posteriore. Apparentemente, negli ultimi tempi Ur si era trasformata in un luogo di sepoltura, e quindi la città, anche dopo il suo abbandono, continuò ad essere usata come necropoli.La prima campagna di scavi vera e propria ebbe luogo nel 1919 e fu diretta da H. R. Hall; in seguito, dal 1922, una missione comune del British Museum e dell’università di Pennsylvania, diretta da L. Woolley, vi scavò per dodici anni consecutivi. Furono scoperte un totale di circa 1.850 sepolture, comprese sedici che furono descritte come “tombe reali” in quanto non solo contenevano un gran numero di importanti manufatti, ma anche a causa del diverso rituale di sepoltura nel quale intervenivano sacrifici umani. Infatti, per scortare il re o la regina nell’aldilà, era immolati, più o meno volontariamente, cortigiani, domestici, guardie e musicisti di corte. La maggior parte delle tombe reali erano datate al 2600 a.C. circa. I ritrovamenti includevano anche la tomba intatta della regina Puabi. Ben diciassette vittime umane, tra cui dieci dame della corte con addosso bellissimi ornamenti d’oro, di lapislazzuli e di corniola furono sepolte insieme a lei. Anche in molte altre tombe sono state scoperte vittime umane e stupendi manufatti, come lo Stendardo di Ur.Vicino allo ziggurat di Nanna furono inoltre scoperti il tempio di E-nun-mah e le costruzioni di E-dub-lal-mah (eretto per un re), E-gi-par (residenza del sommo sacerdote) e E-hur-sag (una costruzione tempiale). Fuori dalla zona del templi, furono ritrovate molte case usate nella vita di tutti. Gli scavi, inoltre, si spinsero sotto lo strato reale delle tombe portando alla luce uno strato spesso 3,5 metri di argilla alluvionale e altri strati più antichi come quelli del periodo di Ubaid, nella quale si formarono i primi insediamenti nella Mesopotamia del sud. Woolley successivamente scrisse molto articoli e libri sulle sue scoperte. La maggior parte dei tesori dissotterrati ad Ur si trovano ora al British Museum e all’University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology.
Di Ur è il più antico reperto completo di un gioco da tavolo che sia mai stato scoperto ossia il gioco reale di Ur.
La base della ziqqurat misura 62,5×43 metri e l’altezza quasi 21 metri. Come le altre ziqqurat è una piramide a gradoni. L’altezza dei piani diminuisce progressivamente, il più basso è di 12 metri, il mediano di 5, il più in alto di 3.
Le pareti, invece di alzarsi verticalmente, si inclinano molto verso l’interno, suggerendo l’idea del moto ascensionale. Per creare un armonioso legame tra i piani tre scalinate, ognuna di 100 gradini convergono sotto una torre di guardia a forma di cupola. Le scalinate laterali erano riservate ai civili, mentre la scala centrale poteva essere percorsa solo dai sacerdoti. Le pareti sono leggermente curvate per evitare l’effetto ottico che esse si pieghino verso l’interno. Il tempio di Nanna si trovava in cima. Il materiale con cui è stata costruita è il mattone.

Uruk si trova oggi 20 chilometri ad est del fiume Eufrate, in una regione paludosa a circa 230 chilometri a sud-est di Bagdad. Secondo una moderna ipotesi il nome “Iraq” potrebbe derivare da Uruk, ma si tratta di una teoria non dimostrata.
Nel suo momento di massimo splendore, Uruk contava una popolazione di circa 80.000 abitanti che vivevano in 6 chilometri quadrati racchiusi da una doppia cinta di mura lunga 9 chilometri, rappresentando, al suo tempo, la più grande e popolosa città del mondo, oltre che una delle più antiche nella storia dell’uomo.
L’origine della città sembra derivare da due primi insediamenti, successivamente conosciuti come Kullab (anche Kulaba o Kullaba) ed Eanna. Queste due zone della città erano caratterizzate da ampie piattaforme costruite con mattoni di fango aventi in cima i templi dedicati al culto: Kullab era l’area dedicata al dio maggiore del pantheon, Anu, nell’Eanna vi erano invece i templi associati al culto della dea dell’amore Inanna (Ishtar).
Uruk, fin dai primi tempi, ebbe un ruolo molto importante nella storia politica e religiosa del paese. Agli inizi del III millennio a.C. la città, sotto la terza dinastia di Uruk, estese la sua egemonia sulla Babilonia e divenne un grande centro di culto del dio Anu e in generale uno dei maggiori centri religiosi del regno.
Uruk fu la città dello storico re Gilgamesh, eroe della famosa epopea. Le mura di Uruk si dice fossero state costruite proprio da questo re, oppure dal suo predecessore Enmerkar (il fondatore della città secondo la Lista dei re), che fece anche costruire il famoso tempio di Eanna, dedicato al culto di Inanna (Isthar).
Oppenheim al riguardo ha detto: “Ad Uruk, nella Bassa Mesopotamia, la civiltà sumera sembra raggiungere il suo massimo picco creativo. Ciò è sottolineato dai ripetuti riferimenti a questa città in ambito religioso e, in particolare, dai testi letterari, compresi quelli di ordine mitologico; anche la tradizione storica della lista dei re sumeri lo conferma. Da Uruk il centro del potere politico sembra poi muoversi verso la città di Ur.”
Attorno al 2100 a.C., con il governo della III dinastia di Ur, il prestigio e il potere di Uruk iniziano a declinare. Successivamente la città ebbe un ruolo primario nelle lotte dei Babilonesi contro gli Elamiti fino al 2004 a.C., anno in cui fu gravemente danneggiata; i ricordi di alcuni di questi conflitti si ritrovano nell’epopea di Gilgamesh.
La città continuò ad esistere sino all’epoca seleucide, nel III-II secolo a.C., periodo nel quale la città trovò nuovo splendore, con la costruzione di alcuni templi. Anche in epoca posteriore, sotto i Parti (141 a.C. – 225 d.C.) furono erette nuove costruzioni, come l’imponente santuario di Eanna.
La città fu definitivamente abbandonata a partire dal V secolo d.C.
La seconda zona sacra era quella dello ziqqurat di Anu. In realtà non era propriamente uno ziqqurat, ma un’ alta terrazza su cui si trovava lo splendido Tempio Bianco di Anu.
La terza zona comprendeva un tempio di epoca seleucide.
Le ricerche testimoniano la successione di più di 18 livelli di insediamenti urbani e sono stati riportati alla luce alcuni dei più antichi documenti sumerici. I risultati delle scoperte sono stati pubblicati da Adam Falkenstein ed altri epigrafisti tedeschi.
Uruk I, databile all’inizio del III millennio a.C., in cui si ritrovano costruzioni in mattoni crudi;
Uruk II-III, appartenente all’epoca di Gemdet-Nasr (3000-2900 a.C.), in cui si hanno costruzioni in mattoni crudi piatti a sezione quadrata e decorazioni murali;
Uruk IV, periodo in cui fu costruito il “tempio rosso” e inventata la scrittura. Si trattò, in generale, di un periodo molto fiorente;
Uruk V-VI, costruzioni in mattoni piatti e rettangolari; in questo periodo vengono costruiti splendidi complessi, come il “tempio bianco”;
Uruk XI, periodo nel quale compaiono i primi manufatti in bronzo.
Ad Uruk è stato ritrovato il più grande tempio sumerico, il famoso tempio D, che misurava 80 x 30 metri. La navata centrale era grande 62 x 11,30 metri. La struttura comprendeva nartece, navata, transetto, abside centrale con due annessi, diaconicon e protiro. Si tratta della stessa struttura con cui saranno costruite le chiese cristiane, dopo tre millenni. Altri splendidi edifici ritrovati sono lo Scrigno di Anu, l’archivio e la già menzionata ziggurat.
Altri famosi reperti portati alla luce sono il cosiddetto Vaso di Warka, un vaso in pietra scolpito con scene del mito della dea ‘In-ninn’, datato circa al 3000 a.C., e la Dama di Warka, un volto femminile in marmo, forse della dea Inanna, del periodo protostorico.
Dagli scavi degli ultimi anni si apprende dell’esistenza di colonie commerciali urukite in Iran, Turchia, Siria e Palestina nelle quali la cultura di Uruk si trasmise alle popolazioni locali.

La città sorgeva su entrambe le rive del canale di Shatt-en-Nil, uno dei più antichi corsi dell’Eufrate, situato fra il suo attuale corso e il fiume Tigri, circa 160 chilometri a sud-est di Bagdad. Nippur è rappresentata dal grande complesso di cumuli di rovine conosciuti dagli arabi sotto il nome di Nuffar, scritto dai primi esploratori Niffer. Il punto più alto di queste rovine, una collina conica di circa 30 metri, a nord-est del canale, è chiamata dagli arabi Bint el-Amiror (“figlia del principe”).
Mentre il villaggio si sviluppava e i suoi abitanti iniziavano a civilizzarsi, questi hanno iniziato ad utilizzare come materiale di costruzione, almeno per quanto riguarda il tempio, mattoni di fango al posto delle canne di palude. La prima età della civilizzazione, che possiamo indicare come età dell’argilla, è caratterizzata da terraglie fatte a mano e da mattoni piani da un lato e concavi dall’altro. La forma esatta del tempio di questo periodo non può essere individuata, ma sembra essere in qualche modo collegata con la cremazione dei defunti; resti di queste cremazioni sono stati ritrovati negli strati pre-Sargonici. Numerose prove indicano che in questo luogo siano succedute diverse popolazioni, con differenti gradi di civilizzazione. Uno strato è contrassegnato da ceramiche ottimamente decorate, simili a quelle trovate in un corrispondente strato a Susa e molto più simili alle prime ceramiche dell’Egeo rispetto a quelle ritrovate a Babilonia.
Per quanto possiamo giudicare dalle iscrizioni, Nippur non godette né in questo periodo né in alcun periodo successivo di una forte egemonia politica, ma si distinse come città sacra, importante per il possesso del famoso tempio dedicato ad Enlil. Questo tempio era chiamato Ekur (letteralmente “casa della montagna”). Le iscrizioni di Lugalzagesi e di Lugal-kigub-nidudu, rispettivamente re di Uruk e di Ur e di altri antichi governatori pre-semitici, ritrovate su vari reperti come vasi di pietra, mostrano la grande venerazione di cui era soggetto l’antico tempio e l’importanza che era attribuita al suo possesso, che conferiva un’impronta di legittimità.
Agli inizi del terzo millennio a.C. la città fu conquistata ed occupata dai re semitici di Akkad, o Agade e i numerosi oggetti votivi di Alu-usharsid (Urumush o Rimush), di Sargon e di Naram-sin testimoniano la venerazione verso questo santuario. Il quarto monarca di questa dinastia, Naram-Sin, ricostruì sia il tempio che le mura della città. A questa occupazione accadica seguì un’occupazione da parte dei re semitici della Terza Dinastia di Ur. Le costruzioni di Ur-Gur (o Ur-Engur), il più grande costruttore di templi babilonesi, si trovano, infatti, in strati immediatamente sovrapposti a quelli contenenti le costruzioni di Naram-Sin.
Ur-Gur diede al tempio la sua caratteristica forma finale. Dopo aver parzialmente demolito le costruzioni dei suoi predecessori, eresse un terrazzo di mattoni non cotti, alto circa 12 metri, che ricopriva un’area di circa 32.000 m², vicino al confine nord-occidentale del quale, nell’angolo occidentale, fece costruire una ziggurat. Sulla sommità di questa montagna artificiale era stato eretto, come ad Ur ed Eridu, un piccolo alloggiamento, lo speciale tempio o residenza del dio. L’accesso alla ziggurat dallo spiazzo sottostante avveniva attraverso un piano inclinato situato sul lato sud-orientale. A nord-est della ziggurat vi era la Camera di Bel e ai suoi piedi si levavano varie costruzioni: templi, la camera del tesoro ed edifici simili. L’intera struttura era approssimativamente orientata con gli angoli rivolti verso i punti cardinali.
Ur-Gur, inoltre, ricostruì le mura della città seguendo, in linea generale, la precedente cinta di mura di Naram-Sin. La ricostruzione delle caratteristiche generali del tempio di questo e dei periodi immediatamente successivi, è stato notevolmente facilitata dalla scoperta di un frammento di tavoletta d’argilla con incisa una mappa di ricostruzione. Questa mappa rappresenta un quartiere della città a est del canale di Shatt-en-Zero, che era racchiuso all’interno di proprie mura, una città nella città, che formavano un quadrato irregolare con i lati lunghi approssimativamente 820 metri, separato dagli altri quartieri della città, da canali sui suoi quattro lati, con vasti moli lungo le pareti.
Il tempio continuò ad essere ampliato e ricostruito dai re delle dinastie di Ur e di Isin, come indicato dai mattoni e dagli oggetti votivi ritrovati. Questo comunque sembra essere stato gravemente danneggiato durante l’invasione degli Elamiti, come indicano i frammenti di vasi rotti e statue di quel periodo, ma allo stesso tempo Nippur ottenne il riconoscimento da parte dei conquistatori elamiti, tanto che Eriaku (il semitico Rim-Sin, il biblico Arioci), il re elamita di Larsa, si nominò “pastore della terra di Nippur”.
Tuttavia, sotto la successiva dinastia cassita, nella seconda metà del secondo millennio a.C., Ekur fu riportato al vecchio splendore: il tempio fu ampliato e adornato dai re di questa dinastia e centinaia di iscrizioni di questi re sono state scoperte nei relativi archivi.
Dopo la metà del XII secolo a.C. seguì un altro lungo periodo di decadenza, ma con la conquista di Babilonia da parte del re assiro Sargon, alla fine dell’ottavo secolo a.C., e sotto Assurpanibal (a metà del settimo secolo a.C.), Ekur raggiunse il suo momento di massimo splendore; la ziggurat, in quel periodo, venne restaurata, portandola da 39 a 59 metri di altezza.
Dopo questo periodo Ekur sembra decadere gradualmente, fino a quando, nel periodo seleucide, l’antico tempio venne trasformato in una fortezza. Questo fortezza fu occupata e successivamente ricostruita alla fine del periodo dei Parti, nel 250 d.C. circa, ma dopo la successiva dinastia dei Sasanidi cadde in rovina e il santuario fu trasformato in un luogo di sepoltura; solo un piccolo villaggio di capanne di fango, vicino alla ziggurat, continuò ad essere abitato.
D’enorme importanza sono le iscrizioni ove compaiono le varie dinastie, in particolare quella cassita che regnò dal 1600 al 1225 a.C.
Gran parte delle conoscenze su questa dinastia proviene da Nippr; di un’altra categoria sono i testi che riguardano gli archivi della famiglia dei Murashu: banchieri, mercanti, ecc., che hanno controllato il commercio e l’agricoltura sotto i persiani.
Gli scavi furono interrotti fino al 1948 quando l’università di Chicago in collaborazione con quella della Pennsylvania organizzò un’altra spedizione. Fu ritenuto che, anche se Nippur era letteralmente coperta delle dune di sabbia (questo avrebbe comportato una grande spesa in termini di denaro), le informazioni che si potevano ancora ottenere giustificarono gli enormi sforzi. Uno degli obiettivi era di dare un contesto storico alle tavolette recuperate durante la prima spedizione. Nel 1952 l’università della Pennsilvania si ritira dal progetto.
Per le prime tre stagioni (1948-52) gli scavi si sono concentrati nella zona della ziqqurat e nel colle adiacente (colle delle tavolette). I primi studiosi della Pennsilvania chiamarono questa collina “colle delle tavolette” o “quartiere degli scribi”, perché si pensava che gran parte degli scrivani abitasse in questo luogo. Le più importanti tavolette sono state ritrovate nell’omonimo monte, uno studio sulle annotazioni della spedizione precedente indica che un gran numero di esse è stato ritrovato nell’estremità Sud del monticello ad Ovest. Gli scavi hanno dimostrato che le tavolette, compresi i testi scolastici, dovevano trovarsi ovunque, consideriamo che Nippur aveva più di cento templi e numerosi edifici governativi.
Gli scavi sul colle delle tavolette, nelle trincee TA e TB, ci hanno permesso di avere una stratigrafia completa che va dal periodo accadico a quello achemenide (dal 2300 al 500 a.C.). Durante alcune esplorazioni vicino il colle delle tavolette e lo scavo di alcune trincee, R. C. Haines mise in luce il cosiddetto “tempio del Nord” (non sappiamo a chi fosse dedicato), e il tempio di Inanna, dea dell’amore e della guerra, una delle divinità più importanti del pantheon sumerico. Per 10 anni (dal 1953 al 1962) la spedizione lavorò sul tempio di Inanna mettendo in luce più di 17 strati sovrapposti datati dal periodo Gemdet Nasr (3200 a.C.) al periodo partico. Il tempio fu costruito in mattoni crudi quindi invece di ristrutturarlo si preferiva ricostruirlo sulle proprie rovine. In questa lunga sequenza di templi, in particolare nei primi dieci (3000-2000 a.C.), furono trovate migliaia di manufatti (statue, rilievi, ciotole, sigilli a cilindro, ceramiche, etc.) utilizzati tuttora come elementi di confronto per gli altri luoghi della Mesopotamia.
Nel 1972 diventò direttore McGuire Gibson. Egli istituì un nuovo programma di scavo era mirato a mettere in luce non solamente la parte religiosa, ma anche i settori governativi e privati della città per una ricostruzione topografica del sito. Gibson studiò i rapporti tra la città, le funzioni religiose e il relativo ambiente circostante. Egli fece riesaminare le mura della città; cercò di colmare le lacune nelle sequenze stratigrafiche dei vari periodi della Mesopotamia, in particolare per quello cassita e accadico, studiando anche i periodi più recenti come quello islamico (raramente si eseguivano scavi sistematici per studiare questi periodi).
La nuova spedizione si impegnò a mettere in relazione dati epigrafici ed archeologici, ma tentò anche di capire i sistemi ecologici e sociali dell’antica Nippur. Per questo, furono importate tecniche e punti di vista teorici della “new archeology” utilizzate per le zone preistoriche. Per realizzare questo progetto, lo studio fu concentrato nella zona Ovest di Nippur, che non veniva studiata dal lontano 1899. In quest’area si innalzava un imponente edificio a pilastri, di età seleucida (312-141 a.C.), accanto al quale fu rinvenuta la collezione di tavolette della famiglia del mercante Murašu, databile intorno al V secolo a.C.
I settori occidentali del tell furono sistematicamente scavati, essi si riconducono in tre aree principali, denominate: WA, WB ,WC. La loro prima operazione fu intrapresa nel settore WA (=Ovest, zona A) ovvero nella parte inferiore di un pozzo. Furono trovati i resti di un piccolo tempio databile all’età achemenide, che testimoniano contatti con l’Egitto, per la presenza di una placca alabastrina cui furono incise iscrizioni geroglifiche e un horus che regge ofidi e scorpioni. Lungo il lato Ovest del tempio, furono trovati i resti di un edificio sacro, utilizzato dal periodo d’Isin-Larsa (prima metà del II millennio a.C.) fino a quella neo-babilonese (prima metà del I millennio a.C.).
La natura sacra dell’edificio è dimostrata dal materiale epigrafico trovato. Purtroppo la divinità a cui è dedicata resta ignota. Nel settore WB furono scoperti i resti di un edificio cassita, forse adibito a magazzino e a centro di registrazione amministrativa dei beni, per il tipo di testi rinvenuti, datati ai regni al XIII secolo a.C. La planimetria dell’edificio sembra riprodurre (in forma ridotta) il palazzo reale della capitale cassita Dūr-Kurigalzu (vicino Bagdad), con un cortile centrale ove si sviluppano una serie di vani paralleli spesso non comunicanti. Fu in questa zona che l’università della Pennsylvania scoprì una serie di tavolette che dimostrano che lì si trova il centro amministrativo della città (dal periodo accadico, 2500 a.C., al VII secolo a.C.). Sotto la struttura cassita, fu trovata una casa babilonese del 1750 a.C. posseduta da una famiglia di panettieri, che utilizzò la parte anteriore dell’abitazione come ufficio e negozio, mentre lo spazio esterno per la cottura del pane e della carne. Sul pavimento dell’abitazione furono trovati: vasi di vario genere, un forno per il pane, vari attrezzi affilati, ma anche testi in cuneiforme.
Studiando bene l’edificio, gli archeologi, si sono resi conto che fu abbandonato all’improvviso e stando alle tavolette, questo è avvenuto nel 1750 a.C. (l’interruzione dei testi è datata appunto al 1750 a.C.). Questa improvvisa interruzione dei testi(datate nello stesso periodo), fu registrata anche in altre città della babilonia quali: Ur, Larsa e Isin; fu scoperto anche che solo quelle città che si trovano sul ramo occidentale del fiume Eufrate, hanno continuato a produrre testi anche in quel periodo(come Babilonia, Kish, Sippar, Borsippa, Dilbat). È dunque possibile che una catastrofe naturale, dovuta ad un cambiamento del percorso dell’Eufrate, sia la causa di tale interruzione. Un ulteriore prova dell’abbandono di Nippur fu data dalla dottoressa Elizabeth Stone con gli scavi nella “collina delle tavolette”. L’abbandono di Nippur non cessò fino al 1300 a.C., quando sotto la dinastia cassita fu riportata l’acqua all’interno della città.
Sovrapponendo l’antica mappa con un’attuale ci si rende conto che ci sono delle imperfezioni, infatti, non coincidono perfettamente, ma ci sono delle imperfezioni negli angoli. Il ritiro delle dune di sabbia, in quegli anni, permise di indagare nella zona ad Est della ziqqurat: EA, EB, EC; ma anche nel colle delle tavolette nella zona TC, TA. Con gli scavi a TC James A. Amstrong dimostrò che ci fu un totale abbandono di Nippur nell’età babilonese e un altro dopo l’occupazione cassita, ma anche che la seconda rinascita di Nippur avvenne intorno all’VIII secolo a.C., raggiungendo lo uno sviluppo massimo con Assurbanipal (fine VII secolo a.C.). Non si può dire con certezza se la città fu totalmente abbandonata, infatti, c’è la possibilità che il tempio di Enlil e la ziqqurat continuarono le loro funzioni con un minimo di personale.
Per quanto riguarda la zona industriale, tranne per il forno della zona WB, non è stata trovata alcuna traccia; in compenso sono state studiate bene le mura (zona WC, EA, EB, EC).
Nel 1989, per avere un quadro completo dei periodi più recenti (islamico, cristiano, ecc.), furono effettuati degli scavi a Ovest di WA. Nell’inverno del 1990, gli scavi nella zona WA misero in luce un tempio di discrete dimensioni: 100 x 40 metri (in realtà i primi scavi furono fatti nel 1972 e interrotti nel ’73 a causa delle dune di sabbia). Del tempio rimangono solo le parti inferiori delle pareti, con una stratigrafia che va dal neo-babilonese (600 a.C.) al periodo cassita (XIII secolo a.C.). Durante gli scavi furono ritrovate diverse statuette di cani.
Inoltre furono recuperati dei frammenti di statuette di esseri in atteggiamento di dolore: una con la mano sulla gola, mentre l’altra aveva una mano sulla testa e l’altra sullo stomaco. Il cane era il simbolo speciale di Gula, dio della medicina, si pensò che questo fosse il suo tempio, anche se fosse stato menzionato raramente nelle tavolette di Nippur. Ma la conferma fu data dal ritrovamento di un piccolo frammento di disco di lapislazzuli con un’iscrizione dedicata a Gula. Un erudito iracheno, Muhammad Alì Mustafà, scavò negli anni ’50 un piccolo tell di epoca cassita vicino a Dur Kurigalzu, anche li trovò statuette simili e su alcune c’erano delle preghiere dedicate a Gula. Si era pensato nel 1973 che data le dimensione poteva essere il tempio di Ninurta (divinità molto importante), ma dopo i primi risultati degli scavi del ’90, e da ritenere più probabile che sia stata trovata la sezione di Gula del tempio di Ninurta, poiché Gula altro non è che la moglie di Ninurta. Effettivamente la situazione di WA può essere inversa di quella trovata a Isin, dove Gula è la divinità principale della città e divide il suo tempio con Ninurta. Ci sono, però, alcuni eruditi, tra cui A. Westenholl che pensa che il tempio di Ninurta si trovi nel colle ad Ovest degli attuali scavi. Nel 1991 gli scavi furono interrotti dalla guerra del golfo. Sappiamo, però, che nelle sue prime fasi il tempio non era dedicato a Gula, che compare solo intorno al 2000 a.C., ma ad altre divinità della medicina come Bau.
TESTO E FOTO DI BEATRICE MUMMOLO RICERCATI DAL WEB e GOOGEL IMMAGINE .
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