Egitto,i Segni evidenti del Passato Remoto 4° parte del quarto capitolo.-

l rilievo rappresenta, in modo non esatto in senso moderno, il cielo come era conosciuto dagli antichi egizi. Le controversie vertono soprattutto sulla datazione della rappresentazione. Joseph Fourier, che esaminò lo zodiaco nel 1800, lo datò al 2500 a.C. basandosi sulla situazione astronomica rappresentata. Jean-François Champollion decifrò nel rilievo i nomi degli imperatori romani Tiberio, Nerone, Claudio e Domiziano attribuendo così la data di erezione del tempio all’ultimo periodo della storia dell’antico Egitto.
La, già citata, iscrizione sulle date di erezione dell’attuale tempio conferma l’ipotesi di Champollion.
Recenti studi hanno rilevato come la datazione di Fourier fosse esatta per quanto riguarda la concezione del cielo: lo zodiaco di Dendera riproduce abbastanza fedelmente zodiaci mesopotamici risalenti appunto al III millennio a.C..
Alcuni fautori delle teorie misteriche riguardo alla civiltà egizia affermano che analizzando attraverso sistemi computerizzati i dati ricavabili dallo zodiaco di Dendera questo dovrebbe risalire almeno al 4500 a.C., ossia prima della nascita della civiltà egizia.
Dendera si trova alla estremità orientale della grande ansa che il Nilo compie fra Karnak ed Abidos, a circa 26 gradi di latitudine Nord.
Ci interessiamo dello Zodiaco circolare di Dendera, pur sapendo che in quel documento sono evidenti le tracce di influsso ellenistico, perché in quello zodiaco sono stati individuati alcuni allineamenti che, secondo gli studiosi interessati, dimostrano la conoscenza del fenomeno della precessione degli equinozi, fin da epoche molto remote.
Hat Hor – La casa di Horus – era la dea della fertilità, la sposa, la madre, i greci la identicarono con Artemide, la Venere dei romani. Per queste sue caratteristiche sembra che si tratti di una sovrapposizione di Iside.
Se andate al Louvre, il grande museo di Parigi, non dimenticate di andare a guardare, nella sezione egizia, lo Zodiaco Circolare di Dendera.
Quel manufatto circolare adornava il soffitto di un angolo del Tempio dedicato alla dea Hator, che gli egittologi chiamano Dendera B, per distinguerlo da uno zodiaco rettangolare che adorna una parete dello stesso tempio, chiamato Dendera A .
Prima di entrare nel merito dell’esame delle teorie fiorite attorno a quello zodiaco è opportuno richiamare alcune definizioni astronomiche, utili per chi ha poca dimestichezza con l’astronomia, che utilizzeremo nel prosieguo del capitolo.
L’orologio del cielo
La rotazione della terra attorno al proprio asse, la rivoluzione attorno al sole e la precessione degli equinozi, fanno si che un osservatore della volta celeste, situato in un punto della superficie terrestre, abbia l’impressione di essere fermo mentre il sole, la luna, i pianeti visibili ad occhio nudo e le costellazioni ruotano attorno alla terra sorgendo ad est e tramontando ad ovest, seguendo un arco immaginario detto eclittica.
Questo schema fondamentale viene “complicato”:
1) dallo scorrere delle stagioni, causato dalla rivoluzione attorno al sole e
dall’obliquità dell’asse polare rispetto al piano dell’eclittica;
2) dallo spostamento dei poli, rispetto alla volta celeste, causato della precessione degli equinozi. Primo – Il senso antiorario della rotazione fa sì che gli astri e l’intera volta celeste “ruotino” in senso orario da est ad ovest completando un ciclo in 24 ore.
Secondo – L’obliquità determina un movimento apparente della volta celeste più rapido nei confronti della rotazione, per cui le costellazioni slittano in senso orario arrivando “all’appuntamento con l’osservatore” in anticipo ed in modo sincronizzato con l’andamento stagionale.
Lo sa bene chi si diletta di astrologia che, seti sente dire che sei nato fra il 21 giugno ed il 20 luglio, ti dice:”sei del Cancro”, in quanto ad ogni periodo dell’anno, corrisponde un segno dello zodiaco.
Con lo stesso sincronismo, lo scorrere delle stagioni viene accompagnato anche dalle variazioni dell’Azimut al momento della levata del Sole sull’orizzonte, la variazione avviene fra i 62 gradi del solstizio d’estate il 21 di giugno ed i 118 gradi del solstizio invernale il 21 dicembre, passando per gli equinozi a 90 gradi, il 21 di marzo ed il 21 di settembre.
Insieme all’Azimut si registrano anche variazioni di altezza dell’eclittica sull’orizzonte, infatti l’altezza è minima al Solstizio invernale e massima al Solstizio d’estate.Il terzo movimento è percepibile solo in tempi lunghi rispetto alla vita di un uomo, è causato dalla precessione degli equinozi e si evidenzia con uno “slittamento retrogrado” delle costellazioni, esaminate nello stesso giorno dell’anno, ad una velocità di un grado ogni 72 anni, in modo che il “cambio di costellazione” avviene in 2160 anni (72 x 30) ed il ciclo si completa in 25.960 anni (2160 x 12).
Questi tre movimenti sono sincronizzati fra di loro e fanno si che la volta celeste possa essere considerata come un grandioso orologio che segna le ere precessionali, gli anni, i giorni ed i minuti, sia per il passato che per il futuro.
Un piccolo programma computerizzato ( come lo Skymap o lo Skylab) permette di ricostruire esattamente la posizione degli astri per un arco di tempo compreso fra il 9.999 a.C. ed il 9.999 d. C.
Rappresentazioni astronomiche o simboliche?
Le teorie in base alle quali studiosi più o meno “indipendenti”, ricercano le motivazioni che hanno spinto gli uomini del passato a realizzare monumenti orientati e rappresentazioni astronomiche, sono basate in gran parte sull’utilizzo di quei programmi di facile uso.
Forniti di una password idonea per entrare fra gli ingranaggi della meccanica celeste, ritorniamo al tempio di Dendera ed al suo zodiaco circolare, per descrivere sinteticamente tre diverse teorie.
La prima è una teoria semplicistica, condivisa da gran parte dell’ortodossia, in base alla quale, la presenza delle costellazioni dello zodiaco dimostrano il forte influsso ellenistico, mentre la disposizione delle altre rappresentazioni di stelle e pianeti dimostrano il carattere puramente simbolico e mitologico dello zodiaco.
La seconda teoria è più complessa, è stata messa a punto da “studiosi indipendenti” i quali hanno ravvisato in quello zodiaco, ideato attorno al 700 a.C., una rappresentazione dinamica della volta celeste, per cui sono state indicate le posizioni degli astri in due diverse epoche che coincidono con il momento nel quale il polo nord veniva segnalato dalla stella Thuban (alfa Dragonis) del Drago e la seconda con la stella Polare della nostra Orsa Minore.
La terza teoria si basa sul presupposto che lo zodiaco sia stato progettato e realizzato in epoca tolemaica, e rappresenti il tentativo di riprodurre la posizione degli astri in occasione di due eclissi di sole, avvenute nel 62 e 61 a.C..
Mentre la prima teoria non richiede spiegazioni perché si esaurisce nella sua enunciazione, le altre due teorie richiedono un attento esame che iniziamo con la Seconda Teoria.
Lo zodiaco B
Il tempio della dea Hator ha una datazione complessa gli ortodossi affermano che è stato ufficialmente costruito in epoca tolemaica, nel primo secolo a.C. circa, e poi restaurato più volte in epoca romana, ma Auguste Mariette alla metà circa del XIX secolo ha scoperto che le fondazioni del tempio sono profonde ben 7 metri, mentre la quasi totalità dei templi Egizi, come Luxor, Karnac ed altri, è praticamente appoggiata sulla superficie del terreno appena spianata.
Quelle fondazioni fanno pensare che i lavori di epoca tolemaica siano stati solo restauri di un tempio preesistente e molto più antico.
Il manufatto era attaccato al soffitto, come se rappresentasse un oblò attraverso il quale fosse possibile guardare la volta celeste. Vedi Tav. 2.
Tav. 2. Lo zodiaco di Dendera (Da Ancient Egyptian Science)
All’interno del cerchio che limita lo zodiaco, ci sono 36 figure, con la testa rivolta al centro del cerchio e con i piedi appoggiati sulla linea esterna, il numero di quelle figure, per la maggior parte antropomorfe, induce a pensare alle stelle decane, ma fra di esse ci sono delle rappresentazioni che è difficile identificare come stelle decane, inoltre quelle rappresentazioni sono disposte in modo irregolare, a distanze variabili con qualche intervallo incompatibile per degli astri che debbono indicare le ore.
Nonostante ciò, c’è chi ritiene che quelle 36 figure rappresentino le stelle decane, accettando così la tesi dell’!approssimazione delle rappresentazione astronomiche Egizie.
Fra le figure più interne sono state raffigurate le 12 costellazioni dello zodiaco a riprova della costruzione dello zodiaco in epoca tolemaica, i pianeti, alcune stelle, alcune costellazioni ed altre raffigurazioni non identificate.
Schwaller e Biot
Le caratteristiche individuate da Schwaler de Lubicz, che lo hanno indotto a ritenere che gli Egizi conoscessero la Precessione, sono state prese in considerazione anche dall’astronomo con forte interesse per l’egittologia, J. Baptiste Biot.
Anche un autore ortodosso come Marschal Clagett – ricorda lo studio di Jean Baptiste Biot sullo zodiaco B di Dendera, e ci propone la mappa del cielo (1).
Tav. 3. Arrangiamento dello zodiaco ad opera di collaboratori di Biot (da Anciet Egyptian Science)
Nel diagramma nel quale sono state rappresentate le intuizioni di Biot, sono stati disegnati due cerchi eccentrici, sui cui bordi sono disposte le costellazioni dello zodiaco.
I centri dei due cerchi coincidono con due figure note, la prima è l’Ippopotamo femmina che rappresenta la nostra costellazione del Drago, la seconda rappresenta uno Sciacallo, la nostra Orsa Minore. A fianco dello sciacallo è stata rappresentata Mestiu, la Coscia, la costellazione dell’Orsa Maggiore.
La presenza di due poli nord dimostra la volontà di rappresentare una delle conseguenze della precessione, ovvero lo spostamento lento ma costante del prolungamento dell’asse polare che sembra disegnare un cerchio sulla volta celeste.
Nello zodiaco sono stati individuati tre assi:
1) L’asse del tempio passa sotto le zampe dello Sciacallo e taglia una delle forme di Iside, qui rappresentato come un falco appollaiato su uno scettro.
L’asse del tempio non è orientato per meridiani e paralleli, ma è stato orientato a nord/est, di 18 gradi .
2) L’asse nord/sud, passa per la stella fra le corna della vacca – Iside;
3) L’asse est/ovest passa per l’altare con quattro teste di ariete, che rappresenta la Costellazione del Toro.
Una conseguenza di quella rappresentazione, evidenziata da B. Biot, è la variazione delle altezze degli astri, rispetto all’equatore geografico, purtroppo l’unico commento di Clagett sullo studio di Biot, è quello inserito nella didascalia che accompagna la copia della mappa.
Il disegno attribuito a J.B. Biot, presenta almeno tre anomalie:
1) è ruotato di 90 gradi a destra;
2) è invertito in modo speculare rispetto all’originale;
3) è stato omesso il disegno dell’altare sovrastato da quattro teste di ariete che rappresenta la costellazione del Toro.
Le anomalie del disegno seguono una logica difficile da comprendere, in quanto l’inversione speculare non può essere attribuita ad un errore, infatti alle estremità degli assi che indicano l’orientamento nord/sud ed est/ovest, sono stati scritti i nomi relativi ai punti cardinali, se ri capovolgessimo il disegno si capovolgerebbero anche le scritte.
Non conoscendo scritti originali di Biot, ci dobbiamo accontentare di quello che vedo.
Colin Wilson e John Lasch
La convinzione di Schwaller (2) sulla presenza, nello zodiaco, delle prove della conoscenza della precessione, da parte degli Egizi, è stata raccolta anche da Colin Wilson (3) il quale ha cercato di trovare gli elementi utili per dimostrarla. La sua ricerca lo ha portato ad incontrare il ricercatore John Lasch il quale ha scritto:
“…Ogni zodiaco modellato sulle quattro stagioni come è ovvio ha due assi che si intrecciano ad angolo retto.
La linea degli Equinozi (Est/ Ovest) e la linea dei Solstizi (Nord /Sud).
Come è ovvio, a Dendera questa “croce assiale” è stata notata da tutti gli studiosi.
L’estremità orientale dell’Asse A, che passa per Ariete, probabilmente corrisponde all’epoca in cui il restauro era cominciato, vale a dire verso il 700 a.C., come si è detto in precedenza.
Il disegno dello zodiaco comprende, con altrettanta evidenza, altri due Assi, D e C.
Ma studiando il tracciato complessivo dello zodiaco, mi sono reso conto che c’era un quinto asse, ancora non scoperto.
La mia attenzione si è focalizzata sulla sua esistenza grazie alla presenza della Vergine, la dea del grano identificata con Iside, che tiene in mano un mannello di frumento in un gesto noto alle fonti Sumeriche come risalenti al III millenni a.C.” (3)
Dopo aver definito le caratteristiche dello zodiaco, iniziamo ad esaminare le figure interne individuando le 12 costellazioni zodiacali. Vedi Tav.4. (4).
Tav. 4 – Le costellazioni dello Zodiaco (arrangiamento dell’autore)
1) Asse del tempio
2) Asse A Nord/Sud
Le costellazioni sono facilmente individuabili, seguendo la numerazione che abbiamo sovrapposto, possiamo vedere:
1) Gemelli
2) Toro
3) Ariete
4) Pesci
5) Acquario
6) Capricorno
7) Sagittario
8) Scorpione
9) Bilancia
10) Vergine
11) Leone
12) Cancro
L’asse passante per lo sciacallo, che rappresenta l’Orsa Minore, passa al centro della costellazione dell’Ariete indicando così il 700 a.C. circa, il momento nel quale è stato progettato il tempio, gli zodiaci e le altre decorazioni, come ha sostenuto Schwaller de Lubicz.
Al centro dello zodiaco ci sono due figure che conosciamo perché le abbiamo incontrate parlando delle Costellazioni del Nord, si tratta dell’ippopotamo femmina che è stato identificato con la costellazione del Drago e la Coscia bovina che gli egittologi hanno identificato con l’Orsa Maggiore, fra le due figure è stato inserito uno sciacallo, che dovrebbe coincidere con il Polo Nord nell’era dell’Ariete, compresa fra il 2280 ed il 120 a.C., quando è stato costruito il tempio e posizionato lo zodiaco circolare.
Tav. 5 – Le stelle e pianeti (arrangiamento dell’autore)
1) Sciacallo – Orsa Minore;
2) La coscia – Mestiu – Orsa Maggiore;
3) Ippopotamo femmina – Rert. La Costelazione del Drago;
4) Giove;
5) Saturno;
6) Marte;
8) Spica – la costellazione della Vergine;
9) Mercurio;
10) Venere;
11) Sirio – Iside;
12) Sirio;
13) Orione – Osiride.
Nello zodiaco sono state individuate solo due stelle: Sirio in due diverse forme e Spica, riconoscibile per il mannello di grano.
L’Asse E, individuato da John Lasch, interseca la mammella dell’Ippopotamo (la stella Thuban del Drago) ed ha tre caratteristiche individuate dallo stesso ricercatore:
1) attraversa l’altare sormontato da quattro teste di ariete che rappresenta la Costellazione del Toro; Vedi Tav. 6.
Tav. 6 – Asse E (arrangiamento dell’autore)
2) Interseca il pesce più basso, quindi l’era compresa fra il 120 a.C. ed il 2040 d.C.;
3) Interseca la coda del Leone che indica la metà dell’ XI millennio a.C., ovvero l’inizio del ciclo precessionale, lo Zep Tepi, quando Osiride camminava sulla terra e Al Nitak culminava ad appena 9 gradi di altezza.
Le osservazioni sulla presenza del doppio Polo Nord sono convincenti, anche se inevitabilmente cozzano con le convinzioni di gran parte dell’egittologia ortodossa moderna.
Sulla base di quelle caratteristiche, Lasch sostiene che gli Egizi intendessero anche indicare la nostra era, l’era del passaggio dai Pesci all’Acquario, la metà del ciclo.
A me sembra che quella di Lasch sia una forzatura delle intenzioni degli Egizi, in effetti il grande orologio precessionale ha una “lancetta” che attraversa tutto il quadrante per cui, quando indica un punto, se preferite un’era, indica contemporaneamente anche il punto che si trova a 180 gradi, o a 13000 anni dall’era che si trova all’altra estremità della “lancetta”, dal primo, a me sembra che l’intenzione di chi ha progettato e fatto costruire lo zodiaco, era quella di sottolineare la metà dell’XI millennio a.C., lo Zep Tepi., indicando “meccanicamente” e casualmente anche la nostra era.
Abbiamo avuto occasione di dire che Dendera B, ha attirato l’attenzione di molti studiosi, sono quindi state formulate diverse ipotesi, ne riprendiamo una, a mo di esempio, elaborata da Camillo Trevisan, (5) visibile in Internet.
La finalità comune a tutte le teorie, è quella di trovare una “spiegazione” accettabile, della posizione delle rappresentazioni degli astri sullo zodiaco.
Un notevole problema tecnico interpretativo è costituito dalla rappresentazione su un piano degli astri disposti su uno sfondo sferico come appare la volta celeste; la complessità aumenta quando si vogliono rappresentare contemporaneamente due diverse situazioni astronomiche.
L’autore sostiene che lo zodiaco circolare di Dendera rappresenta la situazione astronomica rilevata in occasione di due eclissi di sole:
– la prima si è verificata il 1° settembre del 62 a.C. ha coperto il sole per il 77 % e si verificò al tramonto, l’altezza dell’eclittica era a 40 gradi;
– la seconda si verificò il 20 ottobre del 61 a.C. ha coperto il sole per 86 % e si verificò all’alba, l’eclittica era quasi allo zenit d Dendera.
Quindi le eclissi avvennero durante il regno di Tolomeo XII che regnò dall’80 al 51 a.C..
L’asse del Tempio, è rappresentato da un falco con corona, appollaiato su uno scettro mentre.Tav.8., l’asse Nord Sud è indicato dalla stella posta fra le corna della vacca Hator- Iside ed è separato da quello del tempio da un angolo di 18 gradi.
Una iscrizione geroglifica, trovata nel tempio afferma che :
“La cerimonia della tensione della corda è avvenuta il 14 ° giorno del mese di Epiphi, nel 27° anno del regno di Tolomeo XII . I lavori per la costruzione terminarono nel 9° anno di Augusto”,
ovvero:
“L’inizio dei lavori per la costruzione del tempio è avvenuto il 16 luglio del 54, giorno prossimo alla levata eliaca di Sirio e sono stati terminati fra il 21 ed il 20 a.C.”.
Tav. 7 – Lo zodiaco (arrangiamento di Camillo Trevisan)
Tre anni dopo l’inizio dei lavori, nel 51 a.C. morì Tolomeo XII che aveva voluto far costruire il tempio.
Durante la prima eclissi di sole, quando l’eclittica era a 40 gradi di altezza, le costellazioni sono state collocate su un arco, a diversa distanza dal polo:
Pesci, Aquario, Capricorno Sagittario, Scorpione, Biblancia.
L’autore ci fa notare che le costellazioni dai Pesci alla Bilancia, sono disposte a distanza decrescente dal Polo.
Durante la seconda eclissi, la disposizione delle costellazioni visibili, sempre che il sole fosse stato completamente oscurato permettendo all’osservatore terrestre di vedere le stelle, sono state disposte su un arco, più vicino al polo, ma sul versante nord in quanto la parte sud era stata occupata della prima serie e non potevano sovrapporsi.
Vergine, Leone, Cancro, Gemelli, Toro, Ariete.
E’ corretto far notare che Sirio posta ad indicare il nord, lo scettro con falco che indica l’asse del tempio ed Orione, sono stati collocati arbitrariamente all’esterno delle costellazioni del versante nord.
Seconda Tesi:
1) La profondità della fondazione dimostra l’antichità del tempio originario;
2) Le convinzioni di Schwaller e di Biot sembrano confermate dalla evidente presenza dei due Poli (Ippopotamo e Sciacallo);
3) La datazione al 700 a.C. circa, sembra confermata dalla posizione degli astri;
4) Il riferimento fatto da Lash alla nostra era. mi sembra una forzatura, fra le altre cose, non si conoscono riferimenti “ad un futuro che non sia di un milione di anni, l’eternità”, negli scritti sapienziali o nei testi mitologici.
Terza Tesi:
1) Valuto positivamente il tentativo di “spiegare” la disposizione degli astri dello zodiaco ricorrendo ad argomentazioni astronomiche;
2) Le ragioni della posizione delle costellazioni dovute alla volontà di celebrare due eclissi di sole, che non vengono mai menzionate dai testri Egizi, non mi sembra una ragione forte;
3) Le spiegazioni per giustificare le diverse distanze da un unico polo, sono più deboli rispetto alle argomentazioni sostenute per descrivere una distanza dal Polo Nord in due momenti separati da circa 2000 anni. Come avviene nella Seconda tesi;
4) Se la volontà dei costruttori, fosse stata quella di rappresentare le situazioni astronomiche in due diverse date, avrebbero collocato entrambi “le serie di costellazioni” sul lato Sud, come se l’osservatore si fosse trovato “all’esterno” del sistema.
Tav. 9 – Le costellazioni dello zodiaco (disegno di Trevisan)
Ci eravamo proposti di illustrare i caratteri distintivi delle due teorie e mi sembra di averlo fatto in modo soddisfacente, anche se le argomentazioni degli autori sono, ovviamente, più complesse.
Mi sembra confermata la tesi iniziale dell’utilizzo delle orientazioni astronomiche anche a Dendera, dimostrando che, almeno la progettazione, sia avvenuta prima dell’inserimento degli influssi ellenistici e che la presenza delle costellazioni dello zodiaco risalga alla dominazione persiana.
Le “conclusioni” che traggo, sono opinabili almeno quanto le teorie, ed intendono rappresentare semplicemente “quanto ci ho capito io”.
La “verità” è un’altra cosa ed è nella mente di Thoth, il dio della conoscenza.
Per me l’egittologia rappresenta uno spasso da condividere con altri egittomani come me, per cui non vi sembri fuori posto un piccolo “quiz filologico”, suggerito dalla stessa Hathor.
L’egittologo tedesco Dumichen afferma che, nelle iscrizioni di Dendera, la dea Hathor è detta “regina di ogni gioia”, poi aggiunge che una traduzione letterale potrebbe essere “Signora di ogni circuito del cuore” (6).
Il determinativo cuore è il piccolo vaso che funge da piombo nel filo del Merkat (lo strumento per rilevazioni astronomiche), è qualche cosa di specifico come “centro di gravità”, dice ancora Dumichen.
Che Hathor fosse intesa anche come “La Signora della gravità”? <FONTE ANTIKITERA>
IL LIBRO DEI MORTI- l Libro dei morti era un papiro sul quale gli antichi egizi scrivevano in geroglifico formule magico-religiose che dovevano servire al defunto nel suo viaggio nell’aldilà, per consentirgli di “vivere” ancora nel mondo ultraterreno.
Si tratta, generalmente, di formule e di racconti incentrati sul viaggio notturno del Dio sole (nelle sue diverse manifestazioni) e della sua lotta con le forze del male (tra cui il serpente Apofi) che tentano, nottetempo, di fermarlo per non farlo risorgere al mattino.
In particolare il testo doveva servire a preparare la testimonianza sulla sua condotta in vita, che il defunto doveva fornire davanti al giudizio di Osiride. Il papiro era poi posto nella tomba, o a volte direttamente nel sarcofago, assieme ai tesori e alle suppellettili ritenute necessarie per l’anima in viaggio.
Inizialmente i testi venivano tracciati sulle pareti della camera sepolcrale. Nel Medio regno si usò dipingere i geroglifici sul sarcofago, e solo a partire dalla XVIII dinastia si impiegarono i papiri.
In questo modo sono giunti agli egittologi innumerevoli testimonianze sulle pratiche di mummificazione e sul culto dei morti in generale di molte dinastie.
Chiamato dagli antichi egizi Libro del ritorno nel giorno, il Libro dei Morti è, fondamentalmente, una raccolta di detti, epitaffi, formule, che risalgono agli antichi Testi dei sarcofagi e Testi delle Piramidi. Antecedentemente utilizzati per le sepolture “comuni”, se ne trovano ampi stralci nelle anticamere di molte tombe della Valle dei Re del periodo ramesside.

Inoltre in questo testo vengono spiegate le tecniche di imbalsamazione con cui gli antichi Egizi portavano nella Tombra, accompagnandoli fino all’aldilà, i loro morti. inoltre in questo testo vengono spiegate le tecniche di imbalsamazione con cui gli antichi Egizi portavano nella Tombra, accompagnandoli fino all’aldilà, i loro morti.
kap-libro dei morti n°4) Si tratta, generalmente, di formule e di racconti incentrati sul viaggio notturno del Dio sole (nelle sue diverse manifestazioni) e della sua lotta con le forze del male (tra cui il serpente Apofi) che tentano, nottetempo, di fermarlo per non farlo risorgere al mattino.
In particolare il testo doveva servire a preparare la testimonianza sulla sua condotta in vita, che il defunto doveva fornire davanti al giudizio di Osiride. Il papiro era poi posto nella tomba, o a volte direttamente nel sarcofago, assieme ai tesori e alle suppellettili ritenute necessarie per l’anima in viaggio.
Inizialmente i testi venivano tracciati sulle pareti della camera sepolcrale. Nel Medio regno si usò dipingere i geroglifici sul sarcofago, e solo a partire dalla XVIII dinastia si impiegarono i papiri.
In questo modo sono giunti agli egittologi innumerevoli testimonianze sulle pratiche di mummificazione e sul culto dei morti in generale di molte dinastie.
Chiamato dagli antichi egizi Libro del ritorno nel giorno, il Libro dei Morti è, fondamentalmente, una raccolta di detti, epitaffi, formule, che risalgono agli antichi Testi dei sarcofagi e Testi delle Piramidi. Antecedentemente utilizzati per le sepolture “comuni”, se ne trovano ampi stralci nelle anticamere di molte tombe della Valle dei Re del periodo ramesside. Il Libro dei Morti è riportato nelle seguenti tombe della Valle dei Re (riportate in ordine cronologico di regno dei “Titolari”, ove noti):
Merenptah, XIX Dinastia, tomba KV8;
Tausert e Sethnakht, XIX – XX Dinastia, tomba KV14;
Ramses III, XX Dinastia, tomba KV11;
Ramses IV, XX Dinastia, tomba KV2;
Ramses VI (in origine scavata per Ramses V), XX Dinastia, tomba KV9.
Altri libri del medesimo tipo, con valenza funeraria, sono:
il libro dell’Amduat;
le Litanie di Ra;
il Libro delle Porte;
il Libro delle Caverne;
il Libro del Paradiso;
il Libro della Terra.
Similitudini tra il Libro dei morti ed i dieci comandamenti



Il secondo comandamento la curia romana lo ha tolto dal decalogo per non fare apparire le cosiddette statue e immagini sacre come degli idoli in abominio a Dio.Così facendo ha trasgredito l’ordine divino: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla” (Deut. 4:2).Per ciò che riguarda invece il comandamento di Dio circa il giorno del riposo di sabato la curia romana ha pensato di modificarlo in questa maniera: ‘Ricordati di santificare le feste’ e questo per fare ricordare ai suoi seguaci di osservare le feste di precetto che sono, oltre tutte le domeniche, ‘Natale, Circoncisione, Epifania, Ascensione, Corpus Domini; Immacolata e Assunzione di Maria Vergine, S. Giuseppe, i Santi Pietro e Paolo e Tutti i Santi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 299.Nel nuovo Codice di diritto canonico manca tra le feste di precetto la Circoncisione [cfr. can. 1246, § 1]).Ora, Dio nella legge istituì delle feste; esse erano la festa di Pasqua, la festa di Pentecoste, la festa delle Capanne, e comandò agli Israeliti di osservarle, ma il comandamento di osservarle non fu messo da lui tra le dieci parole assieme al comandamento sul sabato, lo avrebbe potuto fare ma sta di fatto che non lo fece. (Tenete presente però che quelle feste istituite da Dio erano “l’ombra di cose che doveano avvenire” [Col. 2:17]). Quindi se Dio non mise tra i dieci comandamenti il suo comandamento di osservare le feste da lui istituite, come si sono permessi i Cattolici di modificare il decalogo per introdurre il loro ordine di osservare le loro feste?Per certo coloro che hanno adulterato le dieci parole di Dio si sono resi colpevoli di una colpa davanti a Dio perché fanno dire a Dio quello che Lui non ha detto.
Ma non solo Dio non disse nel decalogo agli Israeliti: ‘Ricordati di santificare le feste’, ma Egli ora non comanda a nessuno di santificare le feste istituite dalla chiesa romana (si tenga presente che viene comandato ai Cattolici di onorare Dio con atti di culto esterno dei quali l’atto essenziale è la messa).
Perché mai si dovrebbe santificare un giorno in onore della menzogna come l’immacolata concezione, o l’assunzione di Maria in cielo? O perché mai si dovrebbe onorare la festa del Corpus Domini in cui viene fatto credere che un pezzo di pane è Dio e perciò va adorato? O perché mai si dovrebbe onorare il 25 Dicembre come data di nascita di Gesù quando questa festa ha origini pagane? O la festa della circoncisione, o dell’epifania, o dell’ascensione, o di Giuseppe, di Pietro e Paolo, e di tutti i santi? Perché la chiesa romana lo ordina? Ma queste sono feste che fanno parte della tradizione che non trovano nessuna conferma nella Scrittura e perciò vanno rigettate. Fratelli, astenetevi dal partecipare a queste feste istituite dalla chiesa romana per non contaminarvi e non provocare a gelosia il Signore.
Ma i Cattolici romani non hanno solo fatto scomparire il secondo comandamento dal decalogo e modificato il quarto, perché a riguardo del comandamento di non usare il nome di Dio in vano e quello di onorare il padre e la madre non li insegnano come essi sono scritti perché ne hanno tolto una parte.
Per quanto riguarda infatti il terzo comandamento Dio disse: “Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano” (Es. 20:7), mentre i Cattolici (per loro è il secondo comandamento) lo insegnano così: ‘Non nominare il nome di Dio in vano’, omettendo la seconda parte. Ma oltre a ciò è bene che sappiate quale è il significato che essi danno alle parole ‘nome di Dio’. Essi dicono che con la parola nome di Dio ‘s’intende non solo il nome di ‘Dio’ ma anche ogni altro nome con cui Egli possa venire chiamato e ogni altra persona e cosa che abbia relazione diretta con Lui, come Sacramento, Madonna, Santi, Anima, ecc.’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 290). Come potete vedere per i Cattolici questo comandamento si riferisce non solo al nome santo di Dio ma anche a nomi di altre persone e di determinate cose. Questo significa veramente interpretare la Parola di Dio arbitrariamente; così fanno pensare alle persone che il nome di Maria e dei loro santi è santo quanto quello di Dio. Noi non vogliamo dire con questo che sia lecito usare il nome di Maria o quello di qualcuno dei loro cosiddetti santi per imprecare, affatto! ma solo che non si deve far dire alla Parola di Dio quello che essa non dice. I Cattolici così hanno fatto leva anche su questo ordine di Dio per esaltare a loro piacimento e secondo le loro voglie Maria e i loro santi. Bisogna riconoscere che dove possono e quando possono ce lo mettono sempre il nome di Maria e quello dei loro santi.
Per quanto riguarda invece il quinto comandamento che dice: “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà” (Es. 20:12), che come dice Paolo, è “il primo comandamento con promessa” (Ef. 6:2), i Cattolici lo hanno modificato e mutilato perché lo insegnano così: ‘Onora il padre e la madre’.
Anche qui la modifica e la mutilazione sono state fatte per uno scopo ben preciso; e questo si capisce quando si legge nel loro catechismo che questo comandamento non comanda di ubbidire solo ai propri genitori ma anche di ubbidire ai propri superiori ecclesiastici quali il papa, il vescovo e il parroco.
Li chiamano padre, e perciò li devono onorare come i propri genitori: la chiesa romana è la loro madre e perciò di conseguenza la devono onorare sottomettendosi ad essa. Bisogna dire quindi che essi anche in questo caso fanno dire alla Parola di Dio quella che essa non dice; e così la curia romana per assoggettarsi le popolazioni ha fatto ricorso proprio a tutto.
In verità non c’é timore di Dio dinanzi agli occhi loro. I Cattolici devono sottoporsi innanzi tutto alla Parola di Dio; così facendo intenderanno come i loro superiori ecclesiastici non sono degni di essere ubbiditi perché essi stessi rifiutano in tutto e per tutto di ubbidire a Dio.
Tutti coloro che nel loro mezzo hanno deciso di ubbidire alla Parola di Dio anziché agli uomini sono usciti dalla chiesa romana perché hanno capito, grazie a Dio, che l’ubbidienza che pretendeva da loro la curia romana consisteva nel disubbidire a Dio ed ai suoi comandamenti.
TESTO E FOTO DI BEATRICE MUMMOLO RICERCATI DAL WEB e GOOGEL IMMAGINE .
