Egitto,i Segni evidenti del Passato Remoto.- 3° parte del quarto capitolo.-

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Mut
Dea di una località vicino a Karnak, dove si eleva il suo tempio.
La si raffigura sotto forma di donna o di avvoltoio.
I copricapi delle regine, che presentano spesso le ali e una testa di avvoltoio, si intitolano alla dea, sposa di Amon.

Dea di una località vicino a Karnak, dove si trova il suo tempio, viene raffigurata sotto forma di donna o di avvoltoio.
I copricapi delle regine, che presentano spesso le ali e una testa di avvoltoio, si intitolano alla dea, sposa di Amon.

La triade tebana a Karnak

Collegata al tempio di Amon, sorgeva la dimora di Mut, sposa del grande dio tebano, celebrato in tutta la sua potenza dai faraoni della XVIII dinastia.
Un lungo viale sorvegliato dalle sfingi che lo costeggiavanoconduceva al tempio della dea della maternità, chiamata anche “Madre delle madri”.
Alle volte Mut si presentava sotto forma di avvoltoio, infatti, il geroglifico usato per scrivere il nome della dea era proprio un avvoltoio, per questo motivo la madre, la regina o la sposa del faraone portava sul capo un diadema a forma di avvoltoio.

Anche a suo figlio Khonsu all’interno del santuario di Karnak era stato dedicato un tempio, si celebrava così la potente triade tebana.
All’interno del tempio sulle sponde in un piccolo lago a forma di ferro di cavallo Mut era invocata come “Signora di Isheru”.
L’acqua era un elemento importante per l’Antico Egitto e ogni tempio era caratterizzato dalla presenza di bacini, in genere rettangolari, contenti acque sacre che oltre ad essere usate per le cerimonie simboleggiavano l’eternità della vita nel suo rinnovamento ciclico.

Nefertem
Dio della regione di Menfi. Era figlio di Ptah e Sekhmet.

Nefertem

Figlio di Ptah e Sekhmet, apparteneva alla triade menfita il suo nome nfr-tm significava: “tutto bello, perfetto” o “la nuova apparizione è perfetta”.
Dio dell’immortalità era raffigurato come uomo recante un fiore di loto sull’acconciatura, fiore simbolo di rinascita e di rigenerazione.
Era, inoltre, dio della natura e simbolo del calore del sole che sorgeva.
All’origine il dio Nefertem era la personificazione del primo fiore di loto nato dal caos primordiale.

Nefthi
Dea di Diospolis Parva. Figlia di Geb e Nut, sorella di Osiride, Iside e Seth, di quest’ultimo anche sposa (pur non innamorata) e madre di Anubi.

Neith

Dea di Sais. Il suo culto, di derivazione tribale, continua in età storia, quando diventa la divinità funeraria nota con il nome di Mehurt. Dea creatrice della guerra, in seguito dea della caccia. A Esna era compagna di Khnum.

Dea di Sais.

Il suo culto, di derivazione tribale, continua in età storica, quando diventa la divinità funeraria nota con il nome di Mehurt.
Dea creatrice della guerra, in seguito dea della caccia.
A Esna era compagna di Khnum.

Nekhbet

Dea avvoltoio di El Kab. Era associata alla regalità.

Nepri
Dio dell’orzo.

Figlio della dea Renenutet, spesso raffigurato tra le sue braccia, Nepri era la divinità della natura e simboleggiava il grano.
Semi di grano formavano il suo corpo, a volte appariva con due spighe di grano sul capo.

Nut
Dea del cielo, sorella e sposa di Geb, madre di Osiride, Iside, Seth e Nefthi.

Osiride
Dio di Busiride.E’ il dio-re dell’Egitto,lo sposo-fratello di Iside e il padre di Horus.
Dopo la morte regna sull’aldilà dove, oltre che sovrano, è giudice supremo.
Come dio della vegetazione viene spesso rappresentato in forma di mummia da cui germogliano delle piante.

Osiride comparve per la prima volta a Busiris, dove prese il posto del dio-pastore Andjeti assimilandone tutti gli attributi.
La più antica versione delle gesta osiriane si trova nei Testi delle Piramidi dove il dio viene integrato all’Enneade eliopolitana e presentato come figlio di Geb e di Nut e fratello di Iside, Seth e Nefti. Seth, aiutato da Thot, fa morire Osiride, succeduto a suo padre Geb, per usurpagli il trono celeste. Allora Iside e Nefti cercano il corpo del fratello e, ritrovatolo, lo consegnano ad altri dei perchè gli restituiscano la vita.
Alcuni elementi della leggenda osiriana appaiono comunque in epoca più tarda, tra questi l’imbalsamazione ad opera di Anubis di cui si parla in uno dei Testi dei Sarcofagi ( Medio Regno ). Tuttavia, dal momento che i Testi delle Piramidi non pretendono di riportare la storia nel suo insieme, ma si limitano ad accennare ad alcuni dei suoi episodi, sembra che numerosi elementi, reperibili unicamente nel mito riportato da Plutarco ( trattato su Iside ed Osiride), debbano risalire ad un epoca più antica. Nell’opera plutarchiana, Geb e Nut hanno, oltre ai quattro figli di cui parlano i Testi delle Piramidi, un quinto figlio, Haroeris ( Horo il primogenito ) e i cinque parti divini avvengono uno dopo l’altro nei cinque giorni epagomeni. Presto Osiride succede la padre Geb e regna al fianco della sua sposa sorella-sposa Iside, apportando agli uomini la conoscenza dell’agricoltura e delle pratiche religiose. Geloso del regno benefico del fratello, Seth, assieme a sessantadue congiurati, richiude Osiride in un baule, nel corso di un banchetto, e lo getta nel Nilo. Iside parte alla ricerca della bara, che le onde hanno spinto fino alle sponde fenicie di Byblos dove un’erica vi ha germogliato. Il re di Byblos fa trarre dalla bella pianta un pilastro e Iside, giunta nella città, se lo fa offrire in dono insieme alla bara da cui l’erica era spuntata e lo porta con sè nelle paludi di Chemnis, presso Buto, dove ella dà alla luce Horo. Seth, essendo venuto al corrente dei fatti approfitta di una assenza di Iside per impossessarsi della bara, ridurre il corpo di Osiride in quattordici pezzi e spargerli per tutto l’Egitto. Iside, ricomincia il suo viaggio alla ricerca delle membra del suo sposo e ogni volta che ne trova un pezzo lo seppellisce sul posto e vi fa erigere dei santuari. A questo punto la leggenda conosce la possibilità di due epiloghi diversi: l’uno vuole che Osiride rimanga nel regno dei morti e ne diventi il sovrano; l’altro, che Thot, Anubi, Iside e Nefti riuniscano i pezzi del suo corpo smembrato e lo rendano immortale attraverso la mummificazione. Le due versioni, hanno fatto in modo che si costituisse la leggenda di un Osiride sovrano divinizzato ma, a questo punto, è intervenuto un fattore determinante: il sovrano Osiride comincia a distinguersi per il forte contrasto che intercorre tra la sua condotta in vita e l’efferatezza della sua morte, ed è esattamente questa componente a decretare la fortuna e la diffusione della sua leggenda. Gardiner ha sottolineato fortemente la relazione che intercorre tra il mito osiriano e il carattere specifico della monarchia egiziana. Infatti, il dio è sempre rappresentato come sovrano dell’Egitto nella sua interezza, nonostante non rechi che la corona bianca del Sud. Egli viene sempre considerato come il re morto che diventa dio, mentre il suo successore è l’incarnazione di Horo, il figlio di Osiride. Le feste osiriane, che si tenevano alla fine dell’inondazione,, assunsero soltanto tardivamente un carattere agrario, in quanto furono da principio celebrazioni della resurrezione del sovrano defunto in suo figlio. Il cerimoniale relativo alle feste di resurrezione dunque, rinnovava la storia mistica di osiride e di Horo, leggenda in cui trovavano la loro giustificazione e le loro radici altri elementi legati al culto osiriano.

Osiride è in relazione con le acque del Nilo alle quali il suo corpo dona la forza fecondatrice. In alcune versioni della leggenda infatti, invece di discendere il Nilo in un bara di fortuna, Osiride viene direttamente annegato nel fiume; inoltre, quando Seth lo fa a pezzi, il suo membro virile non viene ritrovato perchè, caduto nel Nilo, è stato divorato dall’ossirinco, pesce che nel nomos omonimo veniva assimilato a Seth. Dio fecondatore, Osiride è anche signore della vegetazione e, come questa, muore nel periodo dell’inondazione per rinascere a primavera, dopo aver soggiornato sottoterra come il grano seminato., Questo specifico aspetto era tenuto in gran conto dagli Egiziani che, in occasione della festa del dio, che aveva luogo prima della semina, riproducevano con il limo un modello del suo corpo e vi ponevano all’interno dei semi destinati a germogliare ricoprendo la statuetta di fitte foglioline. Nelle tombe sono stati ritrovati numerosi esemplari di questo tipo di oggetto votivo. Inoltre, la speculazione eliopolitana ha fatto di Osiride un dio cosmico. Tale concezione si spiega solo se si ammette che, dall’epoca predinastica, il sovrano defunto fosse assimilato ad Osiride. Una simile assimilazione del resto fu subito inserita nel quadro del dogma del destino solare del re: quest’ultimo raggiunge Ra nel cielo, mentre Osiride riveste nello stesso tempo il carattere divino del re morto. Alla fine dell’Antico Regno Osiride venne anche assimilato al “Dio Grande” (dio celeste) come, prima di lui, Horo, Questa concezione è legata inoltre a quella di Osiride dio dei morti. Il re defunto continua a regnare nel mondo interno, che è immagine del mondo terreno, come Osiride morto regna in questo mondo “antipodico”. D’altro canto visto che il sole illumina il mondo dei vivi e la luna quello dei morti, Osiride fu identificato anche con la luna (Aah). Sicuramente la dottrina del sovrano che continua a vivere e a regnare nell’al di là fece sì che alla fine Osiride diventasse anche dio dei morti e che venisse identificato con le divinità funerarie delle città egiziane, primo tra tutti Khentiamentiu, “il Signore (colui che presiede) degli Occidentali” ad Abido, nei pressi di This che sarà la culla delle prime dinastie tinite.
La morte di Osiride e la sua resurrezione conoscevano una riproduzione rituale. La resurrezione in particolare era resa con la rappresentazione del ritorno del dio su di una barca sacra tra il gran giubilo della folla.

Ptah
Dio di Menfi e creatore dell’universo.
La sua esistenza sarebbe precedente a quella di Atum-Ra.
Patrono degli scultori e dei forgiatori, il suo animale sacro era il toro Apis.

Ptah

Ptah lo scultore della terra, creava forme usando una ruota da vasaio e veniva rappresentato in forma umana avvolto in un sudario, solo le mani erano libere ed impugnavano lo scettro uas ed il pilastro djed.
Sua sposa era Sekhmet e Nefertem (il dio-loto) suo figlio, insieme formavano la triade di Menfi.

Il dio Ptah aveva anche una seconda moglie, Shesemetet dea della cintura reale, secondo altri studiosi altro non era che un’incarnazione provinciale di Sekhemet.
Quando i sovrani della III Dinastia fecero di Menfi la capitale del Regno, il dio Ptah assunse un ruolo di primo piano, spodestando gli dei precedenti il dio falco Sokar e il dio-terra Tatenen.
Secondo la teologia menfita Ptah era il padre di tutti gli dei, creatore della sua immagine e di tutti gli dei:
”Il dio creò l’universo con il suo cuore e con la sua lingua, modellando il mondo con il potere della parola”.
Nonostante fosse un dio creatore era molto vicino al cuore degli uomini e molto amato, misericordioso, ma implacabile con chi trasgrediva.
C’è lo dimostrano alcuni inni a lui dedicati che troviamo scritti nel papiro n. 3048 di Berlino

Preghiera a Ptah e a Sekmet (stele di Gliptoteca Carlsberg a Copenhagen):
”Quest’umile servitore adora la tua bellezza, Ptah il grande che è a sud del suo muro, Tatenen che risiede a Menfi, dio augusto della prima volta, colui che ha modellato gli uomini e fa nascere gli dei.
Primordiale che ha creato la vita umana.
Ciò che egli ha pensato nel suo cuore, si è visto realizzato; lui che annuncia ciò che non esiste ancora, che rinnova ciò che già esiste.
Nulla esiste senza di lui.
Le cose vengono ad esistenza quando egli è venuto ad esistenza, ogni giorno secondo ciò che egli ha stabilito.
Tu hai determinato il paese per seguire le sue leggi, come tu l’hai creato.
L’Egitto vive stabilmente sotto i tuoi ordini, come la prima volta.
Lodi a non finire per il tuo bel viso, dea augusta della casa di Ptah, Sekhemet venerabile, signora del cielo, diadema di Ra, occhio divino in Per-ur( santuario arcaico dell’Alto Egitto), diadema di Ra, occhio divino nella casa venerabile sua.
Uagit nel palazzo, suo diadema nella “barca della notte”. Sua compagna nella “barca del giorno”.
Possa ella fare che il respinto (Apophis) sia imprigionato e che essa proceda contro di lui dopo aver afferrato il giavellotto; Sekhemet la Grande, amata da Ptah, signora del cielo, sovrana delle Due Terre.
Accordami una durata di vita perfetta, che non comporti sofferenze, che il mio corpo sia esente da mali, il mio viso aperto e le mie orecchie sensibili, senza che la mia vita sia accorciata, che io sia glorificato come un imakhu (augusto glorificato) e lodato come giusto.
Da parte di Merisekhmet.

Preghiera a Ptah (stele del Museo de Il Cairo):
”Dare lodi a Ptah , signore di Maat, baciare la terra davanti al suo ka.
Io ti do lodi fino all’altezza del cielo, io esalto la tua perfezione.
Tu sei perfetto quando sei misericordioso.
Sii misericordioso per me ogni giorno.”
Fatto dall’orafo Ramose.

Preghiera a Ptah (stele n. 1466 British Museum):
”Dare lodi a Ptah, signore di Maat, re delle Due Terre, il benigno di volto, che crea le arti ed è appagato con la sua offerta, affinché egli rimuova la malattia che è in me.
Possa tu concedere che io veda il peso della tua potenza.
Sii tu, o bello di grazia, appagato da parte del guardiano nella Sede della Verità, Penbui ”.

Quebhsenuf
Figlio di Horus, dalla testa di falcone. Dio funerario, rappresentato sul vaso canopo contenente l’intestino. E’ posto sotto la protezione di Selket.

Renenutet
Era la divinità della regione del Fayyum venerata come “Signora della Terra fertile” e “Signora dei granai” alla quale Amenemhat III dedicò un tempio a Medinet Ma’adi. La dea della fertilità e del raccolto era rappresentata sotto forma di cobra o di donna con testa di cobra e spesso veniva raffigurata con un bambino tra le braccia, il dio dell’orzo Nepri.

Renenutet

Con gli appellativi di “Signora della terra fertile” e “Signora dei granai” dea dal benevolo influsso che vigilava sul pane, sull’acqua e su tutto ciò che poteva assicurare la vita materiale, spesso raffigurata con un bimbo tra le braccia, il dio dell’orzo Nepri, era venerata nella zona tebana e successivamente nel Fayyum.
Amenemhat III le dedicò un tempio a Medinet Ma’adi.
Renenutet era rappresentata come un cobra ( il serpente che nutre) o come una donna con la testa di cobra, compagna del dio-destino Shai e insieme alla dea Meskhenet si identifica anche con Iside.
Con Meskhenet la dea Renenutet assisteva ai parti e alle “feste dell’ottavo mese” che si celebravano nel villaggio operaio di Deir el Medina..
Insieme con Wadjet, la dea cobra patrona del Basso Egitto proteggeva il faraone nel suo viaggio verso l’aldilà.

Selkis
Appartiene alla cerchia delle dee maghe, associate a Iside. Dea scorpione, era appresentata come scorpione a testa di donna o come donna con uno scorpione in testa. Secondo le leggende locali era la madre di Harakhte (il sole all’orizzonte) e sposa di Horus.

Dea funeraria insieme a Iside, Neftis e Neith cingeva l’insieme dei vasi canopi contenti le viscere del defunto.
Era rappresentata con l’immagine stilizzata di un pungiglione di scorpione sul capo.

Nella sfera medica proteggeva dalla puntura dello scorpione, degli insetti velenosi e dei serpenti.

Satet
Dea di Elefantina e sposa di Khnum.

Satet, dea dell’amore in unione con Khnum e Anuket, apparteneva alla triade di Elefantina.
Sposa del dio Khnum, dopo il Medio Regno, fu considerata la patrona dell’isola, a guardia della frontiera del Sud, uccideva i nemici dell’Egitto con le sue frecce,
Satet, raffigurata con forma umana, indossava la corna bianca dell’Alto Egitto ornata da due corna d’antilope.
La dea forniva l’acqua per la purificazione dei re defunti per mezzo di quattro giare di Elefantina.
Quando il dio Khnum venne assimilato a Ra, Satet fu assimilata alla dea Hathor e adorata come dea delle donne e dell’amore.

Sekmet
Dea di Rehesu,era la dea della salute e del male nello stesso tempo,patrona della guerra della medicina.
Raffigurata in forma leonina sposa di Ptah. Era legata a Bastet,la dea gatta, nella quale si riteneva si fosse trasformata

Dea di Rehesu,era la dea della salute e del male nello stesso tempo,patrona della guerra della medicina.
Raffigurata in forma leonina sposa di Ptah. Era legata a Bastet,la dea gatta, nella quale si riteneva si fosse trasformata.

Seshat
Dea del destino.

Seshat ( letteralmente la donna scriba), sorella di Thot , nell’iconografia è rappresentata con una pelle sacerdotale di leopardo e con sul capo uno stendardo sostenente una stella a sette punte inscritta originariamente in un crescente lunare capovolto, poi mutatosi in un paio di corna rovesciate, mentre marca il trascorrere delle ere sulla nervatura di una foglia di palma
Patrona degli scribi e dei costruttori, era preposta all’orientamento delle fondamenta del tempio, sin dalla seconda dinastia è ricordata come assistente de Re Khasekhemwy, nel rituale di posa in tensione della corda cerimoniale in relazione ai punti cardinali.

Seth
Dio di Ombos,fratello e sposo di Nefthi.
Dio della siccità e del cattivo tempo,potenza distruttrice,simbolo del male.
Secondo la leggenda fu l’uccisore di suo fratello Osiride. Viene raffigurato come un animale indefinibile,forse perché oggi è estinto,una via di mezzo tra un asino e un cane.

Seth

Dio di Ombos,fratello e sposo di Nefthi.
Dio della siccità e del cattivo tempo,potenza distruttrice,simbolo del male.
Secondo il mito fu l’uccisore di suo fratello Osiride.

Viene raffigurato come un animale indefinibile,forse perché oggi è estinto,una via di mezzo tra un asino e un cane.

Shai
Dio del destino

Venerato a Karnak nel santuario di Amon- Ra, nel tempio di Opet, era lo “Shai di tutti gli dei”.
Dio creatore, protettore della città di Esna, Shai era la personificazione del destino, ad egli erano associate le dee Renenutet, Reret, Shepset, Meskhenet .
Talvolta sia la dea Renenutet,divinità delle messi, o la dea Meskenet, dea protettrice del parto, venivano indicate come spose del dio.
Il dio era responsabile del destino di tutti gli uomini ed era inoltre presente al giudizio dell’anima.

Shu
Dio dell’aria secca, figlio di Atum e gemello di Tefnut. Genera Geb e Nut.

Shu

Il dio Shu fu creato dal respiro di Atum e rappresenta il primo oggetto della creazione, il vuoto, l’umidità dell’aria, ma è anche il soffio vitale che anima le creature.
Soffio vitale che uscito dal naso di Atum ne fece battere il cuore risvegliandone la coscienza.
Generato insieme alla sorella Tefnut formarono la prima coppia divina assimilata al sole e alla luna.
Nella cosmogonia eliopolitana Shu e Tefnut diedero vita a Geb e Nut rispettivamente la terra e il cielo, i quali generarono Osiride, Iside, Seth e Nefhti che formarono, con il Demiurgo Atum, la Grande Enneade di Eliopoli.

Il dio Shu è rappresentato con il capo sormontato da una piuma nell’atto di separare il cielo dalla terra.

Sobek
Dio coccodrillo del Fayum e di Kom Ombo, connesso alle acque ed alla fertilità.

Venerato nella zona del Fayyum e di Kom Ombo , soprattutto durante la XII e XIII dinastia, dove era considerato lo sposo di Hathor e padre di Khonsu, il dio Sobek veniva rappresentato come un uomo con la testa di coccodrillo o soltanto come un coccodrillo.

Era considerato l’essere dal cui sudore nasceva il Nilo, inoltre era responsabile delle benefiche piene del sacro fiume.
Dio dell’acqua era venerato anche a Sais come “Figlio di Neith” ove esisteva Crocodilopolis una città così chiamata dai greci.

Aveva anche una connotazione negativa quando veniva associato al dio Seth diventando così oggetto della caccia divina.
In numerose scene si può notare Horus trafiggere un coccodrillo con una lancia per annullarne la forza negativa.

Sokar
Dio della necropoli menfita, patrono della metallurgia e dei fabbri.

Tatenen
Dio funerario di Menfi, simboleggiava la terra emersa dal caos primordiale.

Tatenen
“La lingua di Tatenen pronuncia ciò che esiste”.
(Teologia Menfita)

Tatenen “la terra che si solleva”, dio funerario di Menfi, simboleggiava la terra emersa dal caos primordiale.
Associato in seguito al dio Ptah nella forma Ptah-Tatenen, divenne la divinità più importante di Menfi, spodestando i suoi predecessori, il dio-terra Tatenen ed il falco Sokar.
Quando veniva identificato con il sole mattutino il dio rappresentava l’intero Egitto.

Tueret
Dea ippopotamo, protettrice della casa e della gravidanza.

Upuaut
L’apritore di strade.

Uaget
Dea serpente di Buto, era patrona della regalità e associata a Nekhbet nei titoli del faraone.

fine terza parte

TESTO DI BEATRICE MUMMOLO RICERCATI DAL WEB E FOTO DI BEATRICE MUMMOLO.

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