Egitto,i Segni evidenti del Passato Remoto.- 1° parte del quarto capitolo.-

Munch spiega IL CODICE l’altro molto breve dove viene spiegata la Dendere Elettrika.-
Spiegazione Divinita’ Egizie-Sumere http://www.tabaccheria21.net/dei_egizi.htm

Foto :__ Beatrice Mummolo
Le lampade di Dendera sono dei geroglifici scoperti dall’archeologo francese Auguste Mariette (Boulogne-sur-Mer, 11 febbraio 1821 – Bulaq, 18 gennaio 1881) nel 1857 a circa 70 km da Tebe, nel tempio di Dendera, situato nell’omonima località dell’Egitto, sulla riva occidentale del Nilo.
Sotto il tempio vennero rinvenute ampie cripte che, ripulite dalla sabbia, mostrarono stanze con pareti ricoperte da lastre di pietra incise. Le stanze apparterrebbero al primo nucleo del tempio, risalente al XV secolo a.C., mentre l’attuale costruzione che ad esse si è sovrapposta è di epoca tolemaica e romana. Le lastre incise si riferiscono ad una decorazione della fase tolemaica.
Negli anni settanta gran parte delle lastre vennero asportate per un furto e rimasero solo le pareti di una delle stanze. Qui si trovano raffigurati alcuni sacerdoti del tempio nell’atto di officiare riti intorno ad un oggetto, probabilmente un fiore di loto. Il gambo del fiore di loto è stato interpretato come un cavo elettrico di alimentazione; un sostegno che rappresenta parte della colonna dorsale del dio Osiride verrebbe invece interpretato come un avvolgimento elettrico e dei serpenti raffigurerebbero le serpentine che si trovano all’interno dei tubi di Crookes. Infine, un dio tiene in mano due pugnali, e questo viene interpretato come un segnale di pericolo che si troverebbe proprio in corrispondenza del punto in cui dal tubo di Crookes escono i raggi X. Chi si occupa di archeologia misteriosa, sulla base di queste interpretazioni delle figure e degli oggetti rappresentati sostiene pertanto che le incisioni raffigurino l’apparecchio citato. Questo dispositivo venne inventato circa dieci anni dopo la pubblicazione dei disegni di Dendera da parte del suo scopritore, Mariette, e se ne dovrebbe dedurre che ne fosse stata influenzata.
Gli egittologi invece li interpretano come simbologia integrata nella mitologia egiziana: il serpente primordiale che nasce da un fiore di loto è un mito egizio conosciuto e anche il sostegno è un simbolo ricorrente nell’arte egiziana, collegato con Osiride e raffigurante la sua spina dorsale. La scena dovrebbe pertanto rappresentare la costruzione di due santuari primordiali. A questo stesso ambito riporta il significato dei geroglifici iscritti.

Foto :__ Beatrice Mummolo

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Il tempio di Dendera, è dedicato alla dea Hathor . ‘Casa di Horus’ significa Hathor e lei era la personificazione della Via Lattea. Nel egiziano cosmogonia Ogdoad , Hathor è stato detto di essere la moglie di Ra e Horus era il loro figlio. Iside era la sorella e moglie di Osiride e anche lei è stato pensato per essere la madre di Horus. Horus era perfettamente concepito dalla madre vergine Iside.
Hathor e Iside sono stati in seguito assimilati Iside-Hathor , poiché si ritiene essere la stessa divinità del pantheon egiziano. Iside e Hathor sono entrambi raffigurato con corna di mucca con un disco solare tra le corna .

Foto :__ Beatrice Mummolo
La controparte celeste di Iside nel cielo è la stella Sirio , mentre Osiride controparte celeste è Orione . Mentre gli studiosi concordano sul fatto che Iside con le corna deve essere associato a Cane Maggiore la costellazione che contiene Sirio, suggerisco che lei dovrebbe essere associata a Toro come dimostrerà.
Prima di tutto potrebbe Santissima Trinità, Osiride, Horus e Hathor-Iside con il Sole tra le corna e l’associazione di Hathor con la Via Lattea hanno qualcosa a che fare con la traversata del eclittica e la Via Lattea?

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In epoca romana fu un importante centro della provincia d’Egitto e poi della provincia Tebaide dopo la riforma di Diocleziano.
Con l’avvento del Cristianesimo le notizie sulla città si fanno più scarse al punto che dopo i nomi di due vescovi: Pachymius e Serapion, le fonti tacciono del tutto.

Gli edifici attualmente visibili risalgono al periodo tolemaico con ampliamenti durante il periodo romano (imperatore Tiberio) ma sono stati rinvenute fondazioni di edifici più antichi databili al regno di Cheope (IV dinastia).
Di particolare rilevanza uno zodiaco, ora conservato a Parigi, proveniente dal pronao del tempio di Hathor.
Nel recinto templare sono anche presenti due Mammisi (luoghi della rinascita), un lago sacro ed un pozzo antico, un tempio di Iside, tutti di epoca compresa tra il periodo tolemaico e quello romano, il palazzo del comando o Pretorio, una costruzione dedicata a Nectanebo I.

L’inizio della costruzione del tempio attuale risale invece al regno di Nectanebo II (360 a.C. – 343 a.C.), ultimo sovrano di origine egizia ad aver regnato sulle Due Terre ed il suo completamento avvenne durante la dominazione di Roma anche se, con ogni probabilità le strutture erette vennero del tutto modificate durante il regno di Tolomeo XII, infatti una iscrizione, scoperta nel 1975, celebra la cerimononia del tendere la corda, ossia di tracciare le fondamenta di un nuovo edificio, nel ventisettesimo anno di regno del sovrano, anno che dovrebbe corrispondere al 54 a.C.; la stessa iscrizione ricorda il completamento del tempio nel nono anno dell’imperatore Augusto, 21 a.C.


La sua popolarità era enorme, soprattutto nel Nuovo Regno.
Rappresentato come una nano barbuto dalla lingua penzolante, le gambe storte ed una lunga coda penzolante, era una figura grottesca.
Difendeva l’abitazione dagli spiriti maligni, oltre ad allontanare i pericoli dagli uomini, insieme a Thueris proteggeva le partorienti da ogni aspetto doloroso del parto.
Era anche protettore del sonno, ed infatti lo si trovava spesso raffigurato sui letti per impedire ai geni del male di apparire in sogno.
Era il dio della danza e delle manifestazioni gioiose e spesso veniva rappresentato mentre suonava un tamburello.
Presiedeva all’igiene personale e la sua immagine si trova incisa su molti oggetti usati a questo scopo. Sembra che la sua origine fosse straniera.
Era anche il “Guardiano della Porta”, nelle iniziazioni misteriche, il suo nome infatti significa “iniziare, introdurre”.

In origine una delle otto divinità primordiali adorate ad Ermopoli. Diviene poi il dio supremo, la divinità solare Amon-Ra. La città di Tebe è il centro principale del suo culto. Il suo significa “il misterioso”, assieme alla moglie Muth e al figlio Khons forma la triade di Tebe. Il suo animale è l’ariete, come si può intuire dal viale cerimoniale del suo tempio principale a Karnak.
Questo dipinto, risalente ad una tomba del 1200 a.c., mostra Ra con un disco solare sulla testaDeificazione del sole visibile, fu adorato in diverse località dell’Egitto prima che ne prendesse possesso la teologia eliopolitana.
Il primo aspetto del mito, è il dio che nella sua imbarcazione diurna percorre il cielo durante il giorno, per poi salire la notte, nella barca notturna che percorre allo stesso modo il mondo inferiore. Per conciliare la sua esistenza con quella di altre due divinità solari, lo scarabeo Khepri e Atum, fu al mattino Khepri sotto forma d’un bambino ( ma soprattutto come scarabeo), a mezzogiorno Ra trionfante sotto forma d’un adulto, e la sera Atum, sole calante, sotto forma di un vecchio.
Si trattava anche in questo caso di un richiamo al mito del regno terrestre di Ra.
Dio creatore e padre dell’Enneade, Ra regnava sulla terra tra gli uomini e gli dei.
Durante il suo regno, conobbe le vicende umane e invecchiò e fu in quel momento che approfittando della sua debolezza, gli uomini gli si rivoltarono contro ed egli dovette difendersi inviando il suo occhio (Hathor – Sekmet) per castigarli.
Anche Iside approfittò della sua vecchiaia per rubargli la sua potenza magica.
Stanco Ra si fece elevare al cielo sulla schiena di Nut.E’ senza dubbio questo regno terreno all’origine dei tempi che giustificò l’appellativo di “Figlio di Ra” (Sa Re) che i faraoni prenderanno a partire da Chefren e che seguirà il loro nome, quinto del titolo.
Durante tutta la storia egizia, Ra saprà conservare una sorta di preminenza, solarizzando il pantheon; i grandi dei saranno Amon-Ra, Mont-Ra, Khnum-Ra, Sobek-Ra.
Nel suo destino solare, il re raggiunge Ra nel cielo e questi, primo signore dell’al di là che attraversa nella sua corsa notturna, troverà il completamento in Osiride, che gli fu rivale
a cui nessuno, qui, assomiglia.
Tu che proteggi milioni di uomini
e ne salvi centinaia di migliaia.
Tu salvatore di colui che contro sè protesta:
Tu, signore di Eliopoli,
non punirmi per i miei numerosi misfatti.
Io sono uno che non conosce se stesso.
Io sono un uomo senza intelligenza.
Tutto il giorno seguo la mia bocca come il bue il foraggio”Inno al sole scritto da un operaio di Deir el MedinaDurante la XVIII dinastia l’unione tra Ra e “Horo dell’orizzonte” diede vita a Ra – Harakhti, la manifestazione visibile e cosmica del dio Sole.
Già nell’Antico Regno i sacerdoti di Eliopoli cercarono di elaborare una distinzione tra le diverse forme del sole:
Khepri il sole che viene in esistenza (sole del mattino)
Ra- Harakhti il sole allo zenit
Atum il sole della sera.La triade tebana a Karnak

Ammit, la dea divoratrice, era la mostruosa entità preposta alla distruzione dello spirito nel caso di verdetto sfavorevole del tribunale osiriano.
Se il cuore del defunto pesava più della piuma della dea Maat, l’organo veniva ingoiato da Ammin, simboleggiando così la caduta dello spirito nel caos.
Possiamo trovarla raffigurata nelle scene del giudizio nel Libro dei Morti.
Il suo aspetto incute terrore, “colei che annienta i colpevoli” viene rappresentata come animale ibrido: capo di coccodrillo, zampe anteriori e tronco di leonessa, zampe posteriori di ippopotamo.

In origine una delle otto divinità primordiali adorate ad Ermopoli. Diviene poi il dio supremo, la divinità solare Amon-Ra. La città di Tebe è il centro principale del suo culto. Il suo significa “il misterioso”, assieme alla moglie Muth e al figlio Khons forma la triade di Tebe. Il suo animale è l’ariete, come si può intuire dal viale cerimoniale del suo tempio principale a Karnak.
Questo dipinto, risalente ad una tomba del 1200 a.c., mostra Ra con un disco solare sulla testaDeificazione del sole visibile, fu adorato in diverse località dell’Egitto prima che ne prendesse possesso la teologia eliopolitana.
Il primo aspetto del mito, è il dio che nella sua imbarcazione diurna percorre il cielo durante il giorno, per poi salire la notte, nella barca notturna che percorre allo stesso modo il mondo inferiore. Per conciliare la sua esistenza con quella di altre due divinità solari, lo scarabeo Khepri e Atum, fu al mattino Khepri sotto forma d’un bambino ( ma soprattutto come scarabeo), a mezzogiorno Ra trionfante sotto forma d’un adulto, e la sera Atum, sole calante, sotto forma di un vecchio.
Si trattava anche in questo caso di un richiamo al mito del regno terrestre di Ra.
Dio creatore e padre dell’Enneade, Ra regnava sulla terra tra gli uomini e gli dei.
Durante il suo regno, conobbe le vicende umane e invecchiò e fu in quel momento che approfittando della sua debolezza, gli uomini gli si rivoltarono contro ed egli dovette difendersi inviando il suo occhio (Hathor – Sekmet) per castigarli.
Anche Iside approfittò della sua vecchiaia per rubargli la sua potenza magica.
Stanco Ra si fece elevare al cielo sulla schiena di Nut.E’ senza dubbio questo regno terreno all’origine dei tempi che giustificò l’appellativo di “Figlio di Ra” (Sa Re) che i faraoni prenderanno a partire da Chefren e che seguirà il loro nome, quinto del titolo.
Durante tutta la storia egizia, Ra saprà conservare una sorta di preminenza, solarizzando il pantheon; i grandi dei saranno Amon-Ra, Mont-Ra, Khnum-Ra, Sobek-Ra.
Nel suo destino solare, il re raggiunge Ra nel cielo e questi, primo signore dell’al di là che attraversa nella sua corsa notturna, troverà il completamento in Osiride, che gli fu rivale
a cui nessuno, qui, assomiglia.
Tu che proteggi milioni di uomini
e ne salvi centinaia di migliaia.
Tu salvatore di colui che contro sè protesta:
Tu, signore di Eliopoli,
non punirmi per i miei numerosi misfatti.
Io sono uno che non conosce se stesso.
Io sono un uomo senza intelligenza.
Tutto il giorno seguo la mia bocca come il bue il foraggio”Inno al sole scritto da un operaio di Deir el MedinaDurante la XVIII dinastia l’unione tra Ra e “Horo dell’orizzonte” diede vita a Ra – Harakhti, la manifestazione visibile e cosmica del dio Sole.
Già nell’Antico Regno i sacerdoti di Eliopoli cercarono di elaborare una distinzione tra le diverse forme del sole:
Khepri il sole che viene in esistenza (sole del mattino)
Ra- Harakhti il sole allo zenit
Atum il sole della sera.La triade tebana a Karnak

Ammit, la dea divoratrice, era la mostruosa entità preposta alla distruzione dello spirito nel caso di verdetto sfavorevole del tribunale osiriano.
Se il cuore del defunto pesava più della piuma della dea Maat, l’organo veniva ingoiato da Ammin, simboleggiando così la caduta dello spirito nel caos.
Possiamo trovarla raffigurata nelle scene del giudizio nel Libro dei Morti.
Il suo aspetto incute terrore, “colei che annienta i colpevoli” viene rappresentata come animale ibrido: capo di coccodrillo, zampe anteriori e tronco di leonessa, zampe posteriori di ippopotamo.

Dio sciacallo di Cinopolis, assiste Horus e Thot nella pesatura del cuore dei defunti, preposto ai segreti. E’ figlio di Osiride e di Nefthi.
Non si sa con esattezza quale sia la sua origine ma, già dall’epoca di Aha una tavoletta menziona la sua festa e, fino alla fine della V dinastia, quando comparirà Osiride, è Anubi soltanto a presiedere al culto funerario.
Anubi era inoltre l’emblema del XVII nomos del Sud, la cui capitale, Kasa (Cynopolis), gli tributava un culto particolare.
Il suo animale sacro era il cane errante della valle del Nilo che, al contrario del dio, raffigurato come un cane nero o un uomo dalla testa canina nera, è è raramente nero. Si pensa comunque che tale colore on sia un simbolo luttuoso, ma la tinta specifica utilizza per la mummificazione, quindi un simbolo di rinascita.
Gli veniva attribuita l’invenzione della tecnica della mummificazione e, nella leggenda osiriana, Ra lo inviava presso Osiride per rendergli gli onori funebri e sottoporlo a mummificazione, dopo la sua avventura con Seth. Tale leggenda appare su una tomba nel Medio Regno ma, senza alcun dubbio, rimonta ad epoca più alta: sicchè il rito del mummificare si configura soltanto come la ripetizione di un rituale divino mutuato da un archetipo, il sacerdote che lo officia si assimila ad Anubi, indossando una maschera che riproduce le fattezze del dio.Le denominazioni più comuni di Anubi sono “colui che preside all’imbalsamazione”, “colui che vive sulla montagna ( la montagna che conduce alla dimora dei morti e nella quale sono scavati gli ipogei), “signore della Necropoli” e £colui che possiede l’ut (Im-Ut, si chiamano Ut le bende delle mummie).
Il nome di Anubi è in egiziano Inpu o Anepu.

Dea dell’isola di Sehel e della prima cateratta; veniva raffigurata con un copricapo di strana foggia, forse di origine straniera.
Assieme a Khnum e Satet formava la triade di Elefantina.
Ebbe un santuario locale, unitamente agli altri membri della triade, santuario di cui restano solo pochi frammenti.

Il Serapeum.
Adorato a Menfi, fu presto assimilato a Ptah, patrono della città, di cui fu riconosciuto come incarnazione. A Ra, Apis deve il disco solare piantato, con l’ureus tra le sue corna.
I sacerdoti di Apis a Menfi, conosciuti durante l’Antico Regno come “Bastoni di Apis” battevano la campagna alla ricerca del toro recante il marchio divino, marchio che doveva essere presente su più parti del corpo dell’animale. Lo scopo era quello di fare di esso il successore dell’Apis regnante.
Quando un Apis moriva, veniva sepolto secondo un rituale preciso, dopo essere stato sottoposto a mummificazione.
Al termine del cerimoniale funebre, veniva calato nei sotterranei del Serapeum, dove andava a raggiungere le precedenti incarnazioni del dio. Veniva allora posto sul trono il nuovo Apis, fatto che costituiva un’occasione di festa.
Dopo essere stato mostrato al popolo, il toro divino veniva condotto nel santuario, dove era destinato a vivere con il suo harem di giovenche, per non uscire più se non in occasioni di processioni che richiedessero la sua presenza. Oltre a ricevere offerte dai fedeli, nell’Apeion, il dio-toro rendeva anche responsi in qualità di oracolo.

Nome del serpente che nel regno di Duat (oltretomba) lotta contro il dio sole per contrastarne l’approdo a oriente.
Tuttavia, l’esistenza di Apophis era necessaria proprio per l’equilibrio del mondo stesso.
Le sue spire circondavano il mondo lungo la linea dell’orizzonte, questa posizione era il punto giusto per i suoi attacchi al sole nel momento in cui si avvicinava all’orizzonte.
Qual’era la tecnica del grande serpente?
Era quella di tentare con le sue spire di stringere il sole, spire rappresentate da banchi di sabbia.
Il sole rispondeva agli attacchi di Apophis, dalle cui ferite colava il sangue che colorava di rosso il cielo dell’alba e del tramonto.
Apophis, incarnazione del Nemico Divino, simbolo dei poteri dell’oscurità a volte veniva identificato con Seth, nemico degli dei.
Anche per i defunti era pericoloso il viaggio nell’aldilà, tuttavia i testi funerari assicuravano la sconfitta del serpente (“capovolgimento di Apophis”) con la formula magica “esso realmente la salva da tutti i mali”, che proteggeva il defunto nel suo viaggio.
Proprio da questa raffigurazione e da altre analoghe, i primi cristiani trassero l’iconografia di San Giorgio e del drago.
Il concetto di bene e male nell’Antico EgittoNehahor, “dal volto ritorto”, era uno degli epiteti di Apophis l’eterno nemico di Ra.
Indistruttibile potere del Caos non poteva essere ucciso, in quanto non apparteneva al mondo esistente, ma all’inesistente ed era contemporaneamente senza inizio e senza fine.
Lungo 120 cubiti, raffigurato come un serpente gibboso da cui spuntavano lunghi coltelli, fu creato a Esna dalla saliva della dea Neith, considerata il Demiurgo creatore del mondo, nata dalle acque primordiali del caos prendendo conoscenza di sé.
Apophis, presente nella creazione, esistendo già nel non – esistente, probabilmente fu cacciato per volere del Demiurgo e dei trenta dei primigeni dal mondo dell’esistenza e da allora appariva in modo ostile sulla via del dio Ra, minacciando anche i defunti della Duat.
Era nelle regioni della Duat, durante la settima ora del viaggio notturno di Ra, che avveniva lo scontro tra Ra e Apophis, tuttavia la protezione delle arti magiche di Iside, che viaggiava sulla barca di Ra, impediva al serpente di avere il sopravvento.
(“Il libro di chi è nell’Aldilà”).
In una versione dell’epoca tarda de “Il libro del serpente Apophis” ci viene descritto il rituale compiuto dai sacerdoti egizi.
Nel tempio di Amon Ra , a Karnak, in varie ore del giorno i sacerdoti pronunciavano formule particolari bruciando un simulacro di cera di Apophis, agevolando così la vittoria di Ra.

Dio principale di Eliopoli, il creatore, fu poi identificato con il sole. I suoi animali sacri erano il leone e il serpente.
Era una divinità solare, primitivo patrono di Eliopoli. Veniva rappresentato sotto forma di uomo con la corona dei faraoni e gli si associavano Shu e Tefnut, allo scopo di formare una triade.
Creatosi da solo, prima di generare Shu e Tefnut fu il dio primordiale di Eliopoli.
Sotto la II dinastia venne assimilato al sole Ra, in questo modo il dio iniziò a simboleggiare il sole che va a a dormire.
Nel “Libro di ciò che è nell’Ade” è nelle sembianze di Atum che Ra percorre il mondo notturno.
Gli animali sacri ad Atum erano il leone, il serpente e l’icneumone.
TESTO E FOTO DI BEATRICE MUMMOLO RICERCATI DAL WEB e GOOGEL IMMAGINE .
