Microrganismo è sia pianta che animale

alga pianta animale
Non serve recarsi nelle zone più remote del pianeta per rendersi conto di quanto possa essere sorprendente la vita: un gruppo di ricercatori danesi ha scoperto nella baia di Niva un microrganismo che ha aspetti in comune sia con gli animali che con le piante: il Mesodinium chamaeleon.
“E’ verde e vive sul fondo del mare. Non sappiamo praticamente nulla su di esso perchè non riusciamo a farlo crescere in laboratorio” spiega Øjvind Moestrup, leader del team di ricerca. “Possiamo nutrirlo, e lui mangia, ma dopo qualche mese muore. Non sappiamo il perchè”.
Il Mesodinium chamaeleon è un organismo unicellulare visibile solo al microscopio, e ottiene energia sia nutrendosi di altre forme viventi vegetali, sia praticando la fotosintesi.
Si tratta di un ciliato che si sposta sui fondali della costa finlandese per catturare le sue prede, alghe fotosintetiche microscopiche, con le sue centinaia di appendici motorie. Le sue uniche prede sono alghe chiamate criptomonadi, con le quali forma una sorta di collaborazione per ottenere l’energia necessaria alla sopravvivenza.
Ogni piccolo Mesodinium chamaeleon contiene cloroplasti, gli organelli sfruttati dalle piante per eseguire la fotosintesi. Questi cloroplasti vengono trattenuti all’interno dello stomaco quando uno di questi ciliati ingerisce una forma di vita fotosintetica: non vengono digeriti immediatamente, ma continuano a produrre energia tramite la fotosintesi per qualche settimana prima di essere distrutti dai processi digestivi del M. chamaeleon.
Trattenendo i cloroplasti di altre forme di vita, i M. chamaeleon cambiano colore in base all’alga che hanno ingerito per ricaricarsi di organelli fotosintetici.
Si tratta quindi di una forma di vita animale che per sopravvivere si deve nutrite di forme vegetali per diventare una “quasi-pianta”.
Mesodinium chamaeleon

 

Il Mesodinium chamaeleon non è l’unico microrganismo con queste caratteristiche: anche il Mesodinium rubrum, il responsabile di molte “maree rosse” del mondo, si nutre di alghe rosse e sfrutta i loro cloroplasti per produrre energia, ma il M. chamaeleon è il primo del suo genere capace di sfruttare qualunque tipo di cloroplasto delle alghe criptomonadi.
Questo processo di sfruttamento di cellule estranee viene definito endosimbiosi: circa 2 miliardi di anni fa, un microrganismo ebbe la brillante idea di ingoiare un batterio e iniziare a sfruttarlo per produrre energia. Senza questa collaborazione, probabilmente la vita multicellulare non si sarebbe sviluppata sul nostro pianeta.
Studiare questi microrganismi può essere facile o quasi impossibile: nel caso del M. chamaeleon, finora è stato impossibile mantenere in vita una popolazione oltre pochi mesi, cosa che ha impedito di studiare a fondo la sua biologia. “Vorremmo continuare a lavorare per creare delle colture in laboratorio. In questo modo dovremmo essere in grado di chiarire che ruolo giochi la fotosintesi. In altre parole: quanto questo microrganismo sia pianta e quanto animale” spiega Moestrup.
Comprendere a fondo il funzionamento di questi microrganismi potrebbe non solo fornirci un quadro più chiaro di come possa essersi evoluta l’endosimbiosi, ma anche contribuire alla ricerca medica. “Le cellule cancerose sono cellule che non lavorano in concerto con le altre. E’ per questo che è così interessante sapere cosa accade all’interno delle cellule: come funziona una cellula? Come si divide?” conclude Moestrup.
In aggiunta a questo, ci stiamo accorgendo che la divisione tra regno vegetale e regno animale si sta facendo sempre più sottile. Non solo ce ne siamo accorti da fossili di oltre 600 milioni di anni fa, ma è sempre più diffusa l’idea che possano ancora esistere numerosissimi microrganismi sconosciuti che sfidano la tradizionale classificazione degli organismi viventi.
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