ABYDOS-EGITTO. I GEROGLIFICI DEL MISTERO-

ALL’INTERNO DEL TEMPIO EGIZIO DI ABYDOS TRA LE BELLISSIME AFFRESCATURE CHE ADORNANO QUESTO SPLENDIDO PEZZO DI STORIA, TROVIAMO UNO TRA I PIU’ INTERESSANTI ROMPICAPO CHE L’ARCHEOLOGIA DI FRONTIERA SI SIA TROVATA AD INVESTIGARE. IL GEROGLIFICO DEL MISTERO, CHE ORMAI DA TEMPO A PIENO TITOLO E’ ANNOVERATO TRA I PIU’ MISTERIOSI ” OOPARTS ” ( OGETTI FUORI DAL TEMPO ). IN TUTTI QUESTI ANNI MOLTI STUDIOSI HANNO CERCATO IN VARI MODI DI DARE UNA SPIEGAZIONE PLAUSIBILE DEL GEROGLIFICO DI ABYDOS, MA SOLAMENTE UNA VIENE CONSIDERATA LA PIU ATTENDIBILE, E CIOE’ : OGNI FARAONE FACEVA VARIARE LE AFFRESCATURE PER ESALTARE LA PROPRIA MAGNIFICENZA SOVRAPPONENDO I GEROGLIFICI. LO SCROSTAMENTO IN TEMPI RECENTI DI QUESTE SOVRAPPOSIZIONI HA DATO LUOGO AL GEROGLIFICO DEL MISTERO……..SECONDO VOI E CREDIBILE?……GIUDICATE VOI.Foto Beatrice Mummolo_fonte: Figlidellestelle.-

Abydos (Abido) è una delle più antiche città dell’Alto Egitto. Si trova a circa 11 km ad Ovest del Nilo ad una latitudine di 26º 10′ N.
Il nome originale è Abdu che significa collina del tempio, in quanto la tradizione vuole che vi fosse conservata la testa di Osiride. Abydos, assieme ad Eliopoli è stata una delle due città sante dell’antico Egitto.__Beatrice Mummolo

La Storia:Le origini della città si perdono nella preistoria; sicuramente esiste già in epoca predinastica essendo probabilmente la capitale dell’Alto Egitto, come provano i ritrovamenti di tombe ed i primi riscontri sulla presenza del tempio, attribuibili appunto a sovrani del periodo predinastico.
I re della I dinastia ed alcuni della II dinastia sono sepolti ad Abydos (necropoli di Umm el-Qa’ab) di cui ricostruirono anche il tempio.
Grandi fortezze vennero costruite tra il deserto e la città da tre re della II dinastia.
Il tempio e la città vengono ricostruiti più volte nell’arco delle 30 dinastie e la necropoli è utilizzata con continuità.
Durante la XII dinastia una grande tomba viene scavata nella roccia da Sesostris III.
Seti I, della XIX dinastia, costruisce un nuovo tempio a sud della città in onore dei sovrani ancestrali delle dinastie più antiche, questo tempio viene poi completato da Ramesse II che costruisce anche un ulteriore tempio, di dimensioni più ridotte.
Merneptah aggiunge al tempio di Seti il grande ipogeo di Osiride.
L’ultima opera costruita ad Abydos è un nuovo tempio dovuto a Nekhtnebef sovrano della XXX dinastia.
Durante il periodo Tolemaico la città cade via via in rovina e non sono conosciute nuove opere o restauri. Di Beatrice Mummolo

foto : MUMMOLO BEATRICE

IL TEMPIO:_ Il tempio principale di Abydos ha subito nove, o forse dieci, ricostruzioni in un arco di tempo che va dalla I dinastia fino alla XVI.

La struttura più antica è costituita da un recinto avente le dimensioni di m 10 x 17, circa, circondato da un muro di mattoni seccati al sole. Il secondo tempio è costituito da un’area coperta avente una superficie di circa 10 metri quadri addossata ad uno dei muri del primo tempio. Un ulteriore recinto circonda la struttura. Questo ricostruzione dovrebbe risalire alla II dinastia o, al massimo alla III.
Nel corso della IV dinastia questa costruzione fu abbattuta e sostituita da un piccolo edificio comprendente un grande braciere. All’interno di questo sono state rinvenute figurine in ceramica raffiguranti offerte, probabilmente sostituiti simbolici delle offerte reali, in ottemperanza al decreto di Cheope sulla riforma di questo tempio.
Probabilmente in occasione di questa ricostruzione viene fatta una raccolta di precedenti offerte ed una camera, piena di queste, ci ha reso preziosi lavori in avorio intagliato e tavolette risalenti alla I dinastia. Un vaso attribuibile a Narmer con inserti geroglifici viola su pasta vetrosa verde ed alcune tavolette con figure in rilievo sono i pezzi di maggior pregio tra quelli ritrovati. La statuetta in avorio raffigurante Cheope, trovata ad Abydos, è il solo ritratto che possediamo di questo importante sovrano.
Il tempio viene ricostruito completamente, con dimensioni maggiori, da Pepi I durante la VI dinastia. Questo sovrano fa erigere un grande portale di pietra (pilone) all’ingresso del recinto, un ulteriore muro di recinzione con un altro portale ed un colonnato tra i piloni. Questo tempio, con dimensioni di circa 13 x 17 m, portali in pietra davanti e dietro, mostra di essere di tipo processionale.
Montuhotep I (XI dinastia) aggiunge un colonnato ed alcuni altari. Montuhotep II, poco dopo, ricostruisce completamente il tempio realizzando un pavimento in pietra ed alcune camere sussidiarie. Subito dopo Sesotris I (XII dinastia) posa massicce fondazioni in pietra sul pavimento del suo predecessore. Un grande recinto viene costruito intorno a tutta l’area del tempio che ormai ha dimensioni triplicate rispetto all’originale.
I primi interventi sul tempio nel corso della XVIII dinastia sono una vasta cappella dovuta ad Ahmose.
Thutmose III ingrandisce ulteriormente il tempio con dimensioni di circa 40 x 65 m Costruisce anche una strada processionale che conduce dal tempio alla necropoli con un grande pilone di granito. Ramesse III aggiunge un vasto edificio mentre Ahmose II (XXVI dinastia) ricostruisce ancora una volta il tempio e vi pone un grande monolito di granito rosso finemente lavorato.
All’interno del tempio sono visibili due incisioni in bassorilievo che ad una prima vista appaiono a forma di elicottero e di carro armato. Questa immagine, a lungo scambiata per un oggetto fuori dal tempo, è in seguito stata identificata con certezza come una sovrapposizione fortuita di due strati di incisioni di epoche diverse.
Foto :__ Beatrice Mummolo
SETI__Il tempio di Seti I viene eretto con una fondazione completamente nuova a meno di un chilometro a sud di del precedente. Quello eretto da Seti I è noto come grande tempio di Abydos. Il tempio viene eretto per venerare gli antichi sovrani, la cui necropoli si trova presso le sue mura. La lunga lista di re delle principali dinastie scolpita su un muro è conosciuta come Tavola di Abydos ed è una delle principali fonti utilizzate per ricostruire la sequenza dei sovrani dell’antico Egitto. Il tempio comprende anche sette cappelle, caratterizzate dai soffitti a vola, destinate al culto del re e degli dei principali, tra i quali Ptah e Amon. Nella parte posteriore vi sono grandi stanze connesse con il culto di Osiride da cui, probabilmente, si accedeva all’ipogeo, eretto da Merneptah destinato alle celebrazioni di culti misterici. Il tempio, al momento della sua erezione ha una lunghezza di 180 metri circa ma attualmente le parti più esterne sono a mala pena rintracciabili e la parte in buono stato misura circa 80 metri per una larghezza di circa 120 metri che comprende anche l’ala laterale.
Fatta eccezione per la lista reale ed un panegirico di Ramesse II i soggetti delle decorazioni del tempio non sono storici bensì mitologici.
L’adiacente tempio eretto da Ramesse II è molto più piccolo e semplice come pianta con la differenza di possedere decorazioni, di cui ci rimangono le parti inferiori, legate a fatti storici.
Un’altra costruzione religiosa è il Osirèion, situato presso il templio di Seti I, che risulta formato sia da una struttura sotterranea sia da una estesa sulla superficie. Una sala di buone dimensioni ospita le fosse dei sarcofaghi dei re.
I primi interventi sul tempio nel corso della XVIII dinastia sono una vasta cappella dovuta ad Ahmose.
Thutmose III ingrandisce ulteriormente il tempio con dimensioni di circa 40 x 65 m Costruisce anche una strada processionale che conduce dal tempio alla necropoli con un grande pilone di granito. Ramesse III aggiunge un vasto edificio mentre Ahmose II (XXVI dinastia) ricostruisce ancora una volta il tempio e vi pone un grande monolito di granito rosso finemente lavorato.
Foto:Beatrice Mummolo
1 I dinastia
2 II dinastia
3 III dinastia
4 IV dinastia
5 V dinastia
6 VI dinastia
7 VIII dinastia
8 XI dinastia
9 XII dinastia
10 XVIII dinastia
11 XIX dinastia
Nella mitologia egizia Ptah (“creatore”) (o Tanen, Ta-tenen, Tathenen, Peteh) è un dio creatore, demiurgo della città di Menphi, patrono degli artigiani e degli architetti nonché dio del sapere e della conoscenza.
Lui stesso fu ingegnere, muratore, fabbro, artista.

Api era il suo oracolo. Fu connesso con le divinità Seker e Osiride, che insieme costituirono Ptah-Seker-Osiride. Come Tanen, Ptah era conosciuto come divinità ctonia.
Fu sposato con Sekhmet o (secondo poche fonti) Bastet. Fra i suoi figli: Nefertum, Mihos e Imhotep.
Nell’iconografia è raffigurato come un uomo mummificato con barba, che tiene fra le mani uno scettro composito con l’ankh (simbolo della vita), l’uas come bastone del potere, e il djed (simbolo della stabilità). Spesso ha sul capo una calotta di pelle.
Da alcune fonti viene considerato il solo creatore non creato dell’intero universo, ed è anche ritenuto, a volte, una personificazione della materia primordiale (Ta-tenen).
L’importanza del ruolo di Ptah nella mitologia egiziana è testimoniata dalla etimologia del termine “Egitto”, una corruzione greca della frase “Het-Ka-Ptah”, o “Casa dello Spirito di Ptah”.

Nella mitologia egizia Ptah (“creatore”) (o Tanen, Ta-tenen, Tathenen, Peteh) è un dio creatore, demiurgo della città di Menphi, patrono degli artigiani e degli architetti nonché dio del sapere e della conoscenza.
Lui stesso fu ingegnere, muratore, fabbro, artista.Api era il suo oracolo. Fu connesso con le divinità Seker e Osiride, che insieme costituirono Ptah-Seker-Osiride. Come Tanen, Ptah era conosciuto come divinità ctonia.
Fu sposato con Sekhmet o (secondo poche fonti) Bastet. Fra i suoi figli: Nefertum, Mihos e Imhotep.
Nell’iconografia è raffigurato come un uomo mummificato con barba, che tiene fra le mani uno scettro composito con l’ankh (simbolo della vita), l’uas come bastone del potere, e il djed (simbolo della stabilità). Spesso ha sul capo una calotta di pelle.
Da alcune fonti viene considerato il solo creatore non creato dell’intero universo, ed è anche ritenuto, a volte, una personificazione della materia primordiale (Ta-tenen).
L’importanza del ruolo di Ptah nella mitologia egiziana è testimoniata dalla etimologia del termine “Egitto”, una corruzione greca della frase “Het-Ka-Ptah”, o “Casa dello Spirito di Ptah”.
La lista reale di Abydos comprende 76 nomi di sovrani dell’Egitto.
I nomi riportati sono quelli corrispondenti al titolo nesut byti, indicato anche come prenomen.
Khentamentyu (anche Khentamenti) è una divinità ancestrale della mitologia egizia, particolarmente venerata ad Abydos, in Egitto. Si considera protettore dei morti (da cui il nome in italiano Primo degli Occidentali, ossia i trapassati), e viene raffigurato come uno sciacallo.Durante il Medio Regno venne assimilato ad Osiride, e il suo nome ne divenne un epiteto. Talvolta, in correlazione all’analogia nella raffigurazione zoomorfa, è stato erroneamente associato anche ad Anubi.wsir-ẖnt-imntyw – Osiri-Khentamentyu__Onuris è la forma greca del nome della divinità egizia Inhert.
Nella mitologia egizia Onuris fu in origine una divinità della caccia, il cui regno era il deserto; in epoca thinita divenne una divinità della guerra.
Il suo nome significa colui che riporta l’allontanatae secondo una leggenda raccolse l’occhio di Ra, di cui era il messaggero, che si era allontanato. Secondo un’altra tradizione riportò in patria una dea fuggita in Nubia, dea che veniva identificata con Tefnet
Centri del suo culto furono This, capitale dell’VIII distretto dell’Alto Egitto e Sebennytos capitale del XII distretto del Basso Egitto
Onuris, i cui titoli erano “Distruttore dei nemici” e “Salvatore”, era il patrono dell’esercito egizio e proteggeva i fedeli contro i nemici e gli animali.
Veniva raffigurato come un uomo, a volte con testa leonina, con una lancia ed un copricapo con quattro piume.
Durante il Nuovo Regno, il collegamento con Tefnet portò ad associare Onuris con Shu.
In quanto difensore del sole venne identificato con Horo.
Il Regno___Malgrado l’importanza di questo sovrano i suoi monumenti superstiti ci forniscono ben poche notizie. La maggior parte delle nostre conoscenze proviene dalle iscrizioni tombali di due militari che servirono sotto questo sovrano: Ahmes figlio di Abana e Ahmes Pennekhebet.
Con molta probabilità Ahmose era il fratello minore di Kamose, infatti egli chiama madre di mia madre, madre di mio padre, Grande Sposa reale la regina Tetisheri moglie di Seqerenra Ta’o. Madre di Ahmose fu ՚Ahhotep, sorella e moglie di Ta’o che tenne la reggenza in nome del figlio dopo la morte di Kamose.
Sposa principale di questo sovrano fu Ahmose Nefertari, forse figlia di Kamose, una delle figure femminili più note della storia egizia.
La confusione intorno alla figura di questo sovrano è anche dovuta agli epitomatori di Manetone infatti Giuseppe Flavio attribuisce la cacciata degli hyksos ad un re che prima chiama Misphragmuthosis e poi trasforma in Tethmosis creando così una fantasiosa sovrapposizione con Thutmose III.
La tradizione manetoniana attribuisce ad Ahmose 25 anni di regno, valore sufficientemente confermato da un graffitto proveniente dalle cave di calcare di Maâsara e datato al 22º anno di regno.Quando Ahmose, ancora bambino, salì al trono il sovrano hyksos regnante ad Avaris doveva essere Apophis mentre quando riprese la guerra per il controllo dell’Egitto dovrebbe essersi scontrato con Khamudi. Uno degli aspetti storici ancora poco chiari è la ragione per cui il sovrano hyksos non abbia approfittato della lunga pausa nelle operazioni belliche, pausa generata dalla minor età di Ahmose, per recuperare almeno in parte il territorio perduto a causa delle campagne di Kamose.Dalle iscrizioni tombali di due soldati di questo sovrano risulterebbe che alla ripresa delle ostilità Ahmose avrebbe riconquistato Menphi ed Eliopoli quasi senza combattere per poi muovere verso il delta del Nilo e la capitale nemica Avaris. Questa città sarebbe stata ceduta dagli asiatici senza combattere mentre l’assedio a Sharuhen, principale piazzaforte dei sovrani hyksos in Medio Oriente sarebbe durato ben tre anni.
La presa di Avaris dovrebbe collocarsi tra il 12º e 13º anno di regno e la caduta di Sharuhen nel 16º anno.
Eliminato il pericolo al nord Ahmose dovette spostarsi nel sud, risalendo il Nilo, per affrontare il regno che si era formato in Nubia, regno di cui è nota l’alleanza con i sovrani hyksos.
Negli ultimi anni del suo regno dovette ancora affrontare varie ribellioni probabilmente fomentate da quei principi locali che avevano servito come vassalli dei sovrani hyksos.
Il sarcofago di Ahmose, contenente la sua mummia, fu ritrovato, insieme a molti altri, nel rifugio di Deir el-Bahari nella tomba DB320, dove i sacerdoti li avevano nascosti per tentare di preservarli dalle violazioni.
L’esame della mummia ha rivelato come la morte sia avvenuta tra il trentesimo ed il quarantesimo anno di vita.
La piramide di questo sovrano (si tratta di un cenotafio) si trova ad Abydos.

 I significati dei segni __Il significato originale di questo simbolo nella cultura egizia rimane un mistero per gli egittologi, molte ed in contrasto sono infatti le teorie che ipotizzano le origini dell’ankh. Molti hanno speculato si tratti di:

Il dio solare Ra con un ankh
una rappresentazione stilizzata del grembo materno;
il nodo del laccio delle antiche calzature egizie, i sandali egizi. Tra i fautori di questa teoria ricordiamo Alan Gardiner che ha ipotizzato che l’origine dell’ankh sia da ricollegare al laccio delle antiche calzature egizie. Questa interpretazione (la parte circolare circonda la caviglia, il laccio orizzontale si collega alla tomaia e la parte verticale è collegata con la punta della scarpa) può essere interpretata in senso mistico, tenendo presente che la saggezza egizia vedeva la vita come un sentiero da percorrere, ricco di negatività alternate alle positività, che ogni uomo percorre per giungere alla propria meta, alla propria realizzazione, intesa anche dal punto di vista spirituale: si collega al concetto di Andare, portato dalle divinità del pantheon in simbolo di energia eterna, si collega alla circumambulazione del Cerchio nella Magia rituale egizia;
una stilizzazione dei genitali umani in atto di unione. Tra i fautori di questa teoria ricordiamo Howard Carter che afferma che l’origine dell’ankh sia da ricollegare alla simbolica unione mistica dei due principi, il principio maschile e il principio femminile. Le due parti dell’ankh, la tau sottostante e l’ansa sovrastante, corrispondono infatti ai simboli di due delle divinità più importanti della religione egizia, Iside e Osiride. L’ansa è il simbolo isiaco, probabilmente una stilizzazione dell’utero; la tau, ovvero una croce senza l’estensione superiore del braccio verticale, è invece il simbolo di Osiride, rimandabile al fallo;

Una rappresentazione simbolica del sorgere del sole, con il cerchio simboleggiante il Sole che si è appena levato dall’orizzonte rappresentato dalla linea orizzontale. La sezione verticale sotto la linea orizzontale simboleggerebbe il cammino del Sole;
una rappresentazione dello stesso Egitto: la parte superiore sarebbe il delta del Nilo e il tratto verticale sottostante il Nilo stesso, mentre le due braccia orizzontali raffigurerebbero il deserto libico, ad ovest,e quello arabico, ad est;
Come simbolo dell’unione dei due principi cosmici sta ad indicare anche l’unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l’unione dei due principi intesa come generatrice dell’esistenza. La denominazione chiave della vita, oltre che un richiamo alla forma del simbolo stesso, sta ad indicare anche il significato escatologico del simbolo: l’ankh è anche infatti vita eterna, grazie alla quale l’uomo riesce a superare la morte, per giungere alla rinascita.
In quanto simbolo della vita e dell’immortalità, il suo significato è estensibile a quello di simbolo dell’universo, dato che il cosmo è pura vita, pura esistenza ed eterno alternarsi di cicli regolatori, oltre che costantemente generato dall’alternarsi di principi in eterna opposizione.

L’ankh appare di frequente nelle opere artistiche dell’antico Egitto. Nelle raffigurazioni divine appare come caratteristica delle stesse divinità, ad indicare la natura ultraterrena e l’eterna esistenza di esse. In quanto è la vita il suo significato principale, abbinato agli dèi ne indica la natura di forze cosmiche, generatrici dell’universo e dunque della vita. L’ankh veniva utilizzato in particolare come amuleto, capace di infondere salute, benessere e fortuna. Spesso alla morte di una persona, che venisse mummificata o meno, l’ankh era un elemento fondamentale, con il quale il corpo doveva essere sepolto. Un altro uso frequente dell’ankh era quello che lo vedeva in funzione di specchio, nel quale il vetro riflettente era posto nell’ansa.

  

Foto dell’abydos

 

  

Nella mitologia egizia Onuris fu in origine una divinità della caccia, il cui regno era il deserto; in epoca thinita divenne una divinità della guerra.
Il suo nome significa colui che riporta l’allontanatae secondo una leggenda raccolse l’occhio di Ra, di cui era il messaggero, che si era allontanato. Secondo un’altra tradizione riportò in patria una dea fuggita in Nubia, dea che veniva identificata con Tefnet
Centri del suo culto furono This, capitale dell’VIII distretto dell’Alto Egitto e Sebennytos capitale del XII distretto del Basso Egitto
Onuris, i cui titoli erano “Distruttore dei nemici” e “Salvatore”, era il patrono dell’esercito egizio e proteggeva i fedeli contro i nemici e gli animali.
Veniva raffigurato come un uomo, a volte con testa leonina, con una lancia ed un copricapo con quattro piume.
Durante il Nuovo Regno, il collegamento con Tefnet portò ad associare Onuris con Shu.
In quanto difensore del sole venne identificato con Horo.

rappresentazione della Genetika

Nel epoca romana è probabile che l’ankh abbia influenzato il simbolo della mano di Venere (o specchio di Venere), simbolo della divinità, in seguito adottato come simbolo dell’omonimo pianeta nell’astrologia; come simbolo del rame nell’alchimia e come simbolo del sesso femminile nella biologia.

Con l’imposizione del Cristianesimo, e conseguente destituzione e persecuzione del Paganesimo, tutti i simboli appartenenti alla sfera di quest’ultima forma religiosa vennero repressi. Nonostante ciò l’ankh continuò a mantenere una certa importanza in Egitto date le profonde radici che il simbolo aveva nella cultura del luogo, e finì con l’essere assimilato dalla Chiesa copta ortodossa e adottato come simbolo stesso del Cristianesimo copto, data la similarità con la croce e l’assenza di elementi zoomorfici o antropomorfici, ripudiati in origine dalla religione cristiana. Da qui la denominazione latina di crux ansata, ovvero “croce ansata”. Anche in epoca cristiana mantenne l’uso di amuleto.

Foto di Beatrice Mummolo.

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