Petizione Promessi Sposi a scuola: perché leggere Manzoni a 15 anni serve più di quanto sembri
La Petizione Promessi Sposi a scuola nasce da una questione che riguarda studenti, insegnanti e famiglie: quando leggere il romanzo di Alessandro Manzoni nel percorso scolastico. Nella bozza delle nuove Indicazioni nazionali è stata ipotizzata la possibilità di spostarne la lettura dal biennio al quarto anno, affrontandolo anche solo per brani. Il ministro Giuseppe Valditara ha chiarito che il confronto è ancora aperto, ma il dibattito è già partito. Tra i firmatari dell’appello compare lo storico Alessandro Barbero, insieme ad altri studiosi. Al centro della discussione non c’è la difesa nostalgica di un classico, bensì il valore del tempo necessario per affrontare un romanzo lungo durante l’adolescenza e comprendere se la lettura complessa abbia ancora un posto nella scuola contemporanea.
La petizione sui Promessi Sposi e il rischio di spostare Manzoni al quarto anno
Nel quarto anno delle superiori il programma di italiano diventa spesso una corsa contro il tempo: Dante, Leopardi, Foscolo, Romanticismo, verifiche e preparazione alla maturità si sovrappongono senza tregua. Inserire qui un romanzo di ampio respiro significa rischiare di ridurlo a frammenti. Nel biennio, invece, esiste ancora lo spazio per attraversarlo con continuità, accompagnati dall’insegnante e con il tempo necessario per entrare nella lingua e nei personaggi.
Le Indicazioni nazionali del 2010 collocano Manzoni nel primo biennio proprio per la sua capacità di unire lingua italiana moderna, storia, società e immaginario narrativo. Spostarlo più avanti potrebbe trasformarlo in una sequenza di brani isolati: qualche pagina sugli umili, la peste, Don Rodrigo o la monaca di Monza, fino a ridurre il romanzo a una scheda ordinata ma priva di respiro.
Perché Alessandro Barbero e gli studiosi chiedono di mantenerlo nel biennio
L’appello non difende un rituale scolastico, ma una possibilità concreta: leggere un testo lungo con continuità e guida. Nel biennio il romanzo può essere affrontato con fatica, certo, ma anche con scoperta. Gli studenti possono riconoscere Don Abbondio negli adulti timorosi, osservare Renzo perdere la testa in mezzo alla folla, scoprire una Lucia meno stereotipata di quanto suggerisca la tradizione scolastica.
Nel quarto anno il rischio cambia forma: l’opera si spezza in citazioni e temi isolati, perdendo la sua dimensione narrativa. E proprio la narrazione rappresenta la chiave dell’esperienza. La scuola non deve creare fan, ma lasciare strumenti e tracce durature. Anche un libro detestato può diventare formativo se affrontato con tempo e accompagnamento.
Il nodo centrale resta quindi il tempo della lettura lunga. L’appello difende la possibilità che una classe resti per mesi dentro una storia, osservando la trasformazione dei personaggi, la crescita della tensione e il modo in cui la lingua costruisce il mondo. Senza questo tempo, basta poco per perdere un classico: sottrarre le ore necessarie.
Perché leggere romanzi lunghi a 15 anni è una palestra mentale
Il tema dell’accessibilità non può essere ignorato. Le classi sono sempre più eterogenee: studenti molto preparati convivono con ragazzi in difficoltà, nuovi arrivati in Italia, lettori abituali e giovani che faticano dopo poche pagine. La lingua manzoniana può risultare impegnativa, ma proprio questa difficoltà guidata può trasformarsi in allenamento.
Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Child Psychology ha seguito 236 ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, osservando che chi leggeva più narrativa mostrava una maggiore capacità di comprendere pensieri ed emozioni degli altri. Gli autori restano prudenti e parlano di correlazione, non di prova definitiva. Il dato, però, suggerisce che le storie allenano lo sguardo sulle persone.
Un’indagine qualitativa del 2025, condotta con adolescenti tra 15 e 17 anni, ha raccolto testimonianze su emozioni, crescita personale, empatia e competenze di literacy legate alla narrativa. Non emerge una soluzione miracolosa, ma una conferma concreta del valore delle storie.
Cosa dicono gli studi su narrativa, empatia e competenze di lettura
I dati internazionali rafforzano questa prospettiva. Un rapporto dell’OCSE, collegato alle indagini PISA, evidenzia che gli studenti che affrontano testi di almeno 101 pagine ottengono in media 31 punti in più nelle competenze di lettura rispetto a chi lavora su testi brevi, anche considerando il contesto socio-economico.
La lettura lunga diventa così una palestra per affrontare il mondo adulto: contratti complessi, manuali, testi universitari, documenti burocratici. Non si tratta di abilità che nascono spontaneamente, ma di competenze che si allenano nel tempo. Un romanzo seguito in classe può diventare una palestra meno arida di quanto sembri.
Nel libro emergono temi sorprendentemente attuali: il potere che minaccia, la giustizia imperfetta, la folla che si agita, la ricerca di colpevoli durante la peste. Dopo la pandemia, le pagine sugli untori e sul panico collettivo risuonano in modo diverso, più vicino all’esperienza recente.
Conclusione
La discussione sulla petizione Promessi Sposi a scuola riguarda molto più di un programma scolastico. Tocca il tempo dedicato alla lettura lunga, la fiducia nelle capacità degli studenti e l’idea stessa di scuola. Definire Manzoni troppo difficile può sembrare un gesto di cura, ma rischia di abbassare le aspettative. Una scuola viva dovrebbe scegliere testi accessibili quando necessario, senza chiudere la porta a ciò che richiede impegno. Leggere un romanzo complesso non significa creare fan, ma offrire strumenti e anticorpi culturali. A volte basta togliere il tempo perché un classico scompaia. Ed è proprio quel tempo che la petizione prova a difendere.
Pagina della petizione su www.change.org
Redazione
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