“Ho 10 anni e mi piace torturare i gatti”: dentro le reti clandestine di violenza che nessuno vuole vedere

Schermata oscura di una chat online con messaggi su reti clandestine di violenza contro gatti, evidenziando frasi come "Ho 10 anni e mi piace torturare i gatti" e video non mostrati per estrema crudeltà. Contesto dell’inchiesta BBC-Feline Guardians.

Quella frase, “Ho 10 anni e mi piace torturare i gatti”, non è uscita da un film dell’orrore. È un messaggio reale, scritto da un bambino in una chat segreta di violenza sugli animali. Dietro a parole così agghiaccianti, la BBC e Feline Guardians hanno scoperto un giro perverso: video di gatti annegati, folgorati, lasciati morire di fame, condivisi da chi crede di non avere limiti. Due adolescenti arrestati a Londra per aver tagliato a metà due gattini hanno fatto emergere un fenomeno globale, con reti clandestine attive anche in Italia. Qui, la violenza sugli animali non è solo un reato: è spesso il primo passo verso qualcosa di molto più oscuro. E sì, anche da noi c’è chi usa il web per organizzare l’orrore, senza che nessuno lo fermi.

Il giro del mondo nelle reti di violenza sugli animali

Entrare in una di queste comunità online violente è come calarsi in un incubo a occhi aperti. Non stiamo parlando di teorie: i giornalisti della BBC hanno visto con i loro occhi video di gatti torturati, mentre utenti commentavano con frasi come “bravo, fallo ancora”. Tutto è iniziato a Londra, maggio 2024. Due ragazzi, 17 e 16 anni, arrestati dopo aver ucciso due gattini in un bosco. Ma non era la prima volta. Ogni gesto crudele veniva filmato, caricato, condiviso con migliaia di persone, trasformando la violenza in uno spettacolo.

Gli attivisti di Feline Guardians hanno contato oltre 600 video caricati tra maggio 2023 e maggio 2024, uno ogni 14 ore. Solo nel 2024 sono emersi 24 gruppi attivi, alcuni con oltre 1.000 membri. Un utente, in particolare, ha superato i 200 gatti filmati in agonia. Ma il vero spartiacque è stata la gara “uccidi 100 gatti”, lanciata nel settembre 2023: una sfida per vedere chi arrivava prima al traguardo, con consigli su come accelerare il processo e persino istruzioni per ingannare le associazioni animaliste. Sì, proprio così: compilavano moduli RSPCA fingendo di voler adottare i gatti, per poi farli sparire.

E i minori? Sono ovunque. Quel bambino di 10 anni non è un’eccezione. La BBC ha preferito non mostrare parte del materiale raccolto, troppo violento persino per loro. Ma il messaggio è chiaro: queste reti di violenza organizzata non sono solo un reato. Sono un grido d’allarme che nessuno può più ignorare, soprattutto quando i protagonisti sono ragazzini che credono di giocare.

La gara “uccidi 100 gatti”: quando la crudeltà diventa una sfida sociale

Settembre 2023. In una comunità online oscura, parte una sfida: uccidere 100 gatti nel minor tempo possibile. Non è uno scherzo, non è un gioco. I partecipanti si scambiano screenshot dei “punti fatti”, si vantano di aver superato il record di 50 morti in una settimana, ridono davanti a video di gattini che annegano. Per molti di loro, è l’unico modo per sentirsi accettati. Ragazzi soli, a volte emarginati a scuola, che trovano in questi gruppi un senso di appartenenza distorto. Il web, per loro, non è uno strumento neutro: è un alleato per pianificare la violenza, con consigli su come catturare i gatti senza farsi notare.

I gatti, purtroppo, sono vittime perfette. Nessuno segnala la loro scomparsa, nessuno chiede giustizia. Ma attenzione: non è solo crudeltà fine a se stessa. È un modo per testare i limiti, per capire fino a dove si può spingere. E se oggi è un gatto, domani potrebbe essere qualcuno che non ha la forza di difendersi. La vera domanda è: chi fermerà questa spirale prima che sia troppo tardi?

L’Italia non è immune: zoomafia e casi che fanno accapponare la pelle

Mentre in Cina e in Inghilterra le reti clandestine di violenza sugli animali esplodono, in Italia il fenomeno è sotto traccia ma non meno reale. A luglio 2024 è uscito il Rapporto Zoomafia 2025, curato dal criminologo Ciro Troiano per la Lav. I dati? Contraddittori. I procedimenti penali sono calati del 5,60%, ma gli indagati sono aumentati del 3,75%. Cosa significa? Che i reati non diminuiscono: semplicemente, la gente denuncia meno. E i colpevoli sono sempre più in tanti, spesso giovanissimi.

Prendiamo Alberobello, gennaio 2024. Una ragazza minorenne spinge un gattino nella fontana del paese, lo lascia morire di freddo, e posta il video sui social. Risultato? Sette mesi di messa alla prova in un canile. Ma non è l’unico caso. Nel 2019, i Carabinieri di Siena hanno sgominato la chat WhatsApp “The Shoah Party”, frequentata da ragazzini che condividevano torture animali. Il web, per loro, è diventato un terreno di caccia dove pianificare l’orrore senza lasciare tracce.

Perché i gatti? Semplice: sparisco senza lasciare traccia. Nessuno segnala la loro scomparsa, nessuno chiede giustizia. Ma il Rapporto Zoomafia lo dice chiaro: ogni volta che un gatto muore, c’è qualcuno che sta imparando a non avere pietà. E se non lo fermiamo subito, il prossimo passo potrebbe essere molto più grave.

Perché chi maltratta animali rischia di diventare pericoloso per le persone?

C’è una teoria poco conosciuta in Italia ma nota negli USA: la Link theory. In sintesi, chi maltratta animali oggi, domani potrebbe farlo con le persone. Non è un caso se molti serial killer hanno iniziato con i gatti. Gli animali sono indifesi, non reagiscono, non giudicano: perfetti per chi vuole provare il brivido del potere.

I social, in sé, non sono il male assoluto. Ma diventano pericolosi quando normalizzano la violenza. Ragazzi che passano ore in comunità online violente, cercando conferme, imparando che “tanto sono solo animali”. Senza adulti che li guidino, senza limiti chiari, è facile scivolare verso l’abisso. E quando la crudeltà diventa un gioco, il passo successivo è sempre più vicino.

Conclusione

Le reti clandestine di violenza sugli animali non sono lontane come crediamo. Sono nascoste in app che usiamo tutti i giorni, con ragazzini che ridono davanti a video di gatti in agonia, convinti che “tanto sono solo animali”. L’Italia, con il Rapporto Zoomafia 2025 e casi come Alberobello, mostra che il problema esiste anche qui. Ma non possiamo limitarci a scandalizzarci: serve agire.

Se vedete un video sospetto, segnalatelo subito alla polizia postale o a un’associazione come la LAV. Se un ragazzo ridacchia davanti a un gatto sofferente, non voltatevi. La violenza non nasce dal nulla: cresce nell’indifferenza. E se oggi è un gatto, domani potrebbe essere qualcuno che amate. Non aspettate che accada. Fermiamola prima.

Redazione

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