La Francia vieta l’uso degli smartphone in tutte le scuole elementari e medie del paese

L’uso degli smartphone sembra essere divenuto una necessità, soprattutto per quanto riguarda i più giovani. Contro questa tendenza si schiera il Ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer, il quale, mantenendo una promessa elettorale del Presidente Macron, ha decretato che non sarà più ammesso l’uso dei cellulari all’interno delle scuole elementari e media della Francia, ritenendo la decisione una “necessaria precauzione in ambito di salute pubblica”.

Secondo quanto decretato dal ministro Blanquer, a partire dal settembre del 2018 gli studenti francesi di età inferiore a 15 anni non potranno più utilizzare il proprio smartphone a scuola, nemmeno durante gli intervalli. I cellulari potranno essere riposti in appositi armadietti, in modo da essere fuori portata per i giovani ma allo stesso tempo accessibili in caso di emergenza.

Tale provvedimento è stato accolto in modo molto contrastante dagli insegnanti e dai genitori. Philippe Vincent, alla testa del sindacato dei dirigenti scolastici, ha criticato la decisione del ministro, prevedendo tra l’altro spese esagerate per l’installazione degli armadietti nelle scuole. I docenti, da parte loro, sembrano divisi a metà: alcuni sono d’accordo con il divieto di usare gli smartphone a scuola, dal momento che potrebbe essere un modo per migliorare il rendimento scolastico degli alunni, arginare il fenomeno del cyberbullismo ed evitare distrazioni poco costruttive durante le lezioni; altri invece si preoccupano dei problemi che ne deriverebbero, come il continuo controllo sugli studenti o eventuali perquisizioni in caso di presunti cellulari nascosti. Molto simili le posizioni dei genitori.

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La domanda, dunque, è: quanto può essere positivo un provvedimento del genere? Stando ad una pubblicazione della London School of Economics del 2015, le scuole che hanno vietato l’uso degli smartphone ai propri studenti hanno registrato miglioramenti del 6,4% sul loro rendimento nei test. La decisione del ministro sembrerebbe dunque essere supportata almeno dalle statistiche e potrebbe poter portare buoni frutti e migliorare alcuni importanti aspetti della quotidianità scolastica.

Immagine anteprima: Pixabay.com

Fonte: www.curioctopus.guru 

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