Quel meteorite che magnetizzò la Luna

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Un impatto gigante, tale da lasciare un’impronta del diametro di 2.500 chilometri, cioè due volte e mezzo l’Italia in lunghezza. È avvenuto in passato sullaLuna, e non ha solamente scavato il più grande cratere del Sistema solare. Ai suoi margini, infatti, affiorano zone di crosta intensamente magnetizzate: un caso insolito, dato che il nostro satellite presenta un debole campo magnetico ed è povero di minerali che possano registrarne la direzione (ovvero, magnetizzarsi). Insomma, un vero e proprio rompicapo per gli scienziati.

Sui misteri del Bacino Polo Sud-Aitken (SPA) – questo il nome dell’enorme cratere, evidenziato nella foto dal tracciato ellittico – intervengono sulle pagine diScience ricercatori dell’Institut de Physique du Globe de Paris, guidati da Mark Wieczorek. Nell’immagine in falsi colori, catturata sorvolando l’emisfero meridionale del nostro satellite, le macchie rosse su sfondo blu rappresentano la magnetizzazione anomala. La loro disposizione ricalca abbastanza bene i margini del Bacino SPA solo nella sua parte superiore.

L’ipotesi di Wieczorek e colleghi prevede un meteorite di 200 chilometri di diametro precipitato sul suolo lunare con un angolo obliquo. Questa particolare traiettoria spiegherebbe così la forma allungata del cratere, con l’accumulo superiore della maggior parte dei detriti. Sarebbero proprio i frammenti del meteorite ad avere arricchito zone localizzate con minerali magnetici, tipo solfuri e leghe a ferro-nickel.

A completare il quadro manca però uno dei protagonisti della storia: l’elemento che avrebbe generato il campo magnetico necessario a megnetizzare quei frammenti. A tale proposito si immagina, con la dovuta prudenza, l’instaurarsi del cosiddetto effetto dinamotemporaneo, innescato in corrispondenza del limite nucleo-mantello dal gigantesco urto con il corpo impattante.

di Francesco Toti

fonte: http://www.galileonet.it/articles/4f5a148c72b7ab02e8000003

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