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Gli esseri umani avrebbero lasciato l’Africa 40.000 anni prima di quanto si credesse (VIDEO)

Gli Homo sapiens sono molto più antichi di quanto si pensasse? Dall’Africa diverse ondate migratorie.

Una mascella umana trovata in una caverna crollata sul versante occidentale del Monte Carmelo in Israele, potrebbe riscrivere la storia della nostra specie, Infatti apparteneva a quello che potrebbe essere stato uno dei  più  antichi individui di una popolazione di Homo sapiens ad aver lasciato l’Africa. 

A rivelarlo è lo studio“The earliest modern humans outside Africa” pubblicato su Science da un folto team di ricercatori internazionali e proprio su Science Ann Gibbson scrive che «In un’enorme grotta sul Mar Mediterraneo, un popolo antico arrostiva lepri, tartarughe e uova di struzzo e produceva  strumenti di pietra dalla selce».

I ricercatori dicono che la mascella e gli attrezzi trovati nella grotta risalirebbero a 177.000 . 194.000 anni fa e questo significherebbe che gli umani moderni avrebbero hanno lasciato l’Africa 40.000 anni prima di quanto si credeva finora. «La scoperta – sottolinea la Gibbson –  potrebbe avere implicazioni su quando e come la nostra specie si è formata e quante ondate dei primi umani hanno lasciato l’Africa.

Prima d’ora, i primi fossili di esseri umani moderni trovati al di fuori dell’Africa provenivano dalla vicina Grotta di Skhul sul Monte Carmelo e dalla grotta di Qafzeh in Israele, siti datati tra 80.000 e 120.000 anni. Ma, secondo la datazione realizzata nel 2017 di un cranio ritrovato in Marocco, la nostra specie è nata in Africa circa 315.000 anni fa, molto prima della data generalmente accettata di 200.000 anni per l’origine della nostra specie, che si basava su studi genetici e reperti fossili, come i resti trovati nella valle dell’Omo, in Etiopia, risalenti a 195.000 anni fa.  Alcuni ricercatori avevano sostenuto un esodo iniziale dall’Africa molto più recente basandosi su fossili frammentari e strumenti di pietra trovati in Medio Oriente, Arabia e Cina. Ma al di fuori dell’Africa mancavano siti datati in modo sicuro, con fossili umani accettati.

La mascella superiore descritta su Science stata scoperta nel 2002 da degli  studenti che scavavano il suolo della Grotta di Misliya, a 12 chilometri a sud di Haifa, Appena hanno visto questa mascella superiore, che mantiene una fila completa di denti sul lato sinistro, i ricercatori hanno capito che apparteneva a un esemplare della nostra specie, l’ Homo sapiens: «I suoi canini e gli altri denti assomigliano a quelli degli umani moderni di Skhul e Qafzeh, e mancavano le caratteristiche dei Neandertals», spiega Science.

Una delle autrici dello studio, Mina Evron dell’Università di haifa  sottolinea che la mascella proviene dallo stesso strato sedimentario in cui sono stati ritrovati  migliaia di strumenti in selce di «qualità museale» e spiega che «Gli strumenti sono stati realizzati con un metodo sofisticato chiamato tecnologia Levallois, che richiede il pensiero astratto». Alcuni ricercatori sono convinti che questo metodo sia stato inventato dagli  H. sapiens  e che manufatti di questo tipo sarebbero il segno della presenza della nostra specie e le tracce dei nostri primi passi fuori dall’Africa.

I reperti sono stati datati indipendentemente da tre team diversi  utilizzando il decadimento dell’isotopo dell’uranio e diversi metodi di luminescenza. E’ così che gli strumenti di selce bruciati sono stati datati a circa 179.000 anni fa, che coinciderebbe con la datazione di strumenti di lavoro Levallois ritrovati in Israele risalenti a 140.000 .  250.000 anni fa. I ricercatori hanno anche datato a 174.000 anni fa una scheggia di smalto prelevata da un dente e dicono che la crosta che aderisce alla mascella superiore ha almeno 185.000 anni. Gli esperti dicono che le datazioni degli strumenti sembrano solide, ma in diversi hanno dubbi sulla datazione della mascella, in parte perché, come scrivono gli autori, «La mandibola è stata scansionata usando per tre volte la tomografia computerizzata e i raggi X potrebbero aver influenzato la quantità di radiazioni intrappolata nello smalto dei denti, distorcendo le date della  luminescenza».

Alistair Pike, un esperto di uranium dating dell’Università di Southampton, ha fatto notare che  una crosta sulla mascella «E’ fortemente contaminata dai detriti» e questa contaminazione potrebbe influenzare la datazione radiometrica sulla crosta, falsandola anche di 70.000 anni, dice il geocronologo Warren Sharp del Berkeley Geochronology Center. Sharp  e altri hanno fatto anche notare che fare affidamento sugli strumenti trovati vicini alla mascella è problematico, «perché è possibile che l’osso sia stato mescolato nello strato portante di utensili più tardi nel tempo».

Ma il team dui ricercatori difende con convinzione le sue datazioni, sottolineando che hanno effettuato uno scavio controllato scrupolosamente che «Collega strettamente strumenti e fossili nello stesso strato sedimentario e, quindi, nel tempo».

Se le loro datazioni sono corrette,«E’ strabiliante –  ha detto l’archeologo Michael Petraglia del Max-Planck-Institut für Menschheitsgeschichte – La scoperta suggerisce che gli umani moderni emigrano ripetutamente dall’Africa, con più gruppi che si sono trasferiti in Medio Oriente». Per la paleoantropologa Marta Mirazon Lahr dell’Università di Cambridge, che non ha partecipato allo studio, questi nostri antenati migranti «Potrebbero essersi trasferiti dall’Africa quando il clima era più umido, tra 244.000 e 190.000 anni fa, ma si sono estinti di nuovo per il clima arido».

Ma secondo uno degli autori dello studio. l’antropologo fisico Israel Hershkovitz dell’università di Tel Aviv, «Le implicazioni vanno ancora oltre, La scoperta suggerisce che i nostri antenati siano nati molto prima di quanto pensassimo. Se la  nostra specie fosse stata  in Israele 200.000 anni fa, questo vorrebbe dire che la nostra specie è molto antica; non ha solo 300.000 anni, ma è più vecchia».

E Hershkovitz è convinto, come ha detto a BBC News, che «Dobbiamo riscrivere l’intera storia dell’evoluzione umana, non solo per la nostra specie ma per tutte le altre specie che vivevano al di fuori dell’Africa in quel momento»,

Anche  secondo Chris Stringer del Museo di storia naturale di Londra, che non è stato coinvolto nello studio, «La scoperta sfonda  il limite di 130.000 anni stabilito da tempo per gli esseri umani moderni al di fuori dell’Africa. La nuova datazione suggerisce che potrebbero esistere anche antichi Homo sapiens provenienti dalla regione dell’Asia occidentale».

Fino a poco tempo fa, si pensava che le prime migrazioni dell’Homo sapiens  fuori dall’africa si fossero limitate al Medio Oriente,   ma negli ultimi anni le scoperte di fossili umani moderni fatte a Daoxian e Zhirendong in Cina, datate tra  gli 80.000 e i 120.000 anni fa, avevano suggerito che le ondate migratorie dei nostri antenati si fossero spinte all’interno dell’Eurasia òpiù di quanto si pensasse in precedenza. Inoltre, studi genetici hanno rivelato segni di incroci tra gli umani africani e i Neanderthal. Nel 2017 è stato pubblicato uno studio su resti fossili di Neanderthal che mostrano incroci con gli H. Sapiens avvenuti tra i 219,000 e i 460.000 anni fa. E nel 2016, un team di ricercatori aveva  trovato segni che gruppi pionieristici di uomini moderni provenienti dall’Africa si sarebbero incrociati circa 100.000 anni fa con i Neanderthal che vivevano nell’odierna regione dell’Altaj, in Siberia.

«Avevamo così tanti pezzatti di nuove prove e non sapevamo come metterli insieme – dice Hershkovitz . Ora, con la nuova scoperta, tutti i pezzi vanno al loto posto: un esodo c’è probabilmente stato già 250.000 anni fa, che è la data degli strumenti trovati nella Grotta di Misliya».

Ma i primiHomo sapiens  migranti africani che raggiunsero l’odierno Israele si sono probabilmente estinti. I risultati degli studi genetici e archeologici ci dicono che gli esseri umani che vivono fuori dall’Africa discendono  fa una migrazione avvenuta solo 60.000 anni fa. La maggior parte degli studi sul DNA non sono riusciti a trovare prove di queste migrazioni più antiche nei nostri geni.

Ma la mascella  della Grotta di Misliya ci parla di qualcos’altro: dell’antichissima storia di una specie migratrice dalla quale discendiamo, di esploratori che cercavano, si adattavano a nuovi ambienti e climi, fallivano e ritentavano, vivevano, ridevano, si amavano e combattevano, scambiavano geni e culture con altre “razze”. Una storia “moderna”, così simile alla nostra vita eppura così profondamente antica e “aliena”,  che sprofonda solo sotto la superficie della notte dei tempi, quando nacque la vita sulla Terra, una storia ancestrale, che nuove scoperte potrebbero rivelarci più antica di quanto ancora pensiamo.

 

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Fonte: www.greenreport.it 

 

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