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Sei davvero sicuro di voler sapere cos’è “l’aroma naturale” dei cibi?

Appassionati di vaniglia? Avreste mai detto che l’aroma preferito per i vostri dolci potesse venire anche dalle escrezioni anali dei castori? I simpatici animaletti dai proverbiali forti denti secernono, infatti, una sostanza appiccicosa chiamata castoreo, che utilizzano per marcare il territorio o, secondo alcune teorie, per ungere il pelo. E…

E l’uomo, ovviamente, se ne è voluto appropriare e ancora oggi viene utilizzata non solo nella preparazione di profumi e sigarette , ma anche nei cibi che nelle bevande,soprattutto per ricordare l‘aroma di vaniglia o di lampone. Negli Usa, infatti, la Food and Drug Administration la considera come un additivo “generalmente sicuro” e gli gli scienziati alimentari aggiungono l’ingrediente nelle loro ricette, dai gelati alle caramelle.

castoro

E si, centra proprio il simpatico quanto schivo castoro…

A rivelare che l’esposizione a lungo termine a questo estratto non rappresenta un rischio per la salute c’è uno studio del 2007, pubblicato sul Journal of Toxicology, redatto con l’obiettivo di valutare la sua sicurezza come ingrediente alimentare.

 

In Europa pur non essendo utilizzato a scopi alimentari, il castoreo viene incorporato soprattutto nei profumi. Lo contengono ad esempio, prodotti come Emaraude di Coty, Cuir de Russie di Chanel, Magie Noire di Lancôme, Caractère di Daniel Hechte.

Come si può intuire, l’aroma di vaniglia è il prodotto della dieta unica del castoro, fatta di foglie e corteccia. Ma come si estrae? Semplice: per prendere la sostanza gli animali vengono intrappolati e poi, nella migliore delle ipotesi sedati, oppure uccisi. Il castoreo, infatti, si trova nella borsa ghiandolare del castoro, tra l’ano e la base della coda.

“Si possono letteralmente mungere le ghiandole anali in modo da poter estrarre il liquido. Così si può far schizzare fuori il castoreo, ma è un’operazione abbastanza difficoltosa”spiega Joanne Crawford, ecologista ed esperta della fauna selvatica della Southern Illinois University. Per fortuna, però, il consumo è piuttosto limitato: solo 132 chilogrammi all’anno. Ma, almeno negli Usa, non vedrete mai questo nome in etichetta alimentare, poiché è generalmente indicato come “aroma naturale”.

Roberta Ragni

Fonte:www.greenme.it

Condiviso da: portalemisteri.altervista.org 

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