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Italia, è di nuovo allarme tasse

Il peso del fisco sulle tasche di lavoratori e imprese continua a essere molto alto, in Italia: le ultime conferme arrivano dall’Ocse, che posiziona il cuneo fiscale sul lavoro del Paese (al 47,8%) al quinto posto assoluto tra i 34 che fanno parte dell’organizzazione, e da Confartigianato, che invece definisce la distanza col resto d’Europa lo spread più pericoloso per il Belpaese.

Tasse e burocrazia frenano lo sviluppo

Secondo l’associazione di categoria, non è infatti il differenziale tra Btp italiani e Bund decennali tedeschi – ovvero, come ricorda il sito di informazione fissovariabile.it, la definizione classica dello “spread” – a far preoccupare sulle sorti del nostro Paese, quanto piuttosto il differente peso della pressione fiscale, che qui assume contorni superiori rispetto al resto d’Europa, anche per un differente impatto del binomio tasse e burocrazia, che costa molto in termini sociali e imprenditoriali.

Lo spread con l’Europa

Come rilevato dalle indagini di Confartigianato, c’è una differenza di oltre 24 miliardi tra il carico fiscale nello Stivale e quello medio europeo, che pesa sulla produttività delle imprese, sulla possibilità di crescita del sistema-Paese e, non ultimo, sugli stessi lavoratori.

Una zavorra per le imprese

Lo studio dell’associazione si dedica in maniera prioritaria a indicare le criticità per il “fare impresa“, sottolineando anche come l’Italia, non a caso, sia confinata al cinquantesimo posto della classifica mondiale per le condizioni favorevoli allo sviluppo di un business. Colpa, per l’appunto, anche del fisco, che “zavorra” e intralcia il cammino dei piccoli imprenditori in 13 ambiti, con una pressione che arriva al 43% del Pil. In pratica, questo significa che in Italia si pagano 24,3 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea, un dato superato soltanto dalla Francia, che raggiunge il 47,5%.

Dove intervenire

Sono i Comuni più inefficienti quelli che esigono di più dalle piccole imprese, che tra Imu, Tasi e addizionale Irpef si vedono “prelevare” circa 4.373 euro l’anno. Secondo la confederazione degli artigiani, c’è la possibilità di “ridurre il carico di tasse su imprese e lavoro”, introducendo subito misure di revisione della spesa pubblica improduttiva; altri strumenti potrebbero essere il contrasto all’evasione fiscale, incentivando la leva del compliance (l’adempimento spontaneo), e il riordino delle spese fiscali, cancellando quelle non più giustificate da esigenze sociali ed economiche o quelle che duplicano programmi di spesa pubblica.

Le proposte di Confartigianato

Tra gli interventi possibili, poi, l’associazione inserisce anche l’aumento della franchigia Irap, la deducibilità completa dell’Imu pagata sugli immobili produttivi, l’accorpamento Imu e Tasi e la trasformazione della fiscalità della piccola impresa, che consenta il riporto delle perdite ai soggetti in contabilità semplificata.

I risultati delle piccole imprese

Le più recenti riforme, affermano da Confartigianato, hanno invece strizzato l’occhio alle grandi imprese, relegando in secondo piano quelle di piccole dimensioni che, nonostante tutto, continuano a rappresentare la struttura più forte del nostro Paese. Nel 2016, per esempio, sono nate 319 imprese artigiane al giorno, e in totale le piccole imprese sono riuscite a esportare nel mondo 117,4 miliardi di prodotti, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto al 2015; inoltre, proprio i piccoli imprenditori si rivelano più attenti alle attività innovative, al punto che la spesa in questo ambito supera i 5 miliardi, toccando quota 6.600 euro per addetto (il 6,5% in più rispetto alla media di tutte le imprese).

Fare impresa nonostante il carico fiscale

Questa è solo una parte dei risultati degli sforzi che gli artigiani e le piccole imprese mettono in atto per agganciare la ripresa, con lo “spettro” di questo fardello del fisco che grava sulle loro spalle. Il bilancio, secondo Confartigianato, rende comunque merito al valore di queste aziende: nel comparto manifatturiero, ad esempio, le produttività delle piccole è aumentata del 10,7% in anno, a fronte dell’incremento dell’1,6% delle grandi imprese e dello 0,8% che invece hanno fatto registrare le piccole imprese tedesche.

Angelo Vargiu

 

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