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Archeologia. Una cometa colpì la Terra intorno all’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe

Tredicimila anni fa uno sciame di comete devastò la Terra modificando l’inclinazione dell’asse terrestre e causando l’estinzione di grandi animali come i mammut e provocando un raffreddamento globale che durò parecchi secoli. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha studiato i bassorilievi scavati nel 1995 a Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.
Già in questo quotidiano parlammo di questo sito archeologico, con un approfondimento che metteva in evidenza le grandi potenzialità di studio che offrivano gli scavi. Potete leggerlo al link http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2011/10/il-mistero-di-gobekli-tepe-in-turchia.html

Una delle stele, quella dell’avvoltoio, ha catturato l’attenzione degli archeologi perché riproduce, attraverso la rappresentazione di simboli animali, una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Con un programma di informatica è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi mostrano la caduta delle comete e un individuo decapitato indica la perdita di un gruppo di
uomini. La stele conferma eventi già conosciuti, ad esempio il periodo glaciale denominato Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l’anomalia dell’iridio osservata in Nord America, databile all’11000 a.C.: l’iridio è quasi assente nel suolo, e quando in uno strato geologico se ne trova tanta significa che un meteorite, o una cometa, lo hanno portato sulla Terra, come avvenne quando si estinsero i dinosauri.

Il professor Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, afferma che questa scoperta, insieme all’anomalia dell’iridio, toglie ogni dubbio sul fatto che la terra fu investita da uno sciame di comete.

Gobekli Tepe è, ad oggi, il tempio più antico sul pianeta. Verosimilmente era dedicato all’osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che riportano la catastrofe dell’11.000 a.C. erano conservati con cura per salvaguardarne la memoria. Dopo qualche secolo dalla realizzazione, il sito fu abbandonato e ricoperto di terra, e ancora si ignorano i motivi. C’è da osservare che proprio nel periodo della edificazione del tempio di Gobekli Tepe gli studiosi collocano la nascita dei primi villaggi, dell’agricoltura e della religione, dovute al cambio epocale dei popoli da nomadi a comunità stanziali, con l’esigenza di articolare meglio il linguaggio per consentire le relazioni sociali. Probabilmente, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla Terra e ha costretto i sopravvissuti a un nuovo inizio.

Se l’asse terrestre si spostò a causa di quella catastrofe, le terre come oggi le conosciamo si trovavano in posizioni decisamente differenti, con tutto ciò che ne consegue sull’aspetto climatico. Ad esempio, l’Antartide poteva essere privo di ghiacciai e gli attuali deserti ricoperti da foreste.Forse quelle scie luminose che si introdussero nel Sistema solare furono visibili per anni prima del loro devastante impatto, e nei miti e leggende si trovano riferimenti continui a eventi celesti messaggeri di sfortune, lutti e devastazioni.

La proposta che alcune grandi civiltà del passato furono cancellate da eventi catastrofici spiegherebbe le tracce di rovine che negli anni sono state individuate nei fondali dell’Oceano, come la piramide sommersa che si trova vicino all’isola di Yonaguni, in Giappone. Purtroppo, gli sciami di comete sono ciclici, e quello raccontato nella stele di Gobekli Tape potrebbe verificarsi da un momento all’altro. Ad esempio, le Perseidi sono uno sciame meteorico che la Terra si trova ad attraversare durante l’estate nel percorrere la sua orbita intorno al Sole. La pioggia meteorica si manifesta dalla fine di luglio fino oltre il 20 agosto e il picco di visibilità è concentrato il 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili a occhio nudo ogni ora. Ciò rende questo sciame tra i più rilevanti in termini di osservabilità tra tutti quelli incrociati dal nostro pianeta. Incrociamo le dita. 

Fonte: pierluigimontalbano.blogspot.it

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