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Szenja è morta di solitudine: l’orsa polare era stata separata dalla sua migliore amica

La tragedia è avvenuta al SeaWorld di San Diego. Szenja è morta a 21 anni dopo due mesi di solitudine, dovuta alla separazione da un’altra orsa polare che è stata trasferita in uno zoo di Pittsburgh.

Nuova tragedia in un parco zoologico, il famoso SeaWorld di San Diego, dove l’orsa polare Szenja è morta di crepacuore a 21 anni dopo essere stata separata dalla sua migliore ed unica amica, un’altra orsa polare chiamata Snowflake (Fiocco di neve), che lo scorso febbraio è stata trasferita nello zoo di Pittsburgh per un programma di riproduzione in cattività. Szenja nacque nel giardino zoologico di Wuppertal in Germania nell’ottobre del 1995, e solo due anni dopo fu trasferita al SeaWorld di San Diego, in occasione dell’apertura dell’esposizione Wild Arctic. Qui ha trascorso la sua vita assieme all’altro esemplare sino ad un paio di mesi fa, quando la dirigenza del più grande parco marino della California ha deciso il trasferimento. Snowflake sarà impegnata ad allattare cuccioli che molto probabilmente non conosceranno mai la vita oltre la prigionia.

Dal momento della separazione, Szenja ha iniziato a mostrare comportamenti sospetti, in particolar modo letargia e carenza di appetito, come segnalato dagli stessi dipendenti del SeaWorld. Del resto, quando sopravvivi chiuso in gabbia ogni giorno della tua esistenza e vieni privato dell’unico legame con la tua vera natura, gli esiti possono essere drammatici. Tra i primi a puntare il dito contro la struttura vi è stata Tracy Remain, vice direttrice della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), una della associazioni animaliste più importanti al mondo, suggerendo che Szenja si sia lasciata andare dopo aver perso ogni speranza. Gli orsi polari, del resto, vivono tra i 25 ed i 30 anni in natura e possono arrivare fino a 35 in cattività, dunque quella avvenuta al SeaWorld è una morte prematura e inattesa. È stato eseguito un esame necroscopico che potrà dare indicazioni più dettagliate sulle cause del decesso.


SeaWorld è da anni nel mirino delle associazioni ambientaliste, ma la pressione si è fatta insostenibile soltanto di recente con l’uscita del film-documentario Blackfish, che ha mostrato al mondo intero la storia delle orche tenute in cattività per gli spettacoli. Nel 2016, in seguito alle polemiche scaturite dal lancio della pellicola, i dirigenti hanno deciso di bloccare l’allevamento delle orche, mentre da quest’anno sono finalmente stati chiusi gli spettacoli. C’è ancora molto da fare per gli animali che vivono imprigionati in queste strutture, e le tristi storie di Szenja, del piccolo Fritz e di Arturo sono qui a raccontarci che nessuno di loro merita questa vita umiliante, lontana dai propri simili e dal proprio habitat naturale, in questo caso il Polo Nord, minacciato anch’esso dalle attività umane.

[Foto di SeaWorld/Quad Finn]

Andrea Centini

Fonte: scienze.fanpage.it

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