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Por-Bajin: l’enigma dell’Isola Perduta in Siberia

Nel profondo della Siberia c’è il lago Tere-Khol, uno delle tante migliaia che si trovano nella Repubblica Russa di Tuva.

Nel mezzo di questo lago c’è una piccola isola sulla quale poggia un’antica cittadella, molto simile alla Città Proibita in Cina.

Secondo gli archeologi, il sito potrebbe essere più antico di 1500 anni. Ma da chi è stato occupato? Qual era il suo utilizzo? E cosa ha determinato il suo abbandono?

Secondo le prime ipotesi avanzate dagli archeologi, Por-Bajin potrebbe essere stata eretta dagli Uiguri, un popolo nomade che ha governato gran parte della Mongolia e della Siberia meridionale.

La cittadella occupa circa 3,3 ettari e presenta i resti di oltre 30 edifici eretti all’interno delle mura perimetrali.

La datazione di alcuni oggetti ritrovati all’interno del sito suggerisce che Por-Bajin sia stata eretta intorno all’8° secolo d.C. Tuttavia, come spiega Istvan Fodor del Museo Nazionale in Ungheria, l’identificazione e lo scopo della struttura rimangono oscuri a causa della scarsa quantità di prove di attività umana quotidiana presso il sito.

Le ipotesi avanzate sono varie: potrebbe trattarsi di una fortezza, di un palazzo, un monastero o di un osservatorio astronomico.

Poco chiari anche i motivi dell’abbandono del sito. Alcuni indizi fanno ritenere che Por-Bajin sia stata divorata da un grande incendio. Tuttavia, potrebbero esserci altre ragioni per le quali gli Uiguri alla fine hanno lasciato il sito.

La cittadella, infatti, mostra i segni di una serie di disastri: ci sono prove di almeno un terremoto che ha lasciato grandi crepe nei muri e nei bastioni, forse anche prima che la sua realizzazione fosse completata. Ad ogni modo, gli Uiguri hanno preferito abbandonare il sito piuttosto che ripararlo.

Queste domande sono al centro del lavoro della Por-Bajin Cultural Foundation, un’associazione culturale nata con lo scopo di continuare le indagini archeologiche sull’isola. Si tratta di un’impresa non facile, dato che gli scavi di Por-Bajin si trovano ad una scala quasi sconosciuta all’archeologia moderna.

Buona parte dell’interessamento al sito si deve a Sergei Shojgu, ministro russo per le Emergenze e unico nativo di Tuva nel consiglio dei ministri. Le forze militari del suo ministero hanno dato ampio supporto logistico allo scavo, con la costruzione delle infrastrutture per collegare il sito alla riva del lago.

Fonte: www.ilnavigatorecurioso.it

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