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La prima città commestibile

 

A Todmorten, piccolo borgo dello Yorkshire, a 350 km a nord di Londra che conta 14 mila abitanti, ogni angolo verde è commestibile.
Si coltivano ortaggi nelle aiuole pubbliche, nel cortile dei pompieri, alla stazione dei treni e perfino al cimitero.

In ogni scuola della cittadina c’è un orto e c’è chi insegna ai ragazzi come gestirlo.
Nel parcheggio di un discount sono stati piantati dei ciliegi che si aggiungono agli altri 1000 alberi da frutto lungo le strade dalle città.
Un giardino delle aromatiche si trova nel parcheggio del Centro Medico.

Chiunque abbia a disposizione un giardino coltiva il proprio orto, ma anche chi ha solo balconi e terrazzi si adopera per ottenere vegetali commestibili in ogni stagione.

L’iniziativa dal nome “Incredible edible” (letteralmente: incredibilmente commestibile) è nata dall’idea di unasensibile signora residente in città, Pam Warhurst, attivista ambientale, che nel 2007 si spaventò ascoltando l’elenco dei rischi ambientali ad una conferenza sul cambiamento climatico.
Una volta tornata a casa ne parlò con un’amica ed insieme si misero subito al lavoro per fare qualcosa di utile.
Così iniziarono a piantare degli ortaggi nei propri giardini, posizionando un cartello con la scritta “Servitevi”.

Nel giro di poco tempo, molti concittadini imitarono le due gentili signore, tanto aiuole di erbe aromatiche e ortaggi cominciarono a spuntare in tutta la città.
Nel 2011 a Todmorden c’erano già 70 aree verdi trasformate in orti urbani.

La brillante iniziativa funziona grazie ai volenterosi abitanti della città che coltivano, annaffiano, concimano e strappano le erbacce nel loro tempo libero.
Inoltre in città si tengono lezioni su come raccogliere e conservare frutta e verdura, come farsi il pane in casa, ecc.,in modo che ognuno possa essere autonomo; il college offre corsi specifici di orticoltura per formare i giovani.

 

Nell’ultimo periodo alle verdure sono state aggiunte le galline che razzolano felici in diversi cortili, mettendo ogni giorno a disposizione uova fresche per chi ne ha bisogno.
Infatti tutti i residenti sono liberi di raccogliere i frutti del lavoro collettivo.
Nessuno ne spreca, nessuno ne prende più della quantità necessaria, tutti rispettano il lavoro degli altri.

 

Gli abitanti di Todmorden potrebbero diventare la prima città inglese autosufficiente dal punto di vista alimentare; è un obbiettivo che sperano di raggiungere entro il 2018.
Il progetto ha radicalmente trasformato la cittadina inglese, da zona conosciuta per i tanti campi da golf a città sostenibile.

 

I ristoranti della zona preparano cibo con materie prime a km zero, incrementando così in breve tempo i propri guadagni.
Inoltre è aumentato il turismo grazie all’Incredible Edible Green Route, un percorso lungo i giardini espositivi della città attraverso i siti amici delle api, le aiuole commestibili e la strada dell’impollinazione.

Incredible edible (incredible-edible-todmorden.co.uk) è diventato un marchio di fabbrica replicabile.

Diverse altre cittadine del Regno Unito stanno cominciando a sperimentare progetti di questo tipo, ma anche in Germania, Spagna, Canada e Hong Kong è nato un forte interesse.

A studiare il modello di Todmorten sono venuti dall’Università Svedese di Scienze Agricole.

Mi pare un’iniziativa davvero molto lodevole, che promuove l’autosufficienza, la condivisione e la solidarietà tra le persone, inoltre è un modo per risparmiare, mangiare sempre prodotti freschi e smettere di importare dalle altre nazioni!

Sarebbe bello imitare il modello di città commestibili anche in Italia, non credete?

Di Ilaria Benassi

 

Copyright © Ilaria Benassi 2013 -Il mondo in un giardino– Riproduzione vietata

Fonte:http://ilmondoinungiardino.blogspot.it/2013/10/la-prima-citta-commestibile.html#more

 

 

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  • Ombretta

    sarebbe molto bello,ma gli italiani e non solo non rispettano il lavoro degli altri………………………..

  • Un bellissimo progetto che conferma che nel gardening sono sempre avanti.
    Ciao Betti

  • elio

    questo e una benidizione di dio

  • aurora baveresi

    Sono d’accordo con Ombretta: per un italiano che coltiva,annaffia – altri dieci distruggerebbero e avvelenerebbero. Non mangerei nulla di quelle coltivazioni libere e alla portata di tutti.

  • Lu.ZA

    Temo che da noi sarebbero molti coloro che farebbero delle abbondati raccolte per andare a vendersele da qualche altra parte.

  • giovanni

    Fantastico! Ho recentemente letto di progetti vagamente simili legati a Expo riguardanti Milano. Non voglio essere il solito disfattista ma mi risulta difficile pensare in positivo e soprattutto mi spaventa che simili esperimenti si pensino per città molto grandi. Spero di sbagliarmi

  • Splendida iniziativa!!!!

    Ciao
    zac

  • Riccioletta

    Splendida iniziativa, lodevole. Perchè non provare, solo per paura che gli Italiani facciano gli “Italiani” ? Se non si cerca di migliorare il mondo non possiamo lamentarci per come va. Bravi!!! idea da copiare.
    Per favore correggete la prima riga dell’articolo dove il nome della città è errato. Grazie Riccioletta

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